Galvanor da Camelot (Lino Lavorgna)
Ho teso corde da campanile a campanile, ghirlande da finestra a finestra, catene d'oro da stella a stella, e danzo. www.lavorgna.it

A proposito di grammatica ballerina e cultura zoppicante.

Solo pochi giorni fa abbiamo avuto modo di ascoltare il triste e giustissimo monito del Ministro Fornero sull’ignoranza dei giovani italiani: “I nostri giovani sanno troppo poco. Non conoscono le lingue, italiano compreso, e neanche i rudimenti della matematica. Non sanno fare di conto”.
Fosse solo questo! Chiunque abbia a che fare con i giovani ha riscontri ancor più pregnanti! A coloro che sostengano un colloquio con l’Excalibur Fashion Agency, ad esempio, viene somministrato un test psico-attitudinale che prevede anche delle risposte a semplici domande di cultura generale. Per il 100% degli intervistati la capitale del Brasile è Rio de Janeiro; nell’80 % dei casi Cesare è morto nel 44 D.C. Con le risposte comiche si potrebbe scrivere un libro di barzellette: Michael Collins è un cantante Rock; Milan Kundera è un calciatore; I Fratelli Bandiera quelli che cantano “Fatti più in là”. Chiedere la differenza tra Carlo Levi, Arrigo Levi e Primo Levi equivale a porli davanti a un plotone di esecuzione! “Chi ha scritto “Cristo si è fermato a Eboli?” “Di sicuro uno di loro tre, ma ora non mi viene… forse Primo” “No, è Carlo” “Ah, sì, è il fratello, giusto?” – “Se ti dico Costantino il Grande, chi ti viene in mente?” “Costantino Vitagliano”, esclamano senza indugio le fanciulle, con evidente compiacimento! “Il Canada si trova in America?” I più svegli: “No, è più a Nord”. Gli altri… silenzio. Manco a dirlo, poi, per tutti, ma proprio per tutti, la Prima Guerra Mondiale è scoppiata nel 1915 e la Seconda nel 1940. E l’elenco potrebbe continuare ancora a lungo.
Tanta ignoranza può dispiacere, ma contro di essa poco si può fare, anche se non bisogna arrendersi. Del tutto intollerabile, invece, è il libero arbitrio di chi assassina la lingua “volontariamente”, contribuendo ad aumentare in modo spasmodico la già grande confusione. Giornalisti, Docenti e coloro che, per titolo e ruolo, non possano essere inclusi nel novero di chi sbaglia in buona fede, dovrebbero porre maggiore cura nell’utilizzo della lingua, proprio perché si tende a conferire loro un’aura di legittimità linguistica, ahimè, troppo spesso ingiustificata.
Questa mattina una cronista di Rai News ha riproposto, incidentalmente, un annoso problema: il femminile di “ministro”. Prima ha utilizzato l’espressione: “la ministra” Fornero; poi “la ministra” Cancellieri, per correggersi un secondo dopo con “il Ministro Cancellieri”, forse ricordandosi qualche inciso di quest’ultimo, che mal sopporta la femminilizzazione del termine. Non si può andare avanti in questo modo osceno. Ministro, Avvocato, Architetto…. sono sostantivi con piena “legittimità di genere”! E il loro genere è “maschile”. Punto e basta. Tutto il resto sono sciocchezze e brutte forzature. Ministra, Ministressa, Avvocata, Avocatessa, Architetta… bruttissimo. L’uso comune ha legittimato “Dottoressa”, “Professoressa”; ciò basta e avanza. Negli altri casi è d’uopo mantenere il genere maschile, preferendo una formula espressiva armonica e corretta. “Il Ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri, ha visitato un malato in ospedale…”.
Va benissimo così nella cronaca giornalistica televisiva. Si può anche far precedere il nome da un titolo: la Professoressa, l’onorevole (invariabile), la senatrice (eccezione consolidata dall’uso comune e cacofonicamente accettabile), anche se è preferibile evitarlo.
Laddove, poi, il ruolo di Ministro fosse espletato da soggetti i cui unici meriti sono quelli conquistati sotto le lenzuola, per carità di patria eviteremo di anteporre al nome il sostantivo appropriato e ci limiteremo a definirla “Signora”.

(Lino Lavorgna)

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