Galvanor da Camelot (Lino Lavorgna)
Ho teso corde da campanile a campanile, ghirlande da finestra a finestra, catene d'oro da stella a stella, e danzo. www.lavorgna.it

Lasciate in pace Antonio Ingroia – (Lettera aperta a Rodolfo Sabelli)

Gentilissimo Dottor Sabelli,
a scanso di equivoci affermo subito che nutro grande simpatia nei Suoi confronti, ho molto apprezzato la Sua chiara posizione critica circa la diatriba sulla responsabilità civile dei Giudici e, manco a dirlo, condivido pienamente il Suo pensiero circa la necessità, per un Magistrato, di non correre mai il rischio di appannare l’immagine d’imparzialità.
Tutto ciò premesso, tuttavia, non condivido la sortita su Ingroia, che considero inopportuna, impropria e offensiva.
Potrei facilmente cesellare il mio pensiero con “legittimi” rilievi giuridici, partendo dall’art. 21 della Costituzione, per dimostrare che Ingroia non ha commesso alcuna azione deprecabile, fonte di “equivoci”, come da Lei sostenuto. Tali rilievi, tuttavia, li considererei un’offesa alla Sua intelligenza e quindi mi esimo dal proporli. Ritengo molto più costruttivo speculare non tanto sul diritto di un cittadino, e quindi anche di Ingroia, di esprimersi in termini di “analisi storica e sociologica”, in un pubblico dibattito (perché è in tal guisa che va inquadrato il suo intervento) quanto sul “dovere” che dovrebbe pervadere chiunque, in particolare se insignito di alto ruolo sociale, di offrire il proprio contributo intellettuale, in ogni contesto plausibile, senza valicare i limiti imposti dal ruolo stesso.
E’ opportuno, quindi, spogliarci di ogni aura diplomatica e dirci in faccia, senza fronzoli dialettici, alcune cosucce senz’altro poco simpatiche, ma proprio perché tali, forse, degne di particolare attenzione.
Ingroia è un Magistrato che vive e opera, da oltre cinque lustri, con una condanna a morte sulle spalle. Ha mai provato a pensare, Dottor Sabelli, cosa significhi, per un essere umano, convivere quotidianamente con tale pensiero? La comparazione può sembrare eccessiva, ma solo perché i due Eroi che mi accingo a citare hanno pagato con la vita il loro tributo di Fedeltà alla Giustizia e alle Istituzioni. Parlo, ovviamente, di Falcone e Borsellino. Riesce a convenire, Dottor Sabelli, che Ingroia è un degno erede di quelle splendide Figure, o questo Le provoca fatica? Cosa ha detto di così sconvolgente, Ingroia, al dibattito? “Per sconfiggere la mafia bisogna cambiare la classe politica”. Vi è qualcuno, in Italia, con un minimo di buon senso e onestà intellettuale, che non pensi la stessa cosa? Non prova vergogna, Lei, in quanto Italiano e Magistrato, di vivere in un paese rappresentato dall’attuale classe politica? Il Suo collega Michele Marchesiello, massacrandola con tutte quelle argomentazioni che io, invece, ho ritenuto di evitarle, ha manifestato la propria antipatia nei confronti di Ingroia, pur riconoscendogli il diritto di dire ciò che pensa. Marchesiello si è salvato coniugando il suo sentimento di antipatia con il riconoscimento di un diritto, ma il suo resta pur sempre un salvataggio in calcio d’angolo. Perché Ingroia dovrebbe essere antipatico a qualcuno? Perché è bravo e caratterizzato da un alto profilo intellettuale, culturale e professionale? Generalmente sono queste le persone che in Italia risultano antipatiche. E’ legittimo, poi, a certi livelli d’impegno sociale, far “pesare” l’antipatia? Perché il punto cruciale è proprio questo! Io sono fermamente convinto che, almeno un Magistrato, abbia il “dovere” di misurare “sempre la palla”, come si suol dire con termine pacchiano ma molto appropriato, non solo nelle delicate funzioni insite nel ruolo, ma anche nel rapporto con i colleghi. Quanti, tuttavia, possono dirsi completamente asserviti a questi nobili principi? Mi fa piacere ricordare, a tal proposito, le splendide figure di Guarnotta e Di Lello, che pubblicamente seppero ammettere “la marcia in più” nell’operato di Falcone e Borsellino.
“Noi eravamo una squadra nella quale sapevamo che c’erano dei fuoriclasse, come Maradona, e dei portatori d’acqua”. (Leonardo Guarnotta).“Emergeva molto, ma molto prepotentemente, la personalità dei due Giudici Istruttori, Falcone e Borsellino. Avevano insieme delle qualità che noi non avevamo: grande intelligenza, grandissima memoria, grande capacità di lavoro. Sarebbe stato sciocco, da parte nostra, mettere in dubbio questa gerarchia di fatto, perché forse, poi, mettendola in dubbio, potevamo essere sfidati a sostituirli e avremmo fallito miseramente”. (Giuseppe Di Lello) “Paolo Borsellino Programma Rai “La Storia siamo noi”.
Con molto meno piacere, poi, devo ricordare anche quanto pronunciato dall’altro Suo collega, Mario Almerighi, nella puntata de “La storia siamo noi” dedicata a “Giovanni Falcone” “Io credo che gran parte di questo sentimento di astio, che poi ha portato Giovanni Falcone in tanti momenti della sua vita all’isolamento, sia dovuto a questo sentimento che è molto diffuso nell’uomo e quindi anche nei magistrati, cioè l’invidia”.
L’invidia! Questo cancro difficile da scardinare e che spesso, purtroppo, uccide.
Vogliamo bissare con Ingroia? Dio non voglia.
Ingroia è un Grande Uomo e un Grande Magistrato, Dottor Sabelli, e tale asserzione non serve a convincere nessuno, perché ne siamo tutti convinti. Coloro che non sono capaci di ammetterlo pubblicamente devono solo interrogare la propria coscienza, per chiarire il perché della loro riluttanza, sperando di potersi solo dare una risposta “umana”, ancorché deprecabile (invidia) e non “disumana” e ancor più deprecabile (complicità con i nemici della Giustizia e delle Istituzioni). Altre alternative, mi perdoni, non ve ne sono.
Una cittadina ha avviato un’iniziativa di solidarietà nei confronti di un Grande Uomo, uno dei pochi Grandi Uomini che ancora albergano in questo sgangherato Paese. Pochi Italiani, molti di meno di quanto sarebbe stato lecito aspettarsi, ma abbastanza da far impensierire chi vorrebbe un popolo imbelle, totalmente asservito ai voleri di una classe dirigente collusa e corrotta, hanno risposto all’appello. Che doveva fare Ingroia? Sottrarsi all’invito?
Ancora un paio di domande, Dottor Sabelli, alle quali chiedo di rispondere con la pacatezza che la Sua coscienza Le impone e la Sua intelligenza Le consiglia, non tanto a me, quanto all’Italia intera. O almeno alla parte sana di essa. Ha mai pensato cosa sarebbe, questo Paese, senza Travaglio e quel pugno di rari nantes in gurgite vasto che ancora si ostina a predicare il verbo della Libertà e della Giustizia? Ha mai pensato cosa sarebbe la Magistratura senza Uomini come Ingroia e cosa potrebbe essere se ve ne fossero altri come lui e, soprattutto, se il tritolo assassino non l’avesse privata dei suoi protagonisti più capaci e brillanti? Mediti con calma. Poi chiami Ingroia e gli dica, semplicemente: “Ciao, ti va un caffè?” Altro non serve. Lui si accontenterà di questo e gli riderà il cuore. E a noi con lui.
(lino lavorgna)

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