Galvanor da Camelot (Lino Lavorgna)
Ho teso corde da campanile a campanile, ghirlande da finestra a finestra, catene d'oro da stella a stella, e danzo. www.lavorgna.it

Gheddafi, l’amico di Berlusconi


Una volta si diceva: “Mio Dio, non pensavo potessi ancora stupirmi di qualcosa”. Già da tempo, oramai, sappiamo che questa frase non ha più senso. Vi sarà sempre qualcosa più stupefacente dell’ultima. L’articolo inserito in calce, da solo, rende abbastanza l’idea delle mostruosità perpetrate da quel folle, ma il servizio completo, su “il Venerdì” di Repubblica, è ancora più esaustivo, grazie ad alcuni brani del libro, che lasciano sgomenti. Un libro, ovviamente, che va letto dal primo all’ultimo rigo.
Non vi sono parole per commentare tali empietà e non ci provo nemmeno.
Mi permetto solo di invitare i miei quattro lettori a una pacata riflessione, magari con una diversa “weltanschauung” rispetto a quella che, per retaggio culturale e senso civico, condiziona i nostri pensieri e le nostre azioni.
Nell’eterna lotta tra bene e male sono troppi, i paesi nel mondo, nei quali il male prende il sopravvento elevando al potere mostri che, il più delle volte, sono osannati dalla maggioranza dei sudditi e democraticamente eletti. Le tirannidi dittatoriali, paradossalmente, sono in minoranza rispetto ai regimi nei quali i mostri godono di ampio consenso popolare, a cominciare dal nostro Paese.
Fino a che punto è lecito, nel sacro nome della Democrazia, sopportare la volontà di dominio scellerato di uomini come quelli che ben conosciamo e che stanno trasformando il Pianeta in una polveriera destinata, inevitabilmente, a “implodere”? In Libia vi è stata una tardiva rivoluzione, così come in Egitto, con esiti altalenanti che son ben lungi dall’aver risolto il problema. Amleto si chiedeva se non fosse il caso di levarsi in armi in un mare di triboli per, combattendo, disperderli. Già… Amleto, in una commedia Shakesperiana.
lino lavorgna

ESTERI – I SEGRETI DEL POTERE
Gheddafi, la première dame racconta il violentatore.
Stupri, minorenni abusate, orge all’insegna d’un dominio assoluto e feroce. Esce un libro-inchiesta sulla vita sessuale nascosta del raìs. L’autrice è una giornalista francese, intervistata qui dalla compagna di Hollande
di VALÉRIE TRIERWEILER
Il libro si intitola Les Proies. Dans le Harem de Kadhafi (Le prede. Nell’harem di Gheddafi) ed è stato pubblicato in Francia, nel settembre scorso, dalle Éditions Grasset. La sua autrice è Annick Cojean, notissima reporter di Le Monde che, sul quotidiano parigino, aveva raccontato la caduta del dittatore.

Nel volume, che in Francia è già stato definito “una bomba”, la giornalista narra una delle pagine più choccanti del regime di Tripoli: quella delle persecuzioni sessuali che Gheddafi imponeva alle vittime dei suoi festini.

Ai quali, ed è questa una delle rivelazioni più clamorose, faceva partecipare anche militari e politici stranieri in visita in Libia. Violenze che non colpivano solo ragazze, ma anche maschi: “Un tabù sulla vita del dittatore infranto per la prima volta”, racconta la giornalista nell’intervista concessa a Valérie Trierweiler, inviata del settimanale Paris Match e compagna del presidente François Hollande, che qui pubblichiamo insieme con una sintesi del libro scritta dal caporedattore di Paris Match, Catherine Schwaab.

Annick Cojean, come ha deciso di lanciarsi in questa straordinaria inchiesta? “Inizialmente ero andata in Libia per Le Monde. Ero rimasta colpita dal fatto che non si vedessero donne in questa rivoluzione, contrariamente alle rivoluzioni in Tunisia o in Egitto. Era un fatto curioso. Ho scoperto invece che le donne avevano giocato un ruolo importante: avevano distribuito volantini, curato i feriti e incoraggiato i figli a combattere. Rischiavano molto, perché in caso di arresto venivano violentate. Lo stupro era un’arma di guerra. Questa inchiesta è stata condotta in una situazione di forte pressione”.
Lei ha raccolto la testimonianza di una giovane donna, Soraya, che è stata sequestrata e violentata per anni da Gheddafi. Non ha mai avuto dubbi sulla veridicità della sua storia?
“Certo, c’erano mille interrogativi, ma avevo altre testimonianze, altri punti di riferimento. Soraya è molto precisa e non aveva mai raccontato la sua storia. Ha soltanto 23 anni. È una giovane donna spumeggiante, in collera, ma annientata. Aveva solo 14 anni quando Gheddafi l’ha portata via dalla sua famiglia per farle subire tutte le sevizie possibili. Ho esitato a scrivere questo libro, considerando tutte le “amazzoni” che sono state liquidate dopo la caduta di Gheddafi. In Libia una donna sola non ha diritto a esistere. Molte di fatto non hanno avuto altra scelta che diventare prostitute”.
Gheddafi era veramente il mostro che descrive?
“Era un predatore. Tutti i pretesti erano buoni per “cacciare” le ragazze. Aveva dei procacciatori che andavano a prendere ragazze di 13-14 anni nelle scuole, a volte anche ragazzi. Bastava che posasse la mano sulla testa di una ragazzina o di un ragazzino per designare la sua preda. Dedicava una quantità di tempo incredibile a queste cose. Si faceva perfino proiettare i video dei matrimoni per scovare qualche ragazza interessante, a volte la sposa stessa. Molti libici esitavano a invitarlo, per paura di vedersi rubare le figlie”.
Quindi la gente sapeva? E nella famiglia di Gheddafi?
“Sì, molte persone conoscevano le sue ossessioni sessuali. I suoi cugini sapevano. I suoi parenti più prossimi, la moglie, i figli, non potevano non sapere. Mi hanno detto che aveva bisogno di quattro donne al giorno! Quindi bisognava rifornirlo. Governava attraverso il sesso. Umiliava attraverso il sesso. Per umiliare il capo di una tribù gli prendeva la moglie o la figlia. Nessuno ne parlava. È capitato anche che vedesse in televisione delle giornaliste, delle attrici che gli piacevano. Poteva spingersi fino alle mogli o alle figlie di ministri, o addirittura alle mogli di capi di Stato africani”.
Significa che anche i dirigenti sapevano? Anche in Occidente?
“Sì, i diplomatici occidentali sapevano. E molti leader hanno incrociato Mabruka, la sua procacciatrice di ragazze, nei vertici. Mabruka veniva a reclutare ragazze anche a Parigi. Conosceva molte persone. In Francia si sapevano parecchie cose, ma non si immaginava che fosse anche violento, sadico, e che tenesse delle ragazze imprigionate nei sotterranei dei suoi palazzi. Ma viene da chiedersi come abbia fatto Sarkozy, sapendo delle sue ossessioni sessuali, a spedire sua moglie in Libia. È pazzesco!”.
Come interpreta questa crudeltà?
“Non lo so. Forse si tratta di un sentimento di onnipotenza, di narcisismo. Prendere le donne equivale a dominare gli uomini. Il sesso era la sua arma di potere. Fra i soldati distribuivano addirittura il Viagra, per incoraggiare gli stupri. Gheddafi era un gran malato. Voleva appagare le sue fantasie più sfrenate. Non aveva limiti. Quello che è successo ègravissimo. Migliaia di donne sono state violentate da lui o dai suoi uomini”.
Lei sostiene che Gheddafi violentava anche uomini…
“Sì. Chiaramente è un tabù assoluto. Nessuno lo dirà. Prendeva dei ragazzi nel suo entourage o nelle università. Costringeva perfino alcuni dei suoi ministri, o addirittura dei militari, ad avere dei rapporti sessuali con lui. Alcuni ragazzi li violentava, altri erano pagati per essere attivi. È comprensibile che molti oggi siano offesi. Una nazione intera è stata offesa. Ecco perché è sceso il silenzio su questa triste storia”.
Che conseguenze potrebbe avere la sua inchiesta?
“Questo libro è stato fatto per rompere il silenzio. Sarà pubblicato in Libia, rischia di fare l’effetto di una bomba. C’è stata un’indulgenza colpevole. Gli insorti sono glorificati, ma le donne sono dimenticate. Sono dimenticate perché devono tacere: aver subito uno stupro è un’umiliazione, non possono dirlo nemmeno a se stesse. E poi ci sono i bambini nati dagli stupri, di cui non si parla. Ma spero che si levino altre voci, che i tribunali giudichino i complici. Il mio auspicio è che questo libro sia una deflagrazione”.
Come sta Soraya oggi?
“È distrutta, fa fatica a ricostruirsi, a immaginare il futuro. In Libia vive reclusa. Ha paura di andarsene e ha paura di rimanere. Oggi è minacciata sia dagli ambienti gheddafiani che dai religiosi. Prova vergogna, ma ogni tanto lascia trasparire una punta di orgoglio per il fatto di essere vissuta nel cuore del potere. Sono migliaia quelle come lei”.
Qual è oggi la situazione delle donne?
“La rivoluzione ha dato loro sicurezza, non vogliono tornare indietro. Hanno imparato a collegarsi, a esprimersi. Le madri vogliono che le figlie studino. Esigono rappresentanza politica. Sono loro che tengono in piedi la società, eppure fanno fatica a comparire in pubblico. Rimangono degli ostacoli, il peso della tradizione, della religione, ma sono piene di speranza”.

© Paris Match/ Volpe Traduzione di Fabio Galimberti

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