Galvanor da Camelot (Lino Lavorgna)
Ho teso corde da campanile a campanile, ghirlande da finestra a finestra, catene d'oro da stella a stella, e danzo. www.lavorgna.it

Elezioni 2013: come volevasi dimostrare

ITALIA 2013


Ho aspettato che si decantasse il fermento generato dal risultato elettorale, che è “clamoroso” solo per chi non è capace di interpretare gli scricchiolii della Storia, sia per capire la lettura preminente che ne sarebbe scaturita sia per non confondermi nel calderone di chi, parlando a caldo, fa a gara con gli altri a spararle più grosse.
Tutte le analisi, o quasi, si concentrano sugli errori dei partiti e sulla rabbia dei cittadini che hanno protestato premiando Grillo. Analisi che, in massima parte, colgono nel segno e che quindi non replicherò, essendo per me prioritario porre l’accento, a costo di risultare noioso, non tanto sulle colpe dei politici, quanto su quelle dei cittadini.
Procediamo con ordine.
10.047.808 italiani hanno ritenuto che un modesto burocrate di partito potesse rappresentare l’Italia nei consessi internazionali, dialogando con persone come Obama, Hollande, Merkel, Cameron.
9.922.850 italiani hanno “ancora” ritenuto che il cialtrone nazionale, che ci ha coperto di ridicolo, invece della galera meritasse per l’ennesima volta di governare il Paese.
Una buona milionata di italiani ha inteso votare per una miriade di partiti spazzatura, rinunciando, di fatto, al diritto di contribuire realmente alla formazione di un governo.
Queste persone, che sostanzialmente si possono ritenere “il corpo malato della società”, con patologie variabili, da meno gravi a gravissime, rappresentano il 61,64% della forza elettorale del Paese. Scusate se è poco.
La parte sana del Paese, quindi, quella composta prevalentemente da persone oneste e serie, a prescindere dalle idee e dalle simpatie politiche, è già minoritaria, assestandosi intorno al 38,36% degli elettori.
Tra costoro, ben 8.689.458 (25,55%) hanno scaricato la propria rabbia rovesciando sul Movimento 5Stelle una miriade di consensi; 765.188 (2,25%) hanno premiato l’impegno antimafia di Ingroia (che ovviamente non si discute, vivendo egli da oltre 20 anni con una condanna a morte sulle spalle, ma che in questa avventura elettorale era accompagnato da comunisti ortodossi, poco riciclabili in un contesto di moderna società in continua evoluzione) e solo 3.591.607 (10,56%) hanno votato per la coalizione capeggiata da Monti che, di fatto, conteneva nel suo seno le uniche risorse capaci realmente di offrire un’alternativa valida al Paese, caratterizzate da un alto profilo etico, culturale, professionale e politico. (Ok… siccome prevenire è meglio che curare, sarò il primo a dire che qualche “pecorella” zoppa, in zona Casini, vi sarà anche stata; ma si tratta appunto di qualche pecorella, che sarebbe stata subito ridimensionata dal dirompente “rigore” del Presidente Monti, che certo non avrebbe consentito a nessuno giochetti di vecchio stampo).
Penso che i dati parlino da soli. E con questi dati, verrebbe da dire: “Ma dove vogliamo andare?”
Il PD aveva in Renzi l’uomo nuovo che avrebbe potuto rappresentare un ritemprante ringiovanimento del centro-sinistra. I vecchi apparati lo hanno emarginato proprio come le vecchie oligarchie mandavano al rogo gli innovatori, o li lapidavano. (A lui è andata pure bene, quindi).
Bersani sembra davvero il cadavere ambulante evocato da Grillo ed è patetico ad ogni uscita, della quale è il primo a non sembrare convinto.
Ora tutti a invocare il senso di responsabilità di Grillo, bistrattato come un volgare anarchico qualunquista fino a poche ore prima delle elezioni. Fassino non potrà mettere il naso fuori dalla porta per i prossimi mille anni, perché tutto il mondo sta ridendo alle sue spalle con le parodie del suo infelice invito a formare un partito, per vedere quanti consensi avrebbe raccolto!
La politica, o per meglio dire, “La Storia”, non si fa né con i “se” né con i “ma” e mi esimerò, pertanto dal facile ed inutile giochino di un’analisi in fieri.
Abbiamo avuto una grande occasione, con gli uomini giusti per una vera svolta, ma non abbiamo saputo approfittarne. Negli articoli precedenti questo rischio traspariva evidente. Come volevasi dimostrare, il popolo italiano non si smentisce mai. Il popolo, non la classe politica.
(lino lavorgna)

La foto Italia alla deriva, di Lino Casadei, inserita nel fotomontaggio, è tratta dal blog: http://www.vignettedelblogcasadei.fotoblog.it

La parodia sulla profezia di Fassino

(Cliccare sulla foto per visionarla ingrandita)

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