Galvanor da Camelot (Lino Lavorgna)
Ho teso corde da campanile a campanile, ghirlande da finestra a finestra, catene d'oro da stella a stella, e danzo. www.lavorgna.it

BRUNO IORIO. L’AMICO DEL CUORE.

BRUNO IORIO


Vi sono ricordi che la mente oscura, altri che vengono plasmati e stravolti dal fluire del tempo. Ve ne sono altri, poi, che resistono alle bufere e ai tormenti della vita, restando nitidi, come i fotogrammi di un vecchio film ben conservato.
A questa categoria appartengono i ricordi di Bruno, l’Amico che più di ogni altro seppe penetrare nei meandri concettuali di un imberbe cavaliere errante, cogliendone l’essenza molto più di quanto a egli stesso non fosse concesso.
Era un caldo mattino d’autunno e m’incamminavo alla volta di Napoli, in un affollato treno, per la mia prima lezione universitaria. Mi facevano compagnia l’entusiasmo e la freschezza dei 18 anni, anche se nei terribili anni di piombo si diventava adulti presto.
Nel vagone vi erano un paio di persone conosciute e un giovane, rincantucciato in un angolo, che catturò la mia attenzione in modo insolito. Le due persone conosciute mi coinvolsero in una discussione sui “Borboni di Napoli”, a loro giudizio forieri di prosperità e benessere per i sudditi. Mi parlavano con la serena consapevolezza di chi presume che gli interlocutori non possano che essere d’accordo con le tesi sostenute e restarono un po’ male quando le videro confutate per buona parte. Il giovane accanto al finestrino sembrava intento a pensare ai fatti suoi, ma ebbi netta la percezione che ci ascoltasse attentamente.
La facoltà di Scienze Politiche era ubicata in Via Guglielmo Sanfelice, nell’edificio ora occupato da una Caserma della Guardia di Finanza. Risparmio le emozioni della matricola, poco interessanti in questo contesto, per soffermarmi sull’incontro che avvenne in tarda mattinata, nel corridoio che separava l’androne dalla biblioteca.
Il giovane del treno mi venne incontro abbozzando un sorriso e salutandomi con un “ciao”. “Ciao”, gli risposi, per poi aggiungere, più o meno: “Sei anche tu di Caserta? Non ti ho visto alla lezione di storia. A che anno sei iscritto?” Fu allora che vidi quel gesto caratterizzante che sempre avrebbe preceduto una rivelazione sorprendente: un leggero incurvamento della testa e un sorriso appena accennato. “Abito a Maddaloni e sono l’Assistente di Campa”.(1) “Mi scusi! – replicai con evidente disagio – L’avevo scambiata per uno studente!” “Ma no, figurati! E lascia stare il “lei”. Mi chiamo Bruno Iorio. Piacere di conoscerti”. “Pasquale Lavorgna, piacere mio”. E ci stringemmo la mano. “Interessante il tuo discorso sui Borboni. Hai già letto i testi di De Sivo?” “No. Ho solo letto quello di Buttà”.(2)
Da quell’incontro nacque un rapporto di amicizia che è impossibile dipanare in un articolo. Bruno Iorio era un uomo eccezionale, perché racchiudeva in sé il meglio che si possa desiderare da un essere umano: grande intelligenza, grande cultura, grande apertura mentale, grande capacità di capire le persone e un retaggio di Gran Signore che cesellava una personalità eccelsa, rendendolo semplicemente straordinario.
In quel periodo presi una bella cotta per una ragazza molto diversa da quelle solitamente frequentate, che invece di cadermi ai piedi con sorrisini entusiastici, mi teneva testa con una determinazione e una freddezza cui non ero abituato. Bruno, che era il docente di entrambi, mi prendeva bonariamente in giro, chiedendomi cosa vi trovassi in una collega che m’induceva a trascurarne altre ben più disponibili. Annamaria, a onor del vero, era davvero una donna interessante e anche Bruno se ne sarebbe accorto presto!
Un bel giorno mi chiamò e mi disse che eravamo stati invitati a cena proprio a casa sua. Ivi giunti ebbi la bella notizia: si sarebbero sposati e mi chiesero di curare la regia del matrimonio. Scelsero una chiesetta deliziosa a Vindicio e dovetti far ricorso a tutte le mie risorse intellettuali per vincere la riottosa resistenza del parroco, che non voleva autorizzare le musiche da me selezionate, prevalentemente tratte dalle opere di Wagner, che per lui era uno “scomunicato”. Cercai di fargli capire che l’Ave Maria di Shubert era stata composta per una prostituta e che mai avrei potuto farla eseguire per una donna a me carissima, che sposava il mio più caro amico. L’ebbi vinta, ma quanta fatica!
Domani sera illustri studiosi ricorderanno l’opera e il pensiero di Bruno Iorio, che ovviamente è immortale come tutti coloro che hanno saputo percorrere in modo eccelso i sentieri della vita, indipendentemente dal tempo loro assegnato.
Li ascolterò con attenzione, ovviamente, e mi si perdonerà se la loro voce accompagnerà soprattutto i miei ricordi, perché per quanto potranno esaltare l’una e l’altro, forse nessuno di loro è stato testimone di un momento straordinario che, da solo, misura meglio di qualsiasi altra cosa la Statura dell’Uomo. Un giorno, all’improvviso, disegnai un cerchio su un foglio e una tangente sulla circonferenza, discretamente lunga. Gli chiesi cosa vi fosse nel cerchio e cosa fosse la tangente. E lui rispose. In modo perfetto, impeccabile, senza alcuna omissione.
(Lino Lavorgna)


1) Riccardo Campa. Titolare della cattedra di Storia delle Dottrine Politiche.
2) Giacinto de Sivo, (Maddaloni, 29 novembre 1814 – Roma, 19 novembre 1867) è l’autore di una Storia delle Due Sicilie che espone con metodologia revisionista le problematiche risorgimentali. L’Abate Buttà è l’autore de: “Viaggio da Boccadifalco a Gaeta”, opera apologetica dell’ultimo periodo Borbonico, non scevra di spunti cronistici molto interessanti e troppo trascurati dalla storiografia ufficiale.

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Una Risposta to “BRUNO IORIO. L’AMICO DEL CUORE.”

  1. Ouverture del III° atto del Lohengrin, con La marcia nuziale che consacrò l’amore tra Bruno e Annamaria.

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