Galvanor da Camelot (Lino Lavorgna)
Ho teso corde da campanile a campanile, ghirlande da finestra a finestra, catene d'oro da stella a stella, e danzo. www.lavorgna.it

EXSURGE, ITALIA

Pasquale Lavorgna, detto Lino - Candidato alla Camera con "Futuro e Libertà" - Elezioni Politiche 24 e 25 febbraio 2013

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“Cosa è l’uomo in natura? Niente se in relazione all’infinito, tutto se in relazione a niente, una via di mezzo fra niente e tutto”.
Non sorprendetevi, cari amici, se inizio la promozione del mio impegno politico al servizio del Rassemblement che si riconosce nell’Agenda Monti, con una citazione di Blaise Pascal. Serve a mettere subito le cose a posto e far comprendere come si svilupperà, nei prossimi giorni, il mio dialogo con chiunque voglia onorarmi della sua attenzione.
Non vi parlerò di “territorio”. Non vi parlerò della camorra che lo controlla in vaste aree; non vi parlerò di strade dissestate; non vi parlerò della burocrazia malata, dei dipendenti pubblici fannulloni e accattoni; non vi parlerò di una imprenditoria malata e dello sfruttamento che impera, e nemmeno dell’assenza di cultura del lavoro, che è trasversale alle varie classi. Non vi parlerò della mancanza di lavoro e nemmeno della mancanza di voglia di lavorare. Non vi parlerò dei parassiti, dei politici corrotti, stupidi e ignoranti, né di quelli capaci di sostenere le menzogne più spudorate, avendo venduta l’anima al diavolo ed essendo sempre pronti a pagarne il prezzo; non vi parlerò dei banchieri strozzini e dei loro sporchi giochi sulle spalle dei poveri cristi. Non vi parlerò di una regione allo sbando, di una Napoli sempre più malata e inquinata. Non vi parlerò “dell’insostenibile leggerezza dell’essere” di tanti burattini, consapevoli o meno della loro misera condizione, né vi parlerò “dell’insostenibile pesantezza dell’essere” dei rozzi burattinai, goffi e cialtroni, riveriti da consistenti fette di quella corte dei miracoli cui è sempre più assimilabile la società contemporanea, e per questo patologicamente colpiti dal devastante virus che si chiama: “delirio di onnipotenza”. Non vi parlerò della mozzarella inquinata (tanto continuate tutti a mangiarla, ripetendo con insopportabile rassegnazione: “Eh, ma cosa dobbiamo fare… oggi è tutto inquinato, cosa mangiamo?”); non vi parlerò dei canali che riversano in mare rifiuti tossici; non vi parlerò di evasione fiscale (tanto continuerete a dire che riguarda sempre gli altri); non vi parlerò della salsa cinese utilizzata dai pizzaioli disonesti, i cui effetti deleteri li pagherete nel tempo, né vi parlerò dei tanti corrotti e corruttori, piccoli e grandi, che inquinano la società molto più di quanto non lo facciano i prodotti adulterati.
Non vi parlerò del moderno marketing aziendale, che sempre più esalta la vocazione truffaldina degli esseri umani, evidenziando, purtroppo solo a chi sia capace di coglierne le sfumature, il fallimento totale della società capitalista.
Non vi parlerò di queste cose per una ragione molto semplice. Ne parlano più o meno tutti. Purtroppo da sempre. Evidentemente a vanvera.
Di cosa vi parlerò, dunque, per scuotere le vostre coscienze, per farvi sentire sulla pelle l’effetto di una sonora e benefica frustata che vi svegli dal lungo sonno e v’induca a imboccare i sentieri di un impegno civico serio e costruttivo, abiurando quella mefitica condizione di torpore mentale che vi fa assomigliare, in tanti, in troppi, a quel re della Terra di Mezzo (Théoden Ednew era il suo nome) intorpidito dai sortilegi di un signore del male? Di cosa vi parlerò, dunque, per spezzare quella crescente propensione al lamento continuo mancipio di azione vera, che al massimo sfocia in una ribellione senza costrutto, foriera solo di ulteriore zavorra?
Di cosa vi parlerò, dunque, per farvi vergognare di voi stessi, nel mentre pensate a cosa “siete stati capaci di fare” negli ultimi decenni; ai guasti epocali generati dalla “vostra” incapacità a innalzarvi con sdegno dalla condizione di schiavi consapevoli e disperdere, con un gigantesco urlo di disprezzo, i tanti nani che avete trasformato in giganti? Di cosa vi parlerò, dunque, per farvi provare singulti di rimorso mentre guardate i vostri figli, cui lasciate in eredità lo sterco prodotto dalla vostra inerzia?
Vi parlerò di noi, della specie umana e della nostra essenza. Partendo da lontano, perché se è vero che noi, e solo noi, siamo “il problema”, è anche vero che la soluzione “ è in noi e solo in noi”. Noi che siamo niente in relazione all’infinito, ma tutto in relazione al niente. Una via di mezzo fra niente e tutto.
(Lino Lavorgna)

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