Galvanor da Camelot (Lino Lavorgna)
Ho teso corde da campanile a campanile, ghirlande da finestra a finestra, catene d'oro da stella a stella, e danzo. www.lavorgna.it

TUTTI ALLA RICERCA DEL GRAAL…


….perché non vanno a cercar funghi?…

Scherziamoci su. Del resto non vale la pena prendersela. Questi sono tempi bizzarri, di transizione, come dicono gli storici più severi. E se ogni giorno dobbiamo assistere allo sgretolamento di un mondo in dissoluzione, possiamo anche sopportare i vaneggiamenti dei mestatori. Tanto di quelli furbi, che con le sciocchezze propinate diventano ricchi, tanto di quelli sciocchi, che credono realmente alla bontà dei propri vaneggiamenti e contribuiscono alle ricchezze dei primi.
Intendiamoci, di cavolate senza senso sul GRAAL se ne sono sempre dette e scritte. Con la scolarizzazione diffusa è aumentato vertiginosamente il numero di coloro che vogliono dare un senso alla propria vita inseguendo i sentieri del mito. Quando ci si avventura in viaggi impegnativi bisognerebbe sempre prepararsi adeguatamente. Questo duro lavoro propedeutico, però non è per tutti e pertanto, che si tratti di scalare il K2, o di addentrarsi nei meandri della letteratura medievale, in tanti si avviano… sbagliando strada. Ecco allora che qualcuno, più furbo degli altri, decide di scrivere un libro e di trasformarlo in un evento mediatico, comportandosi alla stregua dei truffatori delle fiere di un tempo, che offrivano magiche pozioni per combattere la caduta dei capelli. Il bello è che il libro, (è inutile che scorriate velocemente il resto dell'articolo: non troverete né il titolo né il nome dell'autore) ha venduto milioni di copie in tutto il mondo ed ora vi sono milioni di persone che presumono di sapere tutto sul GRAAL. E che arie si danno!

I giornali, ovviamente, vanno a nozze. Un po' perché nella stragrande maggioranza appartengono alla casa editrice che pubblica le scopiazzature arricchite del furbastro di turno e un po’; perché se una massa informe si accontenta di cialtronerie da quattro soldi, pagandole a peso d’oro sarebbe stupido propinare prodotti di qualità che non avrebbero mercato. E chi può dar loro torto!
Noi che possiamo fare? Poco o nulla. Quando un fiume straripa, bisogna solo aspettare che le acque si ritirino. Questi sono tempi bizzarri; ne verranno altri migliori.
Eccovi un articolo scritto da Julius Evola nel 1934. Sì, nel 1934, perché la prima cosa da recepire è che oggi non si dice nulla di nuovo e soprattutto non si scopre nulla. Si mescolano solo carte vecchie, per imbrogliare il prossimo.

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Venerdì santo. Nella cappella dei Cavalieri del Graal, sul “Montsalvat”, Parsifal, il “puro eroe” (o puro folle) fa ritorno. Egli ha superato l’inconsapevolezza inerente alla sua stessa innocenza primitiva. Egli ha resistito alle lusinghe “dei fiori” e di Kundry, la bella creatura del mago Klingsor, che ottiene redenzione attraverso l’amore. La lancia del Graal che il re Amfortas aveva perduto peccando, egli l’ha riconquistata nel castello di Klingsor: è la lancia per la cui ferita sgorgò il sangue di redenzione di Gesù ma che anche piagò Amfortas, l’indegno e il lussurioso che volle accostare il Graal. Questa lancia, ora Parsifal la riporta dunque alla roccia del Graal. Al suo tocco, la ferita ardente di Amfortas scompare e il prodigio del venerdì santo si compie ancora una volta. Il Graal – che è coppa in cui Gesù bevve nell’ultima cena e che raccolse il suo sangue divino – si fa luminosa. Dall’alto scende una bianca colomba – lo Spirito Santo – fra la mistica esaltazione dei Cavalieri del Montsalvat.
Questa – come tutti sanno – è la trama del dramma mistico di Riccardo Wagner: solo attraverso il quale i più sanno qualcosa circa la leggenda del Graal. Dramma mistico al cento per cento, di un devoto languore cristiano che già provocò l’aspra rivolta del Filosofo del “superuomo” della “volontà di potenza”, di Federico Nietzsche, contro il suo amico, Riccardo Wagner. Ma quali sono le fonti da cui Wagner ha tratto il suo dramma? E quali sono le corrispondenze effettive tra tale dramma e quelle fonti?
A tale riguardo s’impone un riconoscimento suscettibile ad estendersi anche al rapporto fra le opere della “Trilogia” wagneriana col contenuto effettivo dell’antica mitologia nordica. Non vi è adeguazione. Non vi è corrispondenza. Wagner ha preso degli spunti per formar arbitrariamente un mondo d’arte e di musica che sta per sé e che, fuor dal suo valor estetico, sotto vari riguardi, fuorvia, più che non propizi, la comprensione vera dei significati più profondi celati nei miti e nelle leggende originarie.
Ciò vale anche per il Mistero del Graal. Le fonti effettive di questa leggenda, provenzali e germaniche, non concordano che scarsamente con i tratti più salienti del dramma wagneriano. Parsifal non è un “puro”, egli ha già conosciuto, e “tecnicamente”, Banchefleur e, in nome della sua vocazione cavalleresca, ha lasciato morire sua madre. Kundry non è una bella creatura demonica strumento di Klingsor ma una vecchia al servigio degli stessi cavalieri del Graal. La lancia non è mai stata rapita. In Wolfram Von Eschenbach il Graal non è una coppa, ma una pietra, e una pietra “luciferina”: in altri testi, è un singolare oggetto che appare e sparisce ed è dotato di proprio movimento senza che nulla nemmeno da lontano possa richiamare il calice dell’Eucaristia. Simboli essenziali, come la spada spezzata e la prova della spada, il re morto o in letargo e la sua resurrezione, sono stati tralasciati da Wagner. E così via. Ma oltre a tutto questo è da dirsi che il contesto dei testi ci mostra che quella del Graal non è una leggenda cristiana che alla superficie, che i suoi elementi costitutivi sono di ben altra natura e retrocedono ben più lontano.
La tradizione cattolica, infatti, nulla sa circa il Graal, e lo stesso dicasi per i primi testi del cristianesimo in genere.
La letteratura cavalleresca fiorita intorno al Graal si affolla inesplicabilmente in un breve periodo, suscita un intenso interesse e poi scompare subitamente: nessun testo è anteriore al primo quarto del XII secolo e nessuno è posteriore al primo quarto del XIII secolo. Onde, l’impressione che si ha è quella di qualcosa di sotterraneo affiorato momentaneamente, ma subito respinto e soffocato da un’altra forza: quasi al titolo di una tradizione segreta che sotto “spoglie strane” tramandava un insegnamento poco riconducibile a quello della Chiesa allo stesso modo che la posteriore letteratura dei cosiddetti Fedeli d’Amore (secondo quanto è risultato dalle ricerche del compianto Luigi Valli), o la stessa letteratura ermetico-alchemica o, infine la tradizione stessa dei Templari. E – si noti – Wolfram Von Eschenbach chiama esattamente i cavalieri del Graal “templeise”, cioè i templari…
Quando agli oggetti che figurano nella leggenda del Graal: una lancia, una coppa che da “nutrimento di vita”, o una pietra che ha il potere di designare i cavalieri atti a rivestire dignità regale – tali oggetti si ritrovano già in tradizioni precristiane. Tutti e tre, ad esempio, figurano già fra gli oggetti simbolici che, secondo una leggenda irlandese, la “razza divina” preistorica dei Tuatha avrebbe portati seco in Irlanda venendo da Avallon, un’enigmatica terra occidentale che forse è la stessa Atlantide del racconto di Platone. Vi è di più. La stessa antica tradizione romana presenta singolari corrispondenze. Numa costituì il collegio sacerdotale dei Salii a custodire un pegno, concesso dal Cielo, della grandezza dell’impero, pegnum imperii. Questi sacerdoti erano dodici – come dodici sono i principali cavalieri che custodiscono il Graal. Essi recavano una hasta o lancea, che è l’alto oggetto custodito, insieme alla coppa, da quei cavalieri. E di tale coppa, o anche della pietra regale, che è il Graal, essi hanno l’equivalente, in quanto ché ciascuno dei Salii ha, insieme alla hasta, un ancile, cioè uno scudo che però il Dumézil ha dimostrato avere il significato di recipiente che fornisce l’ambrosia, cioè un mistico nutrimento, proprio come la coppa del Graal o il recipiente dei Tuatha. E poiché, secondo questa leggenda romana, l’ancile sarebbe stato ricavato da un aerolito, o pietra divina discesa dal cielo, in ciò non solo vi è corrispondenza con la pietra regale o “fatidica” dei Tuatha (pietra che ancora oggi si conserva a Westmister e che è nera, nera come il misterioso lapis niger dei romani), ma vi è anche un motivo che riporta alla versione della leggenda del Graal secondo la quale lo stesso Graal sarebbe stato ricavato da una pietra caduta dal cielo, da uno smeraldo che ornava la fronte di Lucifero prima della sua rivolta. In più, la leggenda riferisce che, sotto tale forma, il Graal fu anche perduto da Adamo, fu riconquistato da Seth, passò in fine nelle mai di Giuseppe di Arimatea, un cavaliere ai servigi di Ponzio Pilato, il quale, dopo la morte di Gesù, lo portò in una regione che in alcuni testi reca enigmaticamente proprio il nome della regione atlantica misteriosa, patria originaria dei Tuatha, la razza divina che già aveva gli oggetti equivalenti a quelli della leggenda del Graal: nell’Avallon, insula Avallonis, l’isola bianca, ille blanche. Da qui si sviluppa un nuovo ciclo di leggende, ove le vicende dei “cavalieri celesti” alla ricerca del Graal si intrecciano con quelle della corte di Re Artù, cioè con motivi che provengono da antichissime tradizioni celtiche, se non anche druidiche.
In tutto ciò si hanno corrispondenze e connessioni che, per chi sa della logica segreta che sempre presiede alla formazione dei simboli tradizionali, non sono affatto casuali o stravaganti. La sostanza originaria della leggenda del Graal si mantiene anche nella sua successiva forma cristianizzata, in quanto ché suo motivo centrale non è più il “peccato” di Amfortas, né la “tentazione” del “puro folle”, non qualcosa di “mistico” bensì qualcosa di essenzialmente “regale” e guerriero: è il motivo del re morto e della spada spezzata da rinsaldare in connessione ad un’impresa pericolosa e mortale proposta ad un eroe, che, riuscendo, si eleva ad una dignità trascendente, contrassegnata da questa singolare formula, che si trova nell’antico testo del Merlin: "Onore e gloria e potenza e gioia sempiterna al distruttore della morte!


Julius Evola. Articolo intitolato “Il Mistero del Graal” e pubblicato sul quotidiano “Il Popolo di Roma” il 30 marzo 1934.
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L’articolo di Evola, ovviamente, è illuminante. Ma non basta da solo a spezzare questa folle corsa verso la ricerca di un qualcosa che non c’è e non può esserci, perché se vi fosse “perderebbe” tutta la sua forza intrinseca “universale” e si trasformerebbe in un “oggetto”, come ve ne sono tanti altri, gradito da qualcuno e osteggiato da altri. I più giovani facciano attenzione, specialmente nella navigazione in rete, perché si trovano cose davvero allucinanti.

SITI SERI SUI QUALI APPROFONDIRE L’ARGOMENTO
CENTRO STUDI LA RUNA; “CAMELOT PROJECT” – UNIVERSITA’ DI ROCHESTER.

LIBRI
Il Santo Graal (Franco Cardini, Massimo Introvigne, Marina Montesano; Giunti, 1998 (introvabile); 2006 seconda edizione.
Il mistero del Graal (Julius Evola) – Edizioni Mediterranee, 1972 (introvabile); 1994 seconda edizione.

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10 Risposte to “TUTTI ALLA RICERCA DEL GRAAL…”

  1. acci…, scusa, ma mi viene il mio intercalare, ma ad un nobile cavaliere come te, non potrei mai lasciarmi andare, so che sarai impegnatissimo, io ti ho lasciato un pò di commenti, ed un’email, agli altri tuoi recapiti, ma che fai di bello….dove sei…dove abiti…dolce cavaliere…mi piacerebbe davvero scambiare con te, opinioni culturali, su alcuni libri e riviste…dove sei nella magica notte di S.Lorenzo….E se tu guardi su, nell’immenso blu, e vedi una stella cadende pensa ad una ” piccola”, che ha ancora voglia di sognare…va dove ti porta il cuore e non fermare ogni volo d’anima che hai…ciao ilmercantedisogni

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  2. buon fine settimana e buon ferragosto ciao ilmercantedisogni

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  3. dolce notte! da ut0p1a

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  4. ci sentiamo dopo il31, io parto domani mattina, spero di trovarti presto ciao ilmercantedisogni

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  5. Cavalcando su un nero destriero..arrivo in queste terre..mi presento sono Anubi…dio dei morti..Davvero bel blog..vieni ti invito nella mia cripta…Anubi…”sfoco nell’ombra”

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  6. Rentro dalle vacanze trascorse a Vieste , sul Gargano , sono qui quando vuoi per quell’incontro…
    Ciao,
    Luciano

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  7. Rentro dalle vacanze trascorse a Vieste , sul Gargano , sono qui quando vuoi per quell’incontro…
    Ciao,
    Luciano

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  8. Sir Galvanor, il Graal è la ricerca della perfezione e della purezza , è la strada per giungere vicino a Dio, giusta è la tua osservazione che non può essere un oggetto, ma è solo un percorso mistico-esoterico che noi tutti dovremmo cercare , per raggiungere la perfezione interiore.

    Zarima

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  9. Sir Galvanor, il Graal è la ricerca della perfezione e della purezza , è la strada per giungere vicino a Dio, giusta è la tua osservazione che non può essere un oggetto, ma è solo un percorso mistico-esoterico che noi tutti dovremmo cercare , per raggiungere la perfezione interiore.

    Zarima

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