Galvanor da Camelot (Lino Lavorgna)
Ho teso corde da campanile a campanile, ghirlande da finestra a finestra, catene d'oro da stella a stella, e danzo. www.lavorgna.it

Una lingua ufficiale per l’Europa. Iniziamo a parlarne.

Una lingua ufficiale per l'Europa


I Fashion Award internazionali, o i Beauty Contest di un certo rilievo, costituiscono una ghiotta occasione per “una full immersion” multilinguistica e multiculturale. Anche in soli 10 giorni, infatti (ma all’estero analoghi eventi durano anche un mese), poter dialogare con una cinquantina di modelle, agenti e giornalisti provenienti da ogni angolo del mondo risulta davvero interessante sotto molteplici aspetti.
Tre anni orsono, in occasione della finale mondiale di “Miss Motors International”, durante una trasferta in pullman, mi appropinquai in coda con una dozzina di modelle e proposi loro un argomento: una possibile lingua ufficiale per l’Europa.
Il mio voleva essere semplicemente un simpatico gioco per ingannare il tempo, non scevro di una certa curiosità scaturente dalla mia vocazione europeista. Anticipo subito, invece, che successe il finimondo. Dovetti far ricorso a tutte le mie risorse di mediatore per impedire che i toni non propri amichevoli e le continue punzecchiature delle ragazze intellettualmente più attrezzate, a discapito delle altre, sfociassero in qualcosa di più sgradevole. Devo aggiungere, per dovere di cronaca, che alcuni prodromi avevo già avuto modo di coglierli in una precedente trasferta. La modella Greca (laurea in economia) e il suo agente, tra l’altro mio carissimo amico, “massacrarono” la povera modella Macedone, culturalmente meno attrezzata, portandola fino alle lacrime e mettendomi in forte imbarazzo, perché fui costretto a intervenire in una discussione che non mi vedeva partecipe. I due Greci, manco a dirlo, contestavano alla malcapitata il diritto di proclamarsi “Macedone” e lei subiva le dure accuse, soffrendo molto, senza essere in grado di replicare nemmeno con una semplice verità: avendo poco meno di 21 anni, era ancora in fasce quando fu proclamata la Repubblica Macedone e quindi, per lei, era del tutto naturale sentirsi, a tutti gli effetti, “Macedone”. Altri segnali eloquenti della “disarmonia continentale” (qui parlo solo di Europa, ma vi erano modelle dai 5 continenti) si evincevano quotidianamente. Cito solo due esempi di una lunga lista, per amor di sintesi. Le modelle della Serbia e del Montenegro facevano gruppo a parte e mantenevano un atteggiamento cupo e ostracistico nei confronti di chiunque. La modella che rappresentava “il Belgio” non ne volle proprio sapere di proclamarsi “Belga” e ci obbligò a cambiare la fascia che la riguardava: ella era “Miss Fiandre”, non “Miss Belgio!”. “Che male c’è – le chiesi, ben sapendo di provocarla – a rappresentare tutta la nazione?” Risposta sdegnata: “Non voglio avere nulla a che vedere con quei porci e fannulloni dei Valloni”. Ma torniamo al Pullman.
Posta la domanda, iniziarono gli interventi. La delegata della Francia ruppe subito gli indugi: “Ma a cosa serve porre questa domanda? Penso siamo tutti d’accordo che la lingua ufficiale europea possa essere solo il “francese”. Apriti cielo! Tutti iniziarono a parlare contemporaneamente e sembrava di stare in una puntata di Ballarò dopo i soliti interventi irritanti della Santanché o della Comi. Per farla breve: ciascuna modella aveva mille buone ragioni per sostenere la “propria” lingua: in particolare l’Inglese, la Spagnola, la Tedesca. Le altre, ad onor del vero, pur senza proporre la propria come lingua ufficiale, erano tutte concordi sulla “impossibilità” di avere una lingua comune. “Ma tu credi nell’Europa Unita?”– chiedevo un po’ a tutte. Le risposte, purtroppo, al di là di qualche vaghezza più diplomatica che reale, mettevano in luce solo un forte “nazionalismo”. La discussione andò avanti per oltre un’ora e nel frattempo eravamo quasi giunti alla meta. Ritenni, pertanto, di chiudere la conversazione. “Ragazze – dissi – scusatemi tanto. Stiamo parlando da oltre un’ora e anche con toni accorati, per valutare la possibilità di una lingua ufficiale per l’Europa. Siamo una dozzina di persone che, sia pure mantenendo le proprie convinzioni, stano comunicando tra loro. E lo facciamo ogni giorno”. Lunga pausa, per dare loro la possibilità di “riflettere”. Poi ripresi. “Mi dite, per favore, in che lingua stiamo parlando?” – Un paio di modelle avevano iniziato a sorridere già prima della pausa, perché avevano compreso dove stessi andando a parare. Stavamo discutendo da oltre un’ora e potemmo farlo, però, solo perché ciascuno di noi parlava “una” lingua nota a tutti gli altri: l’inglese.
Magari vi erano più persone che parlassero il francese, o lo spagnolo, o il tedesco. Ma una sola lingua era condivisa da tutti, tra l’altro imposta dal regolamento del Fashion Award: non partecipi ad una finale mondiale se non parli inglese.
Ecco. Non voglio aggiungere altro. Incominciamo a parlarne, di una lingua ufficiale europea. Senza litigare. Con calma. Parliamone tra noi e poi con gli altri Europei. In inglese, perché l’inglese, vivaddio, lo parliamo tutti.
(Lino Lavorgna)

Lino Lavorgna

Oltre 50 modelle provenienti da tutto il mondo.
Una sola lingua comune per comunicare.

Cliccare sulle foto per vederle ingrandite.

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