Galvanor da Camelot (Lino Lavorgna)
Ho teso corde da campanile a campanile, ghirlande da finestra a finestra, catene d'oro da stella a stella, e danzo. www.lavorgna.it

ONU: IL FALLIMENTO DELLA SPERANZA


Un nuovo ordine mondiale si rende ineluttabile per salvare il Pianeta

Il palazzo dell'ONU colpito da un uragano.

Il palazzo dell’ONU colpito da un uragano.


Basta effettuare una rapida ricerca in rete per reperire lo statuto dell’ONU, che nell’articolo 1 prevede tutte le cose belle che degli uomini di buona volontà possano concepire per preservare la pace nel mondo, promuovere il rispetto dei diritti umani e la cooperazione economica. Lo statuto è stato varato nel 1945 e, se è vero che da allora non vi sono stati i terribili conflitti che hanno insanguinato il Pianeta nei primi cinquanta anni del ventesimo secolo, è altrettanto vero che il giudizio sulla capacità di rispettare in pieno i propositi enunciati è assolutamente negativo, come dimostrano gli oltre venti milioni di morti in guerre locali dal 1945 ad oggi, ai quali vanno aggiunti almeno altri trecento milioni di morti per gli effetti collaterali e per le pene patite nei tanti regimi dittatoriali. Cifre arrotondate per difetto e comunque spaventose. Tre quarti della popolazione mondiale vive in condizioni di indigenza e i paesi più ricchi consumano oltre l’80% delle risorse planetarie. Insomma, un vero disastro e un sostanziale “fallimento” dell’ONU.
Il termine “fallimento”, tra l’altro, che concettualmente presuppone qualcosa persistente al limite estremo di un processo, in questo contesto si configura addirittura in una fascia leggermente arretrata. Il vero fallimento, infatti, non consiste tanto “nell’incapacità operativa” di risolvere i conflitti nel mondo e sanare le ingiustizie sociali, quanto nell’incapacità “a promuovere se stessi”. Ovvero a fare in modo che l’Organizzazione fosse davvero recepita dai cittadini del mondo come strumento “essenziale” e non “esiziale”, come purtroppo avviene nella realtà, quando non sia addirittura misconosciuta.
Un Nuovo Ordine Mondiale, pertanto, si rende necessario per sopperire alle lacune, terribili, di quello vecchio. Il problema, come sempre, è individuare persone capaci di realizzare trasformazioni epocali e curare i malanni del Pianeta.
Fornire un elenco di ricette, ovviamente, oltre ad apparire pretestuoso, risulterebbe del tutto inutile. E’ molto più stimolante e costruttivo, pertanto, smuovere le acque affinché si “incominci a parlare” dell’ineluttabilità di una rifondazione dell’ONU, alla luce delle drammatiche vicende che con troppa lassitudine lasciamo scorrere negli schermi televisivi, salvo poi fronteggiare in modo irrazionale e inadeguato quando ci colpiscono da vicino.
La tragedia dei profughi, ad esempio, viene gestita o con il vigliacco cinismo di chi fugge e nasconde la testa nella sabbia o con lo squallido razzismo dei populisti, mentre un pugno di volenterosi è costretto, in modo raffazzonato e non strutturato, a fronteggiare pazzeschi quotidiani flussi. Non parlo solo del Mediterraneo, ovviamente, ma di tutti i campi profughi. E intanto delinquenti senza anima continuano a speculare sulla pelle di poveri sventurati, depredandoli dei pochi averi per il viaggio della speranza su barconi malandati, che sempre più spesso colano a picco mietendo centinaia di vittime.
Perché accadono queste cose? Il problema, manco a dirlo, è culturale. Seimila anni di “civiltà” non sono bastati ad annichilire l’antico motto: “Homo homini lupus”. Le cronache quotidiane portano alla ribalta eventi che trascendono ogni “crudeltà” ed evidenziano la straordinaria capacità degli esseri umani di convivere con il più bieco male, sia come attori sia come spettatori.
Di quanta crudeltà deve essere pervaso, ad esempio, un tiranno di un qualsiasi Stato, per riuscire a mangiare, a dormire, a guardare un film in TV, a mantenere il “potere”, mentre il popolo muore per mano sua ed essendo ben consapevole di essere schifato dalla comunità internazionale? E’ lecito accettare, ancora oggi, che in alcune zone del mondo si possa essere condannati a morte perché si professa una fede religiosa? E’ lecito accettare gli stupri di massa dell’India, l’inaudita violenza sulle donne che osano ribellarsi alla loro condizione di schiave? Schiave! Nel ventunesimo secolo?
Non è passato molto tempo da quando abbiamo visto di cosa sia stato capace il precedente presidente dell’Ucraina, che viveva in una reggia da mille e una notte mentre il suo popolo moriva di fame. Cito solo un esempio per amor di sintesi, ma la lista di tiranni come lui è lunga. E’ ancora tollerabile tutto questo, in ossequio al principio di non ingerenza?
Di chi è la colpa se grandi aree del Pianeta non si sono emancipate da condizioni tribali? Possiamo continuare ad assistere inermi al trionfo della barbarie?
Sono questi i grandi interrogativi sui quali occorre confrontarsi seriamente, per iniziare un nuovo percorso di “civiltà”, che si configuri realmente come tale.
La strada è lunga e il pianeta sta morendo. Proprio per questo occorre muoversi in fretta.
(Lino Lavorgna)

Un paio di stanze della villa di Janukovič, ex presidente dell'Ucraina.

Un paio di stanze della villa di Janukovič, ex presidente dell’Ucraina.

Campi profughi in Africa

Campi profughi in Africa

Profughi Siriani

Profughi Siriani

I viaggi della speranza

I viaggi della speranza

 GIOVANI DONNE LAVORANO COME SCHIAVE DALL'ALBA AL TRAMONTO NELLE MINIERE D'ORO NEL FOLTO DELLA FORESTA. SONO VITTIME DI OGNI VIOLENZA E SFRUTTAMENTO DA PARTE DI TRAFFICANTI E GRUPPI DI GUERRIGLIERI. FOTO LIVIO SENIGALLIESI PER COOPI

Donne schiave nelle miniere del Congo.

Baby squillo in un bar di Bangkok, capitale mondiale della prostituzione minorile.

Baby squillo in un bar di Bangkok, capitale mondiale della prostituzione minorile.

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