Galvanor da Camelot (Lino Lavorgna)
Ho teso corde da campanile a campanile, ghirlande da finestra a finestra, catene d'oro da stella a stella, e danzo. www.lavorgna.it

QUANDO IL CINEMA FA MALE

…per ogni cosa c'è la sua stagione ; c' è un tempo per ogni situazione
sotto il cielo;
un tempo per strappare e un tempo per cucire; un tempo per tacere
e un tempo per parlare….

 QUANDO IL CINEMA FA MALE…

Maria Grazia Cucinotta: "In America è tutto un business, ti sfruttano e ti mettono da parte. In Italia per fortuna c'è ancora spazio per l'arte e per l'artigianato".
Bene. Ognuno ha il diritto di pensare e affermare quello che vuole. Ci mancherebbe altro. Il cavaliere errante, da molto tempo, ha scelto il "silenzio" come strumento di comunicazione, almeno per le italiche faccende. Egli si sente sempre più estraneo ad esse, e si comporta come un "ospite" civile, che cerca di cogliere il bello ovunque sia possibile, senza ficcare troppo il naso nelle faccende che non devono riguardarlo. Ogni tanto, però, il cavaliere errante decide di concedersi una pausa dal volontario esilio comunicativo: dopo tutto è la scelta di sentirsi "ospite" quella forzata, e nessuno può contestargli il diritto di entrarvi, come meglio ritenga, nelle "italiche faccende". Il tempo e i modi, li stabilisce lui. Il tempo è quello attuale; i modi, quelli che più gli sono consoni: legnate "pulite" a chi le merita.
La simpatica Cucinotta ha detto una sciocchezza grossa come una montagna, partendo da una verità incontrovertibile. Ribadire che il cinema sia un business è solo una ridondanza che serve a riempire un po' di spazio in un articolo. E' anche vero che negli States la competizione è molto forte, ma ridurre tutto allo sfruttamento vuol dire sviare il discorso. Le produzioni statunitensi sono, in massima parte, "il cinema". Sia detto, con tutta serenità, da una persona che stravede per il cinema Europeo (intentendo per tale "esclusivamente" quello Francese e quello Anglosassone).
In Italia, paese intriso di provincialismo, prima ancora dell'altrettanto deleterio "nazionalismo", si continua a parlare di "cinema italiano", comparandolo con quello degli altri Paesi, autoattribuendosi, quindi, "una dignità" che all'estero nessuno riconosce, se non per casi sporadici ed isolati.
E allora incominciamo a dirlo a chiare lettere: il cinema italiano non esiste. Vi è qualche bravo regista, qualche onesto attore, e nulla più. Non solo. I bravi registi e gli onesti attori sono penalizzati a vantaggio di una pletora di mezze cartucce che trova facile gioco grazie alle perverse logiche che dominano lo star system e a leggi inique che consentono lauti finanziamenti a chi abbia i giusti appoggi politici.
Ma procediamo con ordine. Chi è un attore? E' un individuo capace di recitare una parte, di interpretare un ruolo. Prendiamo un attore bravo, anche se non eccezionale: Bruce Willis. Lo conosciamo tutti. E tutti lo ricordiamo agli esordi, con i due Die Harder, nei quali dava prova delle sue abilità di poliziotto super. Buona interpretazione, grande successo. Seguono altri film, che per lo più esalatano le sue doti di uomo d'azione. Ma in "Attacco al potere" è qualcosa di diverso; in "Sesto senso" è qualcosa di ancor più diverso, e cambia ancora pelle nella commedia "Storia di noi due", in "Bandits", e nella straordinaria metafora: "La colazione dei campioni". Ora, qual è il punto? In ciascuno dei film citati, e negli oltre trenta altri da lui interpretati, nessuno si sogna di "non riconoscergli" lo status di attore. E questo vale, ovviamente, per tanti altri, dal grande Henry Fonda all'ultimo rampollo uscito dall'Actor Studio. Che interpreti un prete, o un bandito o un astronauta, mentre guardi il film, non provi alcun senso di smarrimento o di fastidio. Poi ciascuno ha le proprie simpatie e, naturalmente, non tutti si esprimono allo stesso livello. Ma questo è un altro discorso.
Proviamo, invece, a immaginare Carlo Verdone o Diego Abatantuono alla guida di un'astronave; Christian de Sica alle prese con pericolosi terroristi; Sergio Castellitto con un bambino che vede i morti; Gian Marco Tognazzi o Alessandro Gasmann sul Titanic; Giorgio Panariello o Leonardo Pieraccioni in "Truman Show"; Luca Barbareschi… ovunque; Maurizio Nichetti, Nanni Moretti, gli Aldo, i Giovanni, i Giacomo e le femmine, che non cito per amor di spazio e perché non serve.
Proviamo a immaginare i personaggi citati, e i tanti altri come loro non citati, alle prese con ruoli veri, non quindi "ritagliati" apposta per loro e il risultato sarebbe uno solo: un mare di risate. Cosa vuol dire ciò? Che costoro non sono attori, bensì dei "caratteristi", ossia dei personaggi che possono interpretare "solo" dei ruoli particolari. Il caratterista è una figura di tutto rispetto, intendiamoci, e viene utilizzato in tutte le produzioni cinematografiche. Ma non è un "attore". Un attore è qualcosa di più. In Italia, abbiamo preso dei caratteristi, e nemmeno tanto bravi, e li abbiamo trasformati in star. La colpa? Di un pubblico che non capisce nulla, nella stragrande maggiornaza, e che quindi condiziona le produzioni: se la banda Vanzina con le scemenze di Natale realizza incassi miliardari; se il pubblico considera Carlo Verdone un "grande attore", Clauda Gerini (citiamola una femmina!) una brava attrice, è normale che chi vede nel cinema principalmente un "business" insista su di loro, con buona pace di Gabriele Lavia, Monica Guerritore, Nino Castelnuovo, Giancarlo Giannini, tanto per citare "i rari nantes in gurgite vasto", a volte costretti ad accettare ruoli mortificanti per il proprio talento (Giancarlo Giannini: "Vuoti a perdere"). Ma anche un "sistema" che opera al limite del codice penale, quando non decisamente "dentro", ha la sua terribile fetta di responsabilità. Perché bisogna essere "criminali", e di grande lignaggio, per avere il coraggio di concedere finanziamenti miliardari, considerandole "Opere di interesse Culturale nazionale" a film come "Agfa", "Al ristorante della sora Lella"; "Alì Babà e i pirati"; "Ardena"; Baruffino Buffone"; "Besame Mucho"; "Bruno aspetta in macchina"; "Cervellini fritti impanati"; "Chi la dura la vince"; "In barca a vela contromano"; "L'anno prossimo vado a letto alle dieci"; "La bruttina stagionata"; "Sulla spiaggia e al di là del molo"…. l'elenco è venti volte più lungo! A film che non sono stati visti nemmeno dai familiari dei partecipanti! Tanto sono brutti! O addirittura a film che non sono mai arrivati nelle sale!
Per oggi basta, ma il discorso continua.

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2 Risposte to “QUANDO IL CINEMA FA MALE”

  1. Ciao carissimo, in effetti se dovessi dire quale attore italiano mi piace, ammetto che devo rifletterci un pochetto. Onestamente di italiani preferisco quelli scomparsi, prendi un Vittorio Gasmann, oppure Marcello Mastroianni, parlo di film passati ormai da tempo, ma sempre brillanti in quest’epoca moderna.
    Attori attuali che prediligo? Naturalmente tutti stranieri, mi spiace ma purtroppo è così.
    Posso fare dei nomi come esempio: Robin William, Bradd Pitt in “sette anni in tibe”, o “vi presento Jo black”, tanti altri di Bradd Pitt, oppure Dustin Offman, Mel Gibson, Russel Croiwe, ce ne sono davvero tanti e non li menziono tutti, ma credo loro siano sì dei veri e grandi attori.
    Mi spiace scartare i “nostri italiani”, dovrebbe esserci un poco di patriottismo anche in queste piccole cose, ma onestamente sarei un’ipocrita.
    Un caro saluto, Prediletta:-)))

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  2. Ciao carissimo, in effetti se dovessi dire quale attore italiano mi piace, ammetto che devo rifletterci un pochetto. Onestamente di italiani preferisco quelli scomparsi, prendi un Vittorio Gasmann, oppure Marcello Mastroianni, parlo di film passati ormai da tempo, ma sempre brillanti in quest’epoca moderna.
    Attori attuali che prediligo? Naturalmente tutti stranieri, mi spiace ma purtroppo è così.
    Posso fare dei nomi come esempio: Robin William, Bradd Pitt in “sette anni in tibe”, o “vi presento Jo black”, tanti altri di Bradd Pitt, oppure Dustin Offman, Mel Gibson, Russel Croiwe, ce ne sono davvero tanti e non li menziono tutti, ma credo loro siano sì dei veri e grandi attori.
    Mi spiace scartare i “nostri italiani”, dovrebbe esserci un poco di patriottismo anche in queste piccole cose, ma onestamente sarei un’ipocrita.
    Un caro saluto, Prediletta:-)))

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