Galvanor da Camelot (Lino Lavorgna)
Ho teso corde da campanile a campanile, ghirlande da finestra a finestra, catene d'oro da stella a stella, e danzo. www.lavorgna.it

CANNABIS, COME PERDERE LA TESTA

UN LIBRO DA LEGGERE

Claudio Risé è uno di quei giganti del pensiero, della cultura e della scienza che, per quanto possa ritenersi più che appagato per i riconoscimenti nazionali e internazionali acquisiti in una splendida carriera iniziata nel lontano 1963, non è noto al grosso pubblico come il suo livello meriterebbe. In Italia possono accadere queste cose e anche di peggio: giovani psicologi, freschi di laurea o già in "palla", ne ignorano l’esistenza, non sapendo cosa si perdono. Traiamo spunto dal suo ultimo saggio per parlare di lui e stimolare il giusto approfondimento sulle sue opere. "CANNABIS: COME PERDERE LA TESTA E A VOLTE LA VITA" è un chiaro messaggio che spazza via, in un colpo solo, la demagogia permissivista che con troppa lassitudine si è lasciata proliferare in ogni strato sociale. "Uno spinello, in fondo, non è una cosa grave", asseriscono i soloni della liberalizzazione! COSI’ NON E’! LA CANNABIS COMPROMETTE GRAVEMENTE LO SVILUPPO DEL CERVELLO ED E’ IL PUNTO DI PASSAGGIO PER LE DROGHE PIU’ PESANTI. MA ANCHE DA SOLA COMPROMETTE GRAVEMENTE LA SALUTE E PUO’ PORTARE ALLA MORTE! Gridiamolo forte, ai giovani, certo, ma anche ai tanti parlamentari senza coscienza, messaggeri di morte.
Grazie, Professor Risé per questo ennesimo contributo a tutela della vita.

IL SAGGIO DI CLAUDIO RISE’ E’ EDITO DALLE EDIZIONI SAN PAOLO.
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VISITARE ANCHE IL SITO
WWW.CLAUDIO-RISE.IT da cui è possibile accedere ad interessanti links legati all’argomento trattato.

MOLTO INTERESSANTE ANCHE IL BLOG DEL PROFESSOR RISE’ : WWW.CLAUDIORISE.BLOGSOME.COM

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3 Risposte to “CANNABIS, COME PERDERE LA TESTA”

  1. Esistono scuole di pensiero diverse a proposito della nocività della cannabis, la letteratura medica ne è la prova. Non esistono studi che ne certifichino la nocività, nè l’innocuità sullo sviluppo del cervello. Non fare della tautologia, please. Dott. Avico Raffaele

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  2. Caro Dottore, un cavaliere errante, per sua natura, è “silenzioso” e pondera tutto. La tautologia, pertanto, non gli appartiene. Gli è proprio, invece, il dovere di avversare le derive di un becero modernismo, che alberga anche in quelle aule universitarie che abiurano i dettami della serietà scientifica e sfornano macchine tritasoldi perfettamente integrate negli attuali contesti sociali. E’ molto più comodo, facile e remunerativo alimentare lo sfascio, piuttosto che tentare di capirne le cause e individuare il percorso adeguato per redimerlo. A questo servono “le scuole di pensiero”, che portano addirittura dei medici e degli psicologi ad alimentare il dubbio che le droghe possano non essere nocive. Le sue tre righe rivelano più di quanto affermi, a cominiciare dalla sua giovane età, sicuramente foriera di buona fede, non ancora decantata dall’esperienza. L’augurio che le formulo, pertanto, è che nel suo percorso professionale trovi la forza di ricredersi e di ammettere di “aver pensato male”, sicuramente anche a causa di cattivi maestri. Le droghe sono un male assoluto, caro Dottore, (e lasci stare ogni accenno a quelle “terapeutiche” perchè del tutto fuori luogo) e un bravo medico, o un bravo psicologo, dovrebbe essere categorico sia nella condanna sia nella difesa della vita, acquisendo consapevolezza di quanto possa essere fuorviante ogni distonia concettuale, proprio in virtù del forte potere condizionante derivante dal proprio status.
    Prenda esempio dal Prof. Risé, uno dei “rari nantes in gurgite vasto” immune dal virus del “tutto è permesso” e pervaso da un rigore esistenziale da addurre ad esempio e preservare come un dono prezioso, più importante dell’acqua che disseta il viandante nel deserto.
    Finché vi saranno Uomini come Lui, può ancora albergare forte la speranza di arginare le ferite di un mondo in dissoluzione. Ed è possibile non rattristarsi più di tanto quando si sentono giovani professionisti parlare come parla lei. Le auguro un prospero 2009, magari accompagnato da qualche proficua lezione del Maestro Risé e da un’attenta lettura dei suoi numerosi e preziosi testi.

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  3. Caro Dottore, un cavaliere errante, per sua natura, è “silenzioso” e pondera tutto. La tautologia, pertanto, non gli appartiene. Gli è proprio, invece, il dovere di avversare le derive di un becero modernismo, che alberga anche in quelle aule universitarie che abiurano i dettami della serietà scientifica e sfornano macchine tritasoldi perfettamente integrate negli attuali contesti sociali. E’ molto più comodo, facile e remunerativo alimentare lo sfascio, piuttosto che tentare di capirne le cause e individuare il percorso adeguato per redimerlo. A questo servono “le scuole di pensiero”, che portano addirittura dei medici e degli psicologi ad alimentare il dubbio che le droghe possano non essere nocive. Le sue tre righe rivelano più di quanto affermi, a cominiciare dalla sua giovane età, sicuramente foriera di buona fede, non ancora decantata dall’esperienza. L’augurio che le formulo, pertanto, è che nel suo percorso professionale trovi la forza di ricredersi e di ammettere di “aver pensato male”, sicuramente anche a causa di cattivi maestri. Le droghe sono un male assoluto, caro Dottore, (e lasci stare ogni accenno a quelle “terapeutiche” perchè del tutto fuori luogo) e un bravo medico, o un bravo psicologo, dovrebbe essere categorico sia nella condanna sia nella difesa della vita, acquisendo consapevolezza di quanto possa essere fuorviante ogni distonia concettuale, proprio in virtù del forte potere condizionante derivante dal proprio status.
    Prenda esempio dal Prof. Risé, uno dei “rari nantes in gurgite vasto” immune dal virus del “tutto è permesso” e pervaso da un rigore esistenziale da addurre ad esempio e preservare come un dono prezioso, più importante dell’acqua che disseta il viandante nel deserto.
    Finché vi saranno Uomini come Lui, può ancora albergare forte la speranza di arginare le ferite di un mondo in dissoluzione. Ed è possibile non rattristarsi più di tanto quando si sentono giovani professionisti parlare come parla lei. Le auguro un prospero 2009, magari accompagnato da qualche proficua lezione del Maestro Risé e da un’attenta lettura dei suoi numerosi e preziosi testi.

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