Galvanor da Camelot (Lino Lavorgna)
Ho teso corde da campanile a campanile, ghirlande da finestra a finestra, catene d'oro da stella a stella, e danzo. www.lavorgna.it

Morire di freddo nel 2013

Fano, pensionato muore di freddo in casa: gli avevano staccato il riscaldamento per morosità.
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Lettera aperta ai titolari dell’azienda erogatrice del gas nel comune di Fano.

Egregi titolari e dipendenti dell’azienda (mi è proprio impossibile definirvi Signori), anche se ora state già pensando di ricevere una severa rampogna e tante contumelie, rassicuratevi, nulla di tutto questo conterrà la mia missiva.
Sono triste per la perdita di una vita umana, ma so anche che siamo nel pieno di una guerra e una guerra genera morti, anche se per ora da una parte sola.
Non vi è odio nelle mie parole: è un sentimento che non mi appartiene. E non vi è nemmeno disprezzo: quello è riservato solo a chi sappia elevarsi, anche nel male, almeno di un’ombra sul livello del suolo.
Voi fate parte di un’altra categoria, quella dei topi di fogna, che vivono appunto nel loro mondo, ritenendo che esso fosse racchiuso nei confini oltre i quali non riescono a migrare. Un mondo di cacca putrescente e muffa, di miasmi e batteri patogeni.
Voi, pertanto, non avendo contezza di ciò che avviene al di là dei vostri confini, non avete alcuna possibilità di sfruttare tutte le risorse intellettive e culturali che l’Umanità, nonostante i tarli che persistono e si perpetuano nel fluire dei tempi, ha saputo creare per “proteggersi”.
Alcuni di questi elementi protettivi, ad esempio, si chiamano “Umanità” e “Solidarietà”. Termini già estranei a quello che una volta si chiamava “capitalismo” e, naturalmente, ancora più estranei nel post-capitalismo, degenerato verso formule sociali difficilmente sintetizzabili in un articolo, se non con una definizione generica che deve “forzare” le leggi della fisica, che nulla vede di assoluto. Il capitalismo degenere di cui voi siete fulgida espressione può definirsi, infatti, “il male assoluto”.
Topi di fogna, quindi, incapaci di aprirsi un varco che consenta di vedere un squarcio di luce, di respirare aria pura (pensate un po’: quella della vostra zona è tra le migliori d’Italia!), di “ragionare” fuori dagli “schemi”.
No. Il capitalismo degenere che vi tiene imprigionati e vi obbliga ad agire “schematicamente”, proprio come i topi che percorrono le fogne avanti e indietro, non vi consente alternative.
Sono sicuro che la morte del povero Anziano non vi tocca. Si sono già verificati tanti episodi analoghi e sono noti alcuni commenti tipo: “Ma che pretendeva, che gli lasciassimo il gas attaccato solo perché non aveva i soldi per pagare la bolletta?”. “E’ morto di freddo? Pazienza! La vita è una selezione naturale: i più deboli soccombono”.
Le giustificazioni ammantate di saccenteria pseudo-culturale sono infinite e non basterebbe un libro per contenerle tutte.
Voi mi direte, quindi: “Ma se già sai tutte queste cose, perché ci scrivi? “Cosa vuoi da noi? Noi tagliamo il gas a chi non paga. Punto. E se muore non sono affari nostri”.
Tranquilli. Non pretendo nulla da voi. Avete notato un solo rigo, in questa mia missiva, che possa caratterizzarsi come un’accusa diretta al vostro operato? Vi ho detto e ribadisco che voi, di fatto, per me non esistete. (Siete topi di fogna, non dimenticatelo).
Questa lettera, di fatto, non è diretta a voi, ma a chi ha la responsabilità “oggettiva” del vostro stato.
Costoro si elevano di qualche millimetro dal livello del suolo e quindi per me esistono e sono degni del mio disprezzo. Almeno fino a quando non mi verrà di nuovo voglia di levarmi in armi in un mare di triboli per, combattendo, disperderli. E mi sa che è giunta l’ora.
(Lino Lavorgna)

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