Galvanor da Camelot (Lino Lavorgna)
Ho teso corde da campanile a campanile, ghirlande da finestra a finestra, catene d'oro da stella a stella, e danzo. www.lavorgna.it

Ciao, Pino

Non è facile trovare le parole giuste per salutarti mentre t’incammini alla volta del Walhalla, con la mente preda di pensieri e ricordi, nitidi ancorché lontani. Le nostre strade si divisero quando, con grande mestizia nel cuore, mi resi conto che mai, in Italia, si sarebbe realizzata quella Destra Sociale ed Europea che vagheggiavamo e per la quale avevamo rischiato la vita e la galera.
Io dissi, semplicemente: “mi fermo qui”. Tu, per quanto ne fossi altrettanto convinto e forse ancor di più, non potesti fermarti: diversi i ruoli e troppo forti le tue responsabilità, anche al cospetto dei tanti che guardavano a te come il faro che avrebbe dovuto illuminare il cammino. Il cammino, invece, si dimostrò subito impervio, e fosti costretto ad abbandonare i sentieri luminosi intrisi della più nobile Tradizione Europea, poco adatti a novelli compagni di ventura che, nella migliore delle ipotesi, possono passeggiare tra facili viottoli di piccoli boschi nei quali raccogliere asparagi e funghi. (Stendiamo un velo pietoso sulla peggiore).
Ricordo l’ultimo nostro incontro e il commiato affettuoso, con la consapevolezza, non manifesta, che forse non ci saremmo più rivisti.
Quello che è successo poi, lo sai, e mi è facile comprendere le tue sofferenze nel vedersi disgregare, giorno dopo giorno, un mondo di ideali tradito anche dalle persone a te più vicine. E posso immaginare il tormento di questi ultimi giorni, con tutto ciò che sei stato costretto a sentire.
Quante cose vorrei scrivere ancora, ma “mi fermo qui”, per non cedere alla tentazione della retorica e perché sarebbe troppo complicato spiegare tutto quello che vi è da spiegare. Magari lo farò, un giorno, ma non ora. Ora voglio solo ripercorrere i sentieri di un tempo lontano e rileggere la nostra corposa corrispondenza, sfogliare i tuoi libri e ritrovarmi con te, sul palco di quella Piazza di Roma dove ti scattai la foto che pubblico, mentre Almirante parlava a oltre centomila persone. Io ero ancora all’inizio del viaggio e Tu eri già nella Storia. “Quanti bravi e buoni Italiani vi sono in questa piazza”, mi dicesti… ed io, con il cuore gioioso dei miei venti anni, ti risposi sorridendo: “Siamo i migliori e lo dimostreremo”.
Addio Maestro e Amico. Riposa in pace.
lino lavorgna

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