Galvanor da Camelot (Lino Lavorgna)
Ho teso corde da campanile a campanile, ghirlande da finestra a finestra, catene d'oro da stella a stella, e danzo. www.lavorgna.it

Qualcosa si muove. A Destra.

PARTECIPA


Avete idea cosa sia un piatto di broccoli andato a male? E’ ad esso che penso quando sento parlare delle vicende che riguardano quel variegato mondo convenzionalmente definito con un termine che non mi è mai piaciuto: centrodestra. (Con o senza trattino è lo stesso).
Un’area politicamente frammentata, inconcludente, composta da gruppi eterogenei e mal assortiti, con soggetti, nella migliore delle ipotesi, mediocri; nella peggiore: beh, ci siamo capiti.
Non vi aspettate ora che parli di essi in modo compiuto ed esaustivo. A cosa servirebbe? FI, NCD, FDI e loro satelliti, a cominciare dai razzisti della Lega, si sono trasformati da “armata Brancaleone” in una “corte dei miracoli” di stampo medievale e tanto basta per chiudere ogni discorso.
Con interesse e speranza, pertanto, si può guardare al ritorno in pista di Gianfranco Fini, reduce da una catartica palingenesi, che il 28 giugno ha organizzato, a Roma, un convegno dal titolo chiaro ed eloquente: “L’Italia che vorresti. Partecipa! Le tue idee per la Destra che non c’è”. Finalmente si torna a parlare di “Destra” senza contorni centristi. Non è cosa da poco ed era ora, anche per relegare subito nell’oblio certe “brutture” capaci di conquistare gli onori della ribalta mediatica, grazie anche a una classe di giornalisti più avvezza allo strillo che all’analisi ponderata.
Non so, ovviamente, cosa dirà Fini in occasione del convegno, ma se gli argomenti sono quelli magistralmente trattati nel suo ultimo libro, “IL VENTENNIO”, e nel programma evincibile dai siti www.liberadestra.it e www.partecipa.info, le premesse, più che buone, possono definirsi eccellenti.
Il compito più difficile, quindi, sarà rappresentato dalla “capacità di coinvolgimento”, affinché tutti coloro che possano ritenersi delusi dallo scenario politico italiano ritrovino uno stimolo per un rinnovato impegno sociale. La principale area di riferimento, pertanto, deve essere proprio quella che oggi si riconosce nell’astensionismo e nel voto di protesta, tanto meglio se integrata da una buona messe di elettori che, per abitudine o leggerezza, hanno continuato a votare i partiti sopramenzionati, nonostante le tante “evidenze” che avrebbero dovuto aprire loro gli occhi.
Cosa emerge da quanto sopra scritto? Che nel nuovo corso della “Destra” italiana non vi può (non vi deve) essere “trippa per gatti”, laddove per gatti s’intendono i “vecchi mestieranti” della politica pronti a riciclarsi con camaleontica abilità pur di restare a galla in qualche modo.
Niente da fare per i complici della malapolitica, altrimenti il progetto è destinato a fallire sul nascere. E’ bellissimo lo spot di Gianfranco Fini che chiama un giovane a tirare il calcio di rigore, in un ideale e romantico passaggio generazionale. Un passaggio generazionale che, però, sia detto senza fronzoli retorici e con estrema chiarezza, necessita di un “regista”. La Destra Italiana, pertanto, ancora per qualche anno non può prescindere dalla guida di Gianfranco Fini, essendo egli l’unico politico italiano cui possano essere tributate una statura da Statista e la capacità di pensare oltre le barriere del contingente.
E’ importante preparare i giovani ad assimilare bene i concetti fondamentali di una Destra moderna ed Europea, obnubilati dal caos dell’ultimo ventennio, che ha visto il termine “Destra” associato alla peggiore congerie di farabutti che abbiano mai cavalcato la scena politica.
E’ importante, soprattutto, far capire bene cosa “NON” deve essere una persona che si definisca di Destra. Non è di Destra chi è amico di lestofanti e con essi tresca; non è di Destra chi, raggiunto un qualsivoglia potere, lo eserciti per tutelare i propri interessi e per premiare con laute prebende amici, parenti e sodali; non è di Destra chi fosse pervaso da logiche iperprovinciali, che sconfinano nel qualunquismo, e invece di impegnarsi per costruire una “vera Europa” trova comodo cavalcare l’onda dell’euroscetticismo, propugnando ai propri elettori ridicole baggianate senza senso; non è di “Destra” chi si definisce di “centro”, perché non si può essere nello stesso tempo aceto e vino; non è di Destra chi non riesca a emanciparsi da un anacronistico nostalgismo e sfoga nei social il proprio malessere, senza sforzarsi di capire il mondo che cambia.
Diciamolo con estrema franchezza: è triste vedere l’Italia in mano a Matteo Renzi ed è triste vedere la pletora di accattoni pronti a calarsi le brache al suo cospetto pur di accaparrarsi un posticino sul suo affollatissimo carro. Cosa ancora più triste, però, è constatare che, dopo tutto, Matteo Renzi è ben migliore dei tanti che lo abbiano preceduto, sia nella cosiddetta “seconda repubblica” sia negli anni del pentapartito e dei monocolori DC, a riprova dello squallore che abbiamo dovuto sopportare dal dopoguerra a oggi.
Riusciremo a venire fuori da questa terribile impasse? Dipende da noi, ovviamente. Le premesse vi sono tutte. Vi è circa il 50% del corpo elettorale che aspetta solo un segnale “serio” e “costruttivo” e, nell’altro 50%, vi è circa la metà che può essere recuperata alla “Buona Italia” dopo essere stata complice, per troppi anni, anche inconsapevolmente, di quella marcia che ancora impera.
(Lino Lavorgna)

Annunci

Nessuna Risposta to “Qualcosa si muove. A Destra.”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...