Galvanor da Camelot (Lino Lavorgna)
Ho teso corde da campanile a campanile, ghirlande da finestra a finestra, catene d'oro da stella a stella, e danzo. www.lavorgna.it

SOMARI A DUE ZAMPE


La notizia è su tutti i giornali di oggi: una maestra elementare di Urbino, neo psicologa, ha rinvenuto casualmente un pacco con 92 dettati utilizzati nel 1956 per l’esame di quinta elementare e ha pensato di riproporre il testo ai 105 alunni delle quinte elementari. Il risultato è stato clamoroso: nel 1956 poco più di un errore a testa; oggi quasi sei. L’iniziativa è stata singolare e alla maestra va perdonata senza indugio la dichiarazione pleonastica che assolve i bambini e individua, ovviamente, la causa della somarite dilagante nei metodi d’insegnamento. L’esame dei dettati rivela aspetti inquietanti: alle normali difficoltà grammaticali, retaggio di una scuola largamente deficitaria dal punto di vista didattico, si aggiungono in modo preoccupante gli errori fonologici, conseguenza di una cattiva percezione del suono delle parole. I vocaboli utilizzati dai giovanissimi e dai bambini sono ristretti all’osso: non potrebbe essere altrimenti, visto che la lettura è scomparsa, così come l’apprendimento da memoria delle poesie. Qualche tempo fa mi capitò di osservare un libro di testo per le scuole elementari; il concetto di tremore era spiegato con la seguente frase: “Tremava come una lavatrice”. Restai allibito e la mia mente corse subito a Prevert: sarebbe mai riuscito a scrivere “Les feuilles mortes se ramassent à la pelle,Les souvenirs et les regrets aussi, et le vent du nord les emporte dans la nuit froide de l’oubli….”, se da bambino avesse subito siffatta sciagurata visione associativa? L’argomento, comunque, è già vecchio e non vale la pena sprecarvi troppo tempo: la didattica contemporanea fa acqua da tutte le parti e le pseudo riforme della scuola costituiscono solo dei palliativi. Se non si prende il toro per le corna e si torna all’antico, senza trascurare quanto di buono il progresso metta a disposizione, a cominciare dall’informatica, non se n’esce, e i somari aumenteranno a dismisura. Tanto più che, una volta cresciuti, quei pochi miracolati che manifestassero interesse per la lettura, non essendo attrezzati per una scelta mirata, diventerebbero facili prede delle mode letterarie, peggiorando la situazione, considerati gli scalzacani che l’editoria contemporanea propina loro con ritmi assillanti. Una vera formazione culturale e una normale capacità espressiva, orale e scritta, possono aversi solo se s’inizia a leggere da piccoli. E i testi fondamentali per una “sana crescita” sono stati scritti prima dell’ultima guerra. E’ difficile accettare che, nel campo della letteratura (ma il problema investe tutti i settori culturali), il meglio appartiene al passato. Oggi, però, può apparire scandaloso proporre “Piccole Donne” e “Tre uomini in barca”. Beh, Galvanor sa resistere agli scandali e propone una mini biblioteca di base, come vaccino contro l’ignoranza. S’inizia a leggere a quattro anni e non si finisce più. Si parte con le favole di Andersen, che stimolano la mente e la preparano a ricevere concetti più complessi. Intorno ai 9/10 anni si passa ai romanzi classici per l’infanzia: Piccoli uomini, Piccole donne, Piccole donne crescono, Cuore, Incompreso, Pollyama, Le avventure di Pinocchio, Ivanhoe, I ragazzi della via Pal, L’isola del tesoro, Capitani Coraggiosi. Durante le scuole medie bisogna almeno leggere questi: I viaggi di Gulliver, Il piccolo Lord, Le avventure di Tom Sawyer, David Copperfield, Oliviero Twist, La piccola Dorrit, Un cavaliere del Caucaso, Tre uomini in barca, La Fiera, Quo vadis?, La Capanna dello zio Tom, il giro del mondo in Ottanta giorni, Zanna Bianca, Moby Dick o la balena bianca, Ben Hur, Tartarin di Tarascona, Il mio papà è un uomo meraviglioso, Mister Lord e Maria Anna, L’adolescenza di Cress, Heidy, Il principe e il povero, Castelli in mare, Senza famiglia, Don Chisciotte della Mancia, Il richiamo della foresta, Robinson Crusoe. A questo punto il giovinetto può passare tranquillamente ai classici della letteratura mondiale, Francesi e Russi in testa, ed è in grado di scegliersi un filone che lo entusiasmi particolarmente. Magari il ciclo Bretone…
© Lino Lavorgna 06 Settembre 2003

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