Galvanor da Camelot (Lino Lavorgna)
Ho teso corde da campanile a campanile, ghirlande da finestra a finestra, catene d'oro da stella a stella, e danzo. www.lavorgna.it

Lettera aperta a Marco Travaglio

Marco Travaglio


Carissimo Marco,
siccome i complimenti alle persone eccezionali possono risultare stucchevoli e fuori luogo, mi esimerò dal ribadirti quanto più volte scritto in ogni dove per rendere omaggio alle tue doti, limitandomi solo a ringraziarti per il prezioso contributo al servizio della verità.
Con questo messaggio, pertanto, intendo solo richiamare la tua attenzione sulle metodiche comunicative, invitandoti ad un “supplemento” di lavoro, che a mio giudizio si rende oltremodo necessario in questo sgangherato paese, in cui le persone, prima di ogni altra cosa, sono “disinformate”.
Partiamo dalla vicenda “Idem”, solo a mo’ di esempio, e senza alcuna volontà di infierire sul ministro che, però, deve dimettersi, come hai giustamente evidenziato nel tuo fondo odierno.
Nella sua accorata e fastidiosa autodifesa ha avuto il coraggio di affermare che in Germania nessuno si sarebbe dimesso per qualcosa di simile. Cosa non vera, come giustamente da te rilevato. Aggiungo che in Inghilterra un ministro si è dimesso per aver “imputato” una multa alla moglie e che in quel Paese, per il reato di “intralcio alla Giustizia”, è prevista come pena massima l’ergastolo!
Come spezzare la propensione menzognera dei nostri politici?
Quante ore di “Servizio Pubblico”, “Ballarò”, tuoi video, sono stati sciorinati negli ultimi anni? Quanti articoli eccezionali sono stati redatti per spiegare agli italiani il malcostume e la malapolitica? Tanti, con i risultati che abbiamo sotto gli occhi.
E se provassimo a cambiare metodo?
Esempio: dibattito televisivo in cui sia presente qualcuna delle bravi vestali di Berlusconi, o un politico inquisito e notoriamente propenso a delinquere, o uno dei tanti giornalisti pennivendoli che manipolano l’informazione, o uno scienziato al servizio dei potenti capace di affermare che le scorie radioattive non sono pericolose.
(Diciamolo pure con serenità: alcuni di costoro sono decisamente abili e molto spesso, la verità dei fatti, sapientemente illustrata da persone come te o Giannini, tanto per citare solo due punte di diamante e scusandomi con i tanti altri, viene obnubilata dalla loro abilità mistificatoria).
Proviamo, però, con la tecnica della domande indirette, apparentemente sconnesse dai fatti. Domande che dovrebbero servire a “tirar fuori” la reale posizione delle singole persone, su vari aspetti della società e della politica.
1) Cosa ne pensa di un uomo che, avvalendosi dei servigi di un avvocato disonesto, riesce a impossessarsi di una proprietà immobiliare di ingente valore, pagandola una cifra irrisoria alla proprietaria? (Prova a fare un sondaggio: questa storia non la conosce quasi nessuno!)
2) Cosa ne pensa di un uomo che definisce “eroe” un personaggio di spicco della mafia, pluriomicida e con una fedina penale lunga un chilometro?
3) In Inghilterra e in Germania i ministri sono costretti a dimettersi perché imputano le multe ad altri o scopiazzano le tesi. Ritiene corrette queste modalità comportamentali o eccessive? Se le ritenesse corrette, sarebbe propenso/a a battersi affinché fossero attuate anche in Italia?
4) Cosa prova nel sentire da un capo di governo una frase come la seguente: “Il falso in bilancio non è un reato”?
5) Cosa pensa di un direttore di giornale che sistematicamente scriva articoli di fondo per compiacere il proprio editore?
Potrei andare avanti all’infinito. Ma il senso è chiaro.
Il mio convincimento è che in Italia il confronto tra le parti è “viziato” all’origine da regole sbagliate. E questo avvantaggia “troppo” chi gioca sporco.
Se io e te ci confrontiamo su alcune problematiche, sicuramente troveremo qualcosa sulla quale la pensiamo in modo difforme. Ciascuno esporrà le proprie idee e chi ascolta potrà valutare serenamente “due visioni diverse di una fenomenologia”. Quando, però, capita che su una vicenda due persone siano assolutamente concordi (esempio: Ruby NON è la nipote di Mubarak) e uno dei due è costretto a usare le proprie abilità dialettiche per dimostrare il contrario, il mistificatore è in vantaggio, perché potrà spaziare su terreni concettuali molto più ampi! (Stile Ferrara).
Quando nei salotti televisivi si tributa dignità interlocutoria ai politici che mentono sapendo di mentire, prendendo per valide le loro argomentazioni, invece di metterli con le spalle al muro, si conferisce loro un grande vantaggio!
Bisogna scardinare tutto questo e tu, naturalmente, sei la persona più indicata per questo lavoro.
(Lino Lavorgna)

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