Idiozie del nostro tempo: Genitore 1 e Genitore 2

BIMBO AL TELEFONO 3


“Solo una cosa mi meraviglia più della stupidità con cui la maggior parte degli uomini vive la propria vita: è l’intelligenza che c’è in questa stupidità”.
Questo bellissimo aforisma di Fernando Pessoa, tratto dal “Libro delle inquietudini”, mi è venuto alla mente mentre leggevo la notizia relativa al modello dell’iscrizione per l’anno scolastico 2014/2015, che prevede la formula: “Genitore 1” e “Genitore 2”.
L’attuale ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca si chiama Maria Chiara Carrozza. “Scienziata e politica”, è scritto in una sua biografia, cesellando sin nelle prime battute una palese distonia: uno scienziato che si lasci fagocitare dalla “passione politica”, specialmente se vive in Italia, ha già qualcosa di “sbagliato” in sé.
Sbagliata che sia, comunque, la Signora ministro ha una laurea in fisica, è docente di bioingegneria industriale ed è stata, nientepopodimenoché, Rettore della “Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa”. Accipicchia!
“L’idiozia”, come si sa, ha affascinato fior di scrittori. Dostoevskij ha offerto una lettura del’idiota sostanzialmente antitetica rispetto a ciò che si registra nella società contemporanea: colui che era definito idiota non lo era, mentre senz’altro lo erano i suoi accusatori, che passavano per persone “intelligenti”.
L’idiozia nelle persone “realmente” intelligenti, poi, oltre ad affascinare gli scrittori (si pensi a Oscar Wilde) è materia prelibata per sociologi, psicologi e filosofi. Ne cito uno per tutti, Michael Foucault, che incarna bene le tre categorie.
La stupidità insita nella definizione “Genitore 1” e “Genitore 2” è così palese da risultare irritante finanche per chi, magari in buona fede, propenda per una ridefinizione della terminologia parentale, perché “culturalmente” avverso al concetto di “Padre” e “Madre”. Chi stabilisce, poi, quale debba essere il “Genitore 1”? E in base a quale logica?
La critica, pertanto, è duplice. Da un lato si sta cedendo troppo sul fronte della disgregazione familiare e dall’altro si registra una confusione mentale che non lascia presagire nulla di buono. Un gran pasticcio, insomma.
Come sia possibile, poi, che delle persone di alto profilo culturale si perdano in modo così pacchiano nell’affrontare un problema senz’altro di grande rilevanza e proprio per questo da trattare con i guanti bianchi, è un mistero di difficile decantazione, anche se non mancano certo le strade da seguire per venirne a capo.
Se ci addentriamo in questo campo, però, non ne usciamo più.
Non perdiamo di vista, pertanto, il problema nella sua essenza reale: una palese “idiozia” potrebbe “condizionare” fortemente in negativo la società.
Cosa fare? Parlare chiaro e senza dietrologismi.
Riconoscere i diritti di tutte le persone non deve determinare l’abiura del presupposto basilare di una Società. Questo presupposto ha un nome: FAMIGLIA. Ribadiamolo con fermezza e senza timore di apparire anacronistici e “politically incorrect”. La professoressa scienziata Maria Chiara Carrozza, ministro pro-tempore della Repubblica Italiana, sta avallando una “idiozia” grande come una montagna e per questo va esposta al pubblico ludibrio. Civilmente, certo, ma con ferma determinazione e senza sconti di sorta.
Egregia professoressa Maria Chiara Carrozza, non ho avuto il privilegio di diventare “papà”, ma se ciò fosse avvenuto e qualcuno si fosse permesso di definirmi “Genitore 1 o 2”, lo avrei preso per le orecchie per poi accompagnarlo dolcemente in strada a suon di calci nel sedere. Anche a nome dei tanti papà e mamme, pertanto, che hanno provato conati di vomito leggendo quell’infame modello da lei avallato, la invito a ritornarsene al più presto nella Sua Pisa e a rigenerarsi con sane letture. Le consiglio l’ultimo saggio di Alain De Benoist: “Famiglia e Società – Origini, storia, attualità”. Le farà bene. Intanto confido che presto si possa porre rimedio a siffatto abominio.
(Lino Lavorgna)

Famiglia e Società

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