Galvanor da Camelot (Lino Lavorgna)
Ho teso corde da campanile a campanile, ghirlande da finestra a finestra, catene d'oro da stella a stella, e danzo. www.lavorgna.it

GIOVANNI FALCONE

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“Quello che non perdono agli uomini del mio tempo non è tanto di essere vigliacchi, ma di costruire l’alibi della propria vigliaccheria, giorno dopo giorno, denigrando gli eroi”. Questa massima, coniata da un giovane filosofo italiano degli anni settanta, purtroppo prematuramente scomparso, caratterizza, “abbastanza bene”, la cosmogonia di sentimenti e azioni che si sono mosse e si muovono intorno alla figura di Giovanni Falcone. “Abbastanza bene”. Per avere un senso compiuto, infatti, avrebbe bisogno di una breve postilla: “…denigrando gli Eroi, salvo poi celebrarli ipocritamente dopo aver contribuito alla loro morte”. Giovanni Falcone è stato ucciso dalla mafia, certo, ma la sua morte ha fatto comodo a molti che, con la mafia, convivono allegramente dalle dorate stanze del potere. Oggi tutti corrono a Palermo. Tutti occupano gli spazi mediatici esaltando la figura dell’Eroe che, universalmente (e dai pochi veri amici che poteva contare nell’ambito della Magistratura) veniva considerato un fuoriclasse. Un fuoriclasse che rendeva più evidente e palpabile la mediocrità altrui. Se un osservatore freddo e razionale, però, si limitasse a studiare la vita di Falcone solo attraverso il suo curriculum vitae, dovrebbe concludere che tanta enfasi celebrativa manifesta un evidente paradosso. La vita di Giovanni Falcone, prima ancora di essere spezzata dalla vile mano assassina, è stata “funestata” da una sequela di brucianti sconfitte: bocciato come Consigliere Istruttore; bocciato come Procuratore di Palermo; bocciato come candidato al CSM. La sicura bocciatura anche come Procuratore nazionale antimafia fu “scongiurata” solo dalla sua morte. Bravi!
Andate a rileggervi gli atti del CSM che sancirono l’elezione del pavido Meli a Consigliere Istruttore del Tribunale di Palermo. Leggete le dichiarazioni dei vari membri del CSM, in particolare quella “dell’amico Geraci” e incomincerete a capire in che giorno ha iniziato a morire Giovanni Falcone. Era il 19 gennaio 1988. Nel giugno 1993, Paolo Borsellino, nel suo ultimo intervento pubblico, prima di pagare anch’egli con la vita la sua dedizione allo Stato, commemorando Falcone, affermerà con la mestizia nel cuore: Quando Giovanni Falcone solo per continuare il suo lavoro, propose la sua aspirazione a succedere ad Antonino Caponnetto, il CSM, con motivazioni risibili gli preferì il consigliere Antonino Meli. Falcone concorse, qualche Giuda si impegnò subito a prenderlo in giro, e il giorno del mio compleanno il CSM ci fece questo regalo. Gli preferì Antonino Meli”. Qualche giuda, appunto! Quanti ve ne sono stati intorno a Giovanni Falcone e a Paolo Borsellino!Oggi ricorre il ventennale della strage di Capaci, nella quale, con Giovanni Falcone, persero la vita la moglie Francesca Morvillo e gli agenti Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro.“Il sangue dei Giusti è seme”, gridò qualcuno venti anni fa. Per ora il grido di dolore non ha partorito una florida pianta dalla quale sgorghi vera Giustizia. La  triste realtà, al di là delle ipocrite apparenze, è sotto gli occhi di tutti. Ipocrisia e menzogne regnano sovrane e i mandanti gongolano e prosperano nel loro malato delirio di onnipotenza. Per ora sono loro a poter cantare vittoria. Per ora.
(lino lavorgna)

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