Galvanor da Camelot (Lino Lavorgna)
Ho teso corde da campanile a campanile, ghirlande da finestra a finestra, catene d'oro da stella a stella, e danzo. www.lavorgna.it

Addio, Maestro. Io ti perdono.

Oscar Niemeyer


La morte estingue il reato, ma non cancella la colpa. Ai miei occhi, pertanto, resterai in eterno colpevole di avermi indotto, da oltre quattro anni, a non mettere piede in uno dei posti più belli al mondo, dove ero solito rifugiarmi alla ricerca di mito e leggenda, suggestione e magia, ripercorrendo i sentieri già cari a Ibsen, Wagner, Nietzsche. Continuo a frequentare Amalfi, ovviamente, dove ho avuto la fortuna e il privilegio di abitare e dove con piacere rivedo gli amici di una vita. Ma a Ravello ho giurato che non vi sarei più andato, nemmeno di passaggio, come accadeva un tempo, quando percorrevo il Valico di Chiunzi per raggiungere Amalfi. Troppo forte il dolore che si prova nel vedere uno scenario naturale di incommensurabile bellezza violentato da una mostruosità architettonica che porta la tua firma. Troppo forte il disagio che si avverte nel vedere un degno collaboratore di quel grande maestro dell’architettura che porta il nome di Le Corbusier, violentare i dettami del suo Maestro, paladino dell’architettura a misura d’uomo. Dolore e disagio che il tempo ha senz’altro mitigato, senza, per altro, indurmi a tradire il giuramento fatto all’atto dell’inaugurazione dell’Auditorium.
Ora che sei volato in cielo e ti sei ricongiunto con i tuoi Maestri, con i tuoi Colleghi e finanche con qualche Allievo, voglio dirti che ti perdono, perché forse tale scempio non l’avresti commesso, tu che ha realizzato opere meravigliose e imponenti, sol che ti fosse stata data l’opportunità di “vedere prima” quella costa scoscesa che domina un panorama mozzafiato.
Gli italiani, non tutti per fortuna, sono capaci dei peggiori crimini. E tu, in perfetta buona fede, sei rimasto vittima di un manipolo di speculatori capaci di concepire, per esclusiva bramosia di denaro, un’opera mostruosa e inutile.
Mi sento quasi un imbecille se solo vado a rileggere, in questo blog, ciò che scrissi il 21 luglio del 2006, quando sembrava che la minaccia dello scempio fosse stata scongiurata grazie all’elezione di un nuovo sindaco, che annullò la licenza per la realizzazione dell’auditorium. Brindammo in tanti, alla bella notizia e molti non riuscirono a trattenere lacrime di gioia, in particolare i dirigenti delle associazioni ambientaliste che si erano alacremente battuti contro il progetto. Furono molto amare, invece, le lacrime che versammo solo pochi mesi dopo, quando lo stesso sindaco che aveva promesso battaglia all’auditorium, dopo aver vinto le elezioni, si lasciò fagocitare (chissà in che modo…) e finì addirittura per entrare nel consiglio di amministrazione dell’Ente.
Tant’è. Questa è l’Italia e vi è di peggio, naturalmente.
Riposa in pace, Maestro Niemeyer. Io ti perdono.

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