Galvanor da Camelot (Lino Lavorgna)
Ho teso corde da campanile a campanile, ghirlande da finestra a finestra, catene d'oro da stella a stella, e danzo. www.lavorgna.it

Parliamo di Europa – 1^ parte


NOI TERRESTRI AL COSPETTO DELL’INFINITO


via lattea 3


Inizio un ciclo di riflessioni sull’Europa con uno scopo ben preciso: promuovere una coscienza comunitaria che abbatta i pregiudizi e sviluppi quel senso di appartenenza alla Patria comune, sempre avvilito dagli egoismi nazionalisti, oggi supportati da un alleato micidiale: il qualunquismo populista generato dalla crisi economica. Compito pazzesco, come facilmente intuibile, destinato inesorabilmente a fallire. Perché provarci, quindi? Perché è giusto, è bello, è stimolante. Motivi più che sufficienti per un cavaliere errante aduso a privilegiare “il principio” al di là delle convenienze. E’ sempre attuale, poi, il vecchio monito di Romain Rolland: “Anche senza speranza, la lotta è ancora una speranza”. Lo spreco volentieri, quindi, un po’ di tempo per questa mia bella Europa, dolendomi per non avere forza sufficiente a “levarmi in armi in un mare di triboli per, combattendo, disperderli”.
Non vi aspettate, tuttavia, una lunga e noiosa tiritera socio-economico-politica o una sequela di rampogne ai tizi e ai cai che dell’Europa hanno fatto strame. Anche di questo si parlerà, è ovvio, ma solo verso la fine, quando avremo “decantato” aspetti molto più importanti. Il grande equivoco che sconvolge la vita di un intero continente, infatti, è proprio l’aver anteposto aspetti marginali a quelli sostanziali. Come dicevo, tuttavia, ogni cosa a suo tempo. Per ora voglio parlarvi di “amore e di sacralità della vita”, partendo da lontano. Da molto lontano.
Nella foto si vede una rappresentazione (molto raffazzonata e per questo chiedo venia) dell’Universo Infinito. Nell’Universo, insieme con miliardi di galassie, vi è la nostra: la Via Lattea. E’ praticamente impossibile scorgervi il sistema solare e ancor meno quel minuscolo pianetino abitato da sette miliardi di esseri umani, tra i quali sei anche tu che stai resistendo nella lettura di questo articolo.
Fermati un attimo. Guarda l’immagine e poi chiudi gli occhi. Riesci a cogliere la maestosità della Galassia? Hai visto quanti stramiliardi di chilometri raggiunge il suo diametro? Riesci a leggerlo correttamente quel numero? Eppure, se comparata allo Spazio Infinito, questa maestosa galassia è molto meno di una puntura di spillo! Già, proprio così. Basta guardare le cose da una diversa prospettiva e le cose cambiano radicalmente, o meglio, a noi appaiono in modo radicalmente diverso. Questo si chiama “relativismo”, ossia una posizione filosofica che trova substrato scientifico grazie a un ometto simpaticissimo, capace di decriptare i misteri dell’Universo e di tradurli in formule.
A dirla così sembra davvero una cosa banale: guardo una strada affollata da un elicottero in volo e vedo una sorta di formicaio; osservo le stesse persone dal balcone di un’abitazione e il vociare convulso disturba anche la semplice lettura di un giornale. Mutare la prospettiva “di visione” vuol dire, di fatto, non “cambiare la realtà”, ma riuscire a “gestirla”. “Gestirla” non significa accettarla sempre e ad ogni costo, perché questo ci porterebbe a un eccesso che siamo soliti definire “anarchia”, bensì armonizzarla per rendere gradevole la convivenza con il prossimo. Questo scopo si raggiunge con codici comportamentali che contemplano l’osservanza delle leggi e il rispetto della libertà di ciascuno, fino al momento in cui essa non “invade e offende” quella di un altro. Facile, vero? Eppure… Eppure tutta la storia dell’Umanità non è altro che una continua trasgressione di questi banalissimi concetti, con le terribili conseguenze che tutti conosciamo. In queste riflessioni ci limiteremo a parlare di Europa, che ha visto esasperata fino all’estremo l’incapacità di rispettare dei semplici precetti esistenziali.
Perché è accaduto tutto questo? E perché sono ancora così forti le tensioni disgreganti di una pacifica convivenza?
Ne parliamo tra sette giorni.
(Lino Lavorgna)

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