Galvanor da Camelot (Lino Lavorgna)
Ho teso corde da campanile a campanile, ghirlande da finestra a finestra, catene d'oro da stella a stella, e danzo. www.lavorgna.it

Cari Giovani, vi scrivo.

FROST


Cari giovani,
so bene quanto siate riluttanti a prestare ascolto alle parole degli adulti, che a giusta causa ritenete responsabili dello sfacelo in cui versa il Paese. A scanso di equivoci pertanto, vi dico subito che non è mia intenzione annoiarvi con un predicozzo di maniera, o assumere il ruolo di chi, vivendo in mezzo a voi per le più svariate ragioni, vuole giocarsi la carta dell’empatia generazionale con una strumentale “captatio benevolentiae”. Caso mai, l’avere dei collaboratori giovani e preparati, ora trasformatisi anche in preziosi consiglieri in campo politico; frequentandone tanti altri dai quali trarre ulteriori spunti e insegnamenti, avendo deciso di coronare il mio vecchio sogno di una Laurea in Psicologia, consente di rivolgermi a voi con maggiore consapevolezza dei problemi che vi angustiano.
Mi ha colpito il recente sondaggio, pubblicato dal Corriere della Sera, che attribuisce, a chi di voi si trovi nella fascia tra 18 e i 23 anni, una significativa intenzione di voto a favore di Grillo. La percentuale scende per la fascia 24-34 anni, mantenendosi comunque a livelli gratificanti per il simpatico istrione.
Non proverò a dissuadervi dai vostri propositi con “ragionamenti politici”, perché non vi è nulla di più granitico dei convincimenti giovanili. E’ sempre stato così e lo è in modo ancor più pregnante quanto più evidenti sono i guasti sociali prodotti da una classe politica corrotta, malata, inconsistente, rozza, incolta, propensa al malcostume e al malaffare.
Il mio intento precipuo, pertanto, è quello di chiedervi innanzitutto scusa. Mi scuso per non essere stato capace, quando avevo gli anni vostri, di impedire che fosse la parte peggiore della società ad incunearsi nel gangli vitali del Paese e depredarlo, giorno dopo giorno, fino a ridurlo nello stato pietoso in cui versa oggi. In tanti vi abbiamo provato, ma siamo stati sconfitti, sia perché gli “altri”, coloro che con termine generico, ma calzante, possono definirsi “le forze del male”, erano terribilmente più “potenti”, pur non potendo vantare la nostra “forza morale”, sia perché abbiamo commesso un colossale errore di valutazione. In un confronto che risentiva fortemente dell’influsso ideologico, i giovani di Destra e quelli di Sinistra si vedevano, reciprocamente, come “il nemico principale da combattere”. “Anni di piombo” sono stati definiti quegli anni terribili, bagnati dal sangue di tante giovani vite. Mentre noi ci ammazzavamo a vicenda, coloro che sapevano navigare tra le nebbie, tessevano con grande maestria la ramificata tela della corruttela nazionale, solo minimamente scalfita dalla parentesi di Mani Pulite e poi esasperata fino alla disperazione da Berlusconi e dai suoi compagni di merende. Il male dell’Italia, come ho avuto già modo di scrivere in passato, ha radici antiche. Volendoci soffermare al post-fascismo, possiamo datare già con i prodromi della ricostruzione l’inizio dell’attacco al sistema e alla collusione tra organizzazioni mafiose e politica.
Era inevitabile che, prima o poi, i nodi sarebbero venuti al pettine, perché a nulla sono serviti i pur tanti gridi di allarme prodotti da larghi strati della società civile, che rappresentano una colpa per i troppi che hanno “ascoltato” senza reagire. Da quanti anni, alcuni importanti programmi televisivi, ci sottopongono con scadenza quasi quotidiana le tante “opere” concepite solo per rubare soldi in tutti i modi possibili e immaginabili? “E io pago”, continua a recitare Totò nelle frequenti proposizioni del malcostume, ma nessun cittadino, fino ad ora, si è sentito direttamente coinvolto in quel “malcostume”, quasi come se i soldi non fossero stati rubati “anche a lui”.
Ora che tutti i pentoloni sono stati scoperchiati (ma non è così, credetemi, altri sono ancora ben protetti) siamo tutti arrabbiati perché non ne possiamo più. E voi lo siete di più, perché vi sentite imbottigliati in una radura affollata e senza sbocchi. “Chiunque può arrabbiarsi: questo è facile. Ma arrabbiarsi con la persona giusta, e nel grado giusto, e al momento giusto, e per lo scopo giusto, e nel modo giusto: questo non è nelle possibilità di chiunque e non è facile”. Le virgolette sono d’obbligo perché questa frase non è mia, ma di qualcuno che è vissuto circa 24 secoli orsono: un certo Aristotele, che la sapeva molto lunga sulle cose della vita. Dobbiamo partire dalla sua riflessione, se vogliamo giungere a una conclusione foriera di un risultato “positivo e propositivo” e non fine a se stessa. La rabbia spegne la luce della ragione e produce effetti negativi soprattutto su chi ne è pervaso, lasciando indenni coloro che dovrebbero subirne le conseguenze, che sempre sono capaci di trovare mille scappatoie, generando nuova e più marcata rabbia. La rabbia acquisisce forza riparatrice in un caso solo: quando si trasforma in Rivoluzione e vince, cambiando la Storia. Cari amici, affettuosamente e senza alcun intento offensivo, non penso vi siano i presupposti, oggi, per prendere in seria considerazione una siffatta ipotesi. Nessuno di voi è disponibile a mettere a repentaglio la propria vita in cambio di un mondo più giusto, perché la deideologizzazione della Società ha spento i fervori autenticamente rivoluzionari e oggi, al massimo, ci si sfoga su Facebook.
Non resta, quindi, che riflettere sul monito aristotelico e cercare di capire se le azioni della nostra “rabbia” possano davvero costituire “la soluzione” o se, invece, servano solo a produrre un effetto placebo, che inevitabilmente sfocia poi in crisi più gravi.
Vi ho chiesto scusa, all’inizio, per non aver saputo combattere il male in modo adeguato e farvi crescere in un Paese civile. Ritengo, però, di avere ancora “diritto di parola”, perché, seppure sconfitto, a differenza di tanti altri, ho resistito alle lusinghe dei farabutti, percorrendo sentieri difficili, ma puliti. Ricordate i magici versi di Frost? “Due strade incontrai nel bosco, io scelsi la meno battuta e questo ha fatto la differenza”. E che differenza! Come Aragorn il ramingo, (lo ricordate?), mi sono sentito “esule in Patria”, senza un asilo politico degno dei miei principi e avvilito nel vedere un patrimonio prezioso di Idee e di Valori offesi e vilipesi da un branco di farabutti al servizio di un venditore di fumo capace di interpretare tutte le debolezze di un popolo lasso, plasmandole per il proprio tornaconto. Il prezzo pagato in termini sociali, per mantenere alto il vessillo di quei Valori che hanno temprato la mia Gioventù, è stato altissimo. Ed è proprio in virtù di quegli anni tristi, di quei sentieri ostili, percorsi in solitudine e con la mestizia nel cuore, ma allo stesso tempo con il piglio fiero di un cavaliere errante ben consapevole che le radici profonde non gelano, che oggi posso dirvi, a testa alta e con voce ferma, che per guidare un Paese non basta l’entusiasmo e l’onestà dei Grillini. Ben vengano, in Parlamento, dei bravi giovani vogliosi e onesti, ma non possono essere loro “la soluzione”. Questo mondo è complesso e deve essere guidato da coloro che, partendo da un presupposto di onestà individuale, siano capaci ci comprenderne le mille sfaccettature e ostacolare drasticamente le terribili forze del male che si annidano ovunque.
Ho atteso a lungo, per sfoderare di nuovo la mia Excalibur e gridare forte: “E’ ora. Ricostruiamo questo Paese. Exsurge, Italia”. Avere a disposizione un uomo come Monti, pronto a guidare il Paese, e non dargli la possibilità di farlo con una maggioranza reale e fidata, è come vincere al superenalotto e buttare via la schedina, per poi andare in banca a sottoscrivere un prestito: insomma, una sciocchezza. La Cultura è il bene supremo che deve essere richiesto a chiunque si approcci alla guida di un Paese, insieme con l’Onestà e la capacità di ben operare.
Nella grande confusione di questi tempi, che vede tanti soggetti preoccuparsi solo della propria sopravvivenza, agitando acque già di per sé melmose, su Monti se ne dicono di tutti i colori, dimenticando che ha governato, in clima di emergenza, con un parlamento ostile e, nonostante questo, salvandoci dal baratro in cui ci aveva spinto la sciagurata dabbenaggine berlusconide. Certo, è vero che non sono stati intaccati i poteri forti e oscuri che accumulano ricchezze ingenti con l’evasione e con arzigogolate speculazioni finanziarie, ma costoro potevano contare sullo schifosissimo ricatto di un parlamento in massima parte complice. Abbandonare la barca, come qualcuno suggeriva, avrebbe solo significato spalancare le porte degli inferi. Onore al merito, quindi, e cerchiamo di assicurargli una maggioranza vera, solida, stabile, che consenta, finalmente, quelle agognate riforme che tutti invocano, ma che nessuno si è sognato di attuare.
Io sono candidato con FINI e quindi non posso che esortarvi a votare Futuro e Libertà. Conosco i miei compagni di cordata e su loro, nessuno escluso, sento di poter mettere la mano sul fuoco. Sono un uomo di Destra a denominazione di origine controllata e garantita e so bene cosa significhi ciò. So bene, quindi, che in Futuro e Libertà si ritrovano persone con i miei stessi principi, indipendentemente dal fatto che siano stati capaci, o meno, di percorrere gli stessi sentieri impervi da me percorsi negli anni bui. L’importante è che ora siano lì, ed è già tanto. Di loro mi faccio garante io, Pasquale Michele Pompeo Lavorgna detto Lino, fu Lorenzo, che mi sorride dal Paradiso dei Giusti, alias Galvanor da Camelot, l’ultimo cavaliere della Tavola Rotonda. Monti è l’ex Rettore di una delle più prestigiose Università al mondo, un ex Commissario Europeo, un Uomo che a distanza di pochi giorni dal suo insediamento a Palazzo Chigi è stato capace di riguadagnare quel rispetto internazionale che l’egemonia berlusconide aveva portato sottozero, fino a indurre due importanti Leader Europei a ridere pubblicamente dell’Italia e degli Italiani. Questa Coalizione, di cui mi onoro di far parte, è quanto di meglio vi sia oggi in Italia, politicamente parlando, e può diventare ancora più forte se tanti giovani sani e preparati, ora confusi, troveranno la forza di sollevarsi da quella insostenibile pesantezza dell’essere che li schiaccia, offuscando ogni capacità reattiva. E’ da essa che bisogna ripartire per diradare la densa nebbia che offusca la vista sugli orizzonti del Futuro.
Sbollite la vostra rabbia e ragionate con calma. Poi fate pure come meglio credete, senza dimenticare, però, che: “Faber est suae quisque fortunae”. Lamentarsi e basta non serve a nulla, mentre il qualunquismo fa gioco solo a Berlusconi e ai suoi famelici sodali. In passato era difficile scegliere, ma mai come questa volta la dicotomia tra Bene e male è chiara e netta. Sbagliare ora vuol dire commettere un delitto. Un grave delitto, portatore di conseguenze ben più disastrose di quelle, tragiche, determinate dalla malapolitica dei decenni precedenti. Riflettete con calma. Con molta calma.
(Lino Lavorgna)

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