Galvanor da Camelot (Lino Lavorgna)
Ho teso corde da campanile a campanile, ghirlande da finestra a finestra, catene d'oro da stella a stella, e danzo. www.lavorgna.it

PAGINA DI DIARIO – UN VOLTO X FOTOMODELLA 2003 – 4° GIORNO


14 settembre
Il grosso è fatto e oggi siamo tutti più sereni, compreso Dino, che però recita bene la parte di chi sta sulle spine, per far sì che non ci si rilassi troppo. Vecchia volpe, conosce tutti i trucchi per tenere sotto pressione i collaboratori. Il Gala dedicato a Renato Balestra deve essere semplicemente perfetto. Anche gli stilisti sponsor che presenteranno le loro collezioni prima della sfilata del “Principe” vanno serviti a puntino. Gianni Saya prova ripetutamente le coreografie e le ragazze già dalle prime ore del mattino conoscono i movimenti a menadito. Troppi caffè e poco sonno, in questi giorni, sommati a un’alimentazione più abbondante di quella che pratico solitamente, mi fanno sentire leggermente intontito. Del resto è inevitabile: la cucina del Grand Hotel Vanvitelli è eccellente e per quanto il Falanghina non risulti tra i bianchi di mio gradimento, non me la sento di sottrarmi ai continui brindisi. Verso le dieci mi reco a visionare i capi degli sponsor, per redigere la presentazione che deve essere letta sul palco da Alessia Fabiani. Mi vengono presentati due giovani stilisti dell’Agro Aversano: producono capi d’alta moda e abiti da sposa. Sono fratello e sorella: Michela e Carmine. I capi non sono male ed è un vero peccato che quei nomi si addicano più a bancarellari di mercato che non ad operatori di rango. Dico loro che d’ora in avanti si chiameranno Michelle e Gerard e suggerisco alla ragazza di stravolgere il suo look da studentessa delle suore orsoline, per l’uscita post sfilata. Il ragazzo è ok: belloccio, magro e con le idee chiare circa il look da preferire. Mi guardano, però, entrambi perplessi: non se la sentono di rinunciare al loro nome, visto che saranno presenti “cugini, amici e conoscenti”. La stanchezza incomincia a farsi sentire e mi verrebbe voglia di lasciarli pascolare nel loro prato d’erba secca; ma un briciolo residuo di deontologia m’impone di spiegare loro quanto fossero fuori strada. E siccome ogni atteggiamento provincialistico accende i miei fervori, calo qualche fendente che, me ne rendo conto, colpisce il bersaglio grosso. Ascoltano il testo redatto sotto i loro occhi e tentano di chiedermi come mai non abbia indicato il loro paese. Riescono a rendersi conto, però, che è meglio non formularla la domanda, e si accomiatano con voce roca, troppo convinti e, proprio per questo, ancor più scossi. Tutto facile per un altro sponsor che presenta i soliti giacconi di tessuto, con bordature di pellicce. E’ la volta, ora, di una collezione esclusiva di abiti da sposa, che giungerà direttamente nel piazzale antistante la Reggia. Mi tocca scrivere il testo al buio, senza poter vedere gli abiti. Lo spettacolo inizia con circa trenta minuti di ritardo. Vi sono solo una decina di ragazze selezionate tra le partecipanti; le altre sono indossatrici professioniste.Prima sorpresa (ma non tanto per la verità): appena giungo nei pressi dei camerini vengo letteralmente preso d’assalto da Michela, Carmine e giunonica madre: “Sti nomi francesi non ce la sentiamo proprio di usarli… vogliamo i nostri”. Inutile dire che la ragazza è ancora vestita da scolaretta delle suole orsoline. Mi rendo conto che perdo il mio tempo e acconsento subito alla correzione: la mamma è felicissima e asserisce che “è dura battere la concorrenza”. Seconda sorpresa: chi è lo stilista degli abiti da sposa “Vanitas”, per il quale ho dovuto redigere un testo di presentazione di pura fantasia? Addirittura la moglie di Anthony, il Direttore Commerciale del “Grand Hotel Vanvitelli”, titolare anche di una scuola di portamento. Roba da matti! Quattro giorni insieme e non mi aveva detto nulla.Terza sorpresa: Annabella Marrazzo si aggira tra gli ospiti, realizzando interviste per il suo programma televisivo. (Non è questa la sorpresa). E’ la seconda volta che l’incontro e non la vedo da tre anni: eravamo entrambi a Mercato San Severino per una tappa di “Un Volto x Fotomodella”. E’ ancora più bella di come la ricordassi. (Nemmeno questa è la sorpresa). Iniziamo a conversare e non riesco a distogliere i miei occhi dai suoi: se ne accorge, ma non dimostra alcun imbarazzo. La sua voce è molto più melodiosa di come la si percepisca televisivamente e il suo eloquio conferma appieno le impressioni che ho ricavato guardando il suo programma: ama il suo lavoro, che onora con gran rigore, ma è evidente che si sente sottodimensionata nel ruolo. Quando osservo programmi simili ai suoi, noto sempre i conduttori eccitati e felici di girovagare nei locali, in mezzo a tantissimi giovani che si divertono. Il coinvolgimento ludico, inevitabilmente, penalizza la prestazione, che evidenzia i grandi limiti professionali e culturali. Annabella, invece, fa eccezione: si cala nel ruolo con estrema professionalità, misura i sorrisi e il coinvolgimento e non le capita mai di parlare mentre il microfono è rivolto verso l’interlocutore o di girare le spalle alla telecamera. Il suo cognome è abbastanza comune in Campania e non mi ha mai sfiorato l’idea (ecco la sorpresa) che potesse essere la sorella di Salvatore, il nostro direttore tecnico, responsabile del Trend Village, che ci raggiunge di lì a poco. Lo scambio di battute è un classico: “Ma come, non hai mai detto a Lino che sei mio fratello?” “Ma se lui non me l’hai mai chiesto…”. Continuiamo a conversare e le prometto che avrei parlato di lei nel mio diario. Lo sto facendo, infatti, ma non sono riuscito a evitarmi un “profondo” rimbrotto nel guest-book, per non essere stato più tempestivo. Ben mi sta. Così imparo a parlare prima. Gli abiti “Vanitas” sono semplicemente favolosi e fungono da naturale prodromo alla sfilata del Principe. Ma ora sono troppo stanco per parlare di Balestra….

© Lino Lavorgna 16 Settembre 2003

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