Galvanor da Camelot (Lino Lavorgna)
Ho teso corde da campanile a campanile, ghirlande da finestra a finestra, catene d'oro da stella a stella, e danzo. www.lavorgna.it

IL SILENZIO MIO E QUELLO DI JORGE AMADO: INCONSAPEVOLI SIMILITUDINI

Lino Lavorgna


Venerdì sera ero al party del carissimo amico Sabatino, nell’incantevole residenza estiva di Atrani, il piccolo borgo che funge da “anticamera” di Amalfi per gli estasiati visitatori che percorrono la costiera partendo da Vietri sul Mare. Mentre i giovanissimi erano intenti a preparare le deliziose grigliate di pesce che avremmo degustato di lì a poco, mi sono ritrovato a discorrere sulle varie modalità di conversazione con le persone che non si stimano o che siano palesemente ostili. “L’ironia” e il “sarcasmo” si sono rivelati gli strumenti dialettici più gettonati, trovandomi sostanzialmente d’accordo. Ne ho fatto uso a profusione, nel corso della mia vita, nei confronti dei tanti mestatori con i quali, mio malgrado e a volte con sommo rammarico, mi sono dovuto confrontare. Ho aggiunto, tuttavia, che ciò riguardava il passato, preferendo, da qualche tempo, il “silenzio”, che ho scoperto non solo più rilassante, ma anche più appagante, citando, a mo’ di esempio, il recente incontro con una persona che mi ha fatto del male (non tanto per le conseguenze delle sue azioni, irrisorie e opportunamente arginate, quanto per il fatto che non me lo aspettavo) e che non ha saputo mascherare la sua sorpresa nel vedermi assolutamente sereno nei suoi confronti. La mia amica Valentina, tipica bellezza Flegrea con solido back ground culturale, ha subito dato prova del suo talento conoscitivo citando lo scrittore brasiliano Jorge Amado, del quale, ahimè, non ho mai letto nulla. Ieri ho rivisto Valentina e ho avuto in dono proprio un romanzo del famoso scrittore: “Navigazione di cabotaggio”.
La dedica, bellissima, la tengo solo per me. Trascrivo, invece, il brano da lei segnalatomi, che mi ha procurato una gradevole sensazione di benessere e che faccio mio in toto. Ringrazio Valentina per il dono e rendo pubblica, come richiesto, la promessa di colmare le mie lacune nei confronti della letteratura sudamericana. (Che posso farci: i miei amici non mancano di apprezzare la mia propensione a non condizionare scelte e gusti, ma non perdono mai occasione per trascinarmi, “con ogni mezzo possibile”, nei loro mari…)

“Detesto gli ospedali, i corridoi freddi, le sale d’attesa, anticamere della morte, ma ancora di più i cimiteri dove i fiori perdono vigore, non ci sono fiori belli nei camposanti. Tuttavia, possiedo un mio cimitero personale, l’ho costruito io e inaugurato alcuni anni fa, quando la vita ha reso matura la mia sensibilità. Vi seppellisco coloro che ho ucciso, ovvero quelli che per me hanno smesso di esistere, sono morti: chi un giorno aveva la mia stima e l’ha persa.
Quando qualcuno passa ogni limite e mi offende davvero, non mi arrabbio con lui, non mi adiro, non m’infurio, non litigo, non rompo le relazioni, non gli nego il saluto. Lo seppellisco nella fossa comune del mio cimitero, in cui non esistono monumenti di famiglia, tombe individuali, i morti giacciono in una squallida buca, in compagnia dell’abiezione e dell’antipatia. Per me quell’individuo è morto e sepolto, può fare quello che vuole, non riuscirà più a ferirmi.
Rari i funerali – per fortuna – di un traditore, di un bugiardo, di uno sleale, di qualcuno che ha tradito l’amicizia, ha tradito l’amore, è stato troppo avido, falso, ipocrita, arrogante ( la menzogna e la presunzione mi offendono facilmente). Nel piccolo e brutto cimitero, senza fiori, senza lacrime, senza un minimo di nostalgia, marciscono alcuni personaggi, qualche donna, gli uni e le altre spazzati via dalla memoria, eliminati dalla vita.
Incontro per la strada uno di questi fantasmi, mi fermo a parlare, ascolto, scambio con lui frasi, complimenti, accetto l’abbraccio, il bacio fraterno di Giuda. Proseguo, il tizio pensa di avermi ingannato ancora una volta, non sa che è morto e sepolto”.(Parigi, 1949)

© Lino Lavorgna 20 Luglio 2003

Annunci

Nessuna Risposta to “IL SILENZIO MIO E QUELLO DI JORGE AMADO: INCONSAPEVOLI SIMILITUDINI”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...