Galvanor da Camelot (Lino Lavorgna)
Ho teso corde da campanile a campanile, ghirlande da finestra a finestra, catene d'oro da stella a stella, e danzo. www.lavorgna.it

Destra e cultura: il “gap” da colmare.

LA CULTURA - VALORE ASSOLUTO


Non può esistere alcun progetto politico “serio e valido” senza un background culturale altrettanto serio e valido. In mancanza possono anche sorgere partiti e movimenti, come accaduto in Italia negli ultimi venti anni, ma i risultati possono solo essere “catastrofici”, come facilmente evincibile da tutti.
Il 28 giugno 2014, Gianfranco Fini, dopo un lungo periodo di gestazione, ha lanciato un progetto “culturale” per dare vita alla “Destra che non c’è”. Encomiabile proposito, che sta raccogliendo molti consensi.
Riusciremo, finalmente, ad avere in Italia una vera “Destra”, degna di questo nome? E’ presto per dirlo e restano forti le perplessità sulla riuscita del progetto, almeno quanto il desiderio di provarci, mettendocela tutta.

1. DIRADARE LE NUBI E FARE CHIAREZZA. LA QUESTIONE TERMINOLOGICA


La confusione, a Destra, regna sovrana e da molto tempo. Nell’ultimo ventennio, poi, egemonizzato dalle baggianate berlusconidi, l’assoluto vuoto culturale ha complicato maledettamente le cose. All’esercito di intellettuali di spessore di sinistra, infatti, la “cosiddetta” destra ha potuto opporre… Lando Buzzanca, la squadra del Bagaglino e Luca Barbareschi. Del resto, con un barzellettiere come capo in testa non è che si potesse pretendere di più. Il primo campo “infetto” da bonificare, pertanto, è proprio quello che attribuisce alla “Destra” soggetti ad essa estranei e antitetici. Non si tratta solo di “asfaltare” le scemenze che trasudano dai media e da qualche filmetto (tipo Saint-Tropez e il sushi sono di destra; il Salento e il Kebab sono di sinistra, che porterebbero subito chi scrive questa nota a sinistra: non ho mai messo piede a Saint-Tropez e mai mangiato il sushi; di converso adoro il Salento e il kebab), ma di offrire “seri” riferimenti culturali che chiariscano le idee. Considerare “Destra” gli esponenti di alcuni partiti presenti in parlamento, di alcuni movimenti e associazioni, che il termine usano a sproposito, con i loro sodali posticci, qualunquisti, razzisti e rozzi, non solo è una sciocchezza grande come una catena montuosa, ma oltremodo offensivo per tutti coloro che, “legittimamente”, possono definirsi di Destra. La “questione terminologica” non è cosa di poco conto. Occorre fare chiarezza tra un “programma di centro-destra” (possibile, ma a posteriori e non necessariamente “fondamentale”) e un “progetto” di “Destra”, che deve costituire l’impegno primario, realizzato il quale si può passare ad altro. Non si possono occupare due spazi contestualmente. “Centro” e “Destra” sono due aree politiche sostanzialmente diverse e per certi versi contrapposte, se si tiene conto precipuamente della “realtà”. Coloro che generalmente si riconoscono in un’area di “centro” hanno una concezione affaristica e opportunistica dell’attività politica, nonché una marcata propensione verso l’illegalità. In passato, quando la DC imperava, almeno ipocritamente si cercava di ingannare le masse con una parvenza di “tensione ideale” che poneva al primo posto il clericalismo e l’anticomunismo, anche se era a chiaro a tutti che l’impegno primario consisteva nel depredare le casse dello Stato a più non posso e in ogni contesto. Con l’avvento di Berlusconi questa necessità è stata obnubilata da un “pragmatismo” ancora più cinico: non occorre perdere tempo per “dimostrare” di essere onesti. E’ proprio la capacità di impossessarsi delle leve del potere e gestirlo a proprio uso e consumo, in una sorta di dittatura legittimata dal consenso, che viene ostentata come elemento fondante del nuovo corso politico. Si arriva a legiferare “ad personam”, sancendo che “commettere taluni reati” è cosa buona è giusta, come, ad esempio, falsificare i bilanci. Cosa hanno in comune, con le persone di “Destra”, siffatti lestofanti? Nulla.


2. COSA VUOL DIRE ESSERE DI DESTRA.


Conservo ancora, in una vecchia agenda dei primi anni settanta, una simpatica (ancorché limitatissima – è bene dirlo subito) definizione della “Destra”, concepita dal compianto Avv. Franco Franchi, deputato del MSI dal 1963 al 1992.
La trascrivo, scusandomi se questo paragrafo sarà particolarmente lungo, perché voglio recuperare stilemi descrittivi oggi in disuso, in quanto soppiantati da una eccessiva semplificazione che “tenderebbe” a privilegiare “la sintesi”. Una sintesi che, troppo spesso, penalizza i contenuti
Destra: segno della vita, dell’ordine, dell’intelligenza, del coraggio, della fedeltà.
1) Segni della vita. Il tempo scorre a destra: per misurarlo le lancette dell’orologio girano a destra; le piante rampicanti si attorcigliano al sostegno con spirali a destra; le conchiglie univalve dei gasteropodi mostrano la spirale a destra; i motori ruotano verso destra; in inglese, per definire un “galantuomo”, si dice “right hand man”;
2) Segni dell’ordine. Il figlio dell’uomo è seduto alla destra del padre; tenere la destra è garanzia di disciplina nel traffico automobilistico; cedere la destra è segno di cortesia.
3) Segni dell’intelligenza. Di un inetto si dice che è un “maldestro”; un artista crea quando gli viene il “destro”; destreggiarsi: superare con intelligenza le difficoltà.
4) Segni del coraggio. Destriero: cavallo da battaglia coraggioso, agile, generoso;
5) Segni della fedeltà. “Alicui fidem dextramque porrigere” (Cicerone) – Porgere la destra in segno di fedeltà; Ogni contratto d’onore si sancisce stringendo la mano destra; Si giura alzando la mando destra (in passato ponendola su un testo sacro).
Chiudo con una definizione sicuramente eccessiva e non condivisibile, ma sintomatica di come il concetto di “Destra”, inteso in senso lato, sia da sempre affiancato al “bene”, al “positivo”. “Il saggio ha il cuore alla sua destra, ma lo stolto l’ha alla sua sinistra” (Ecclesiaste 10:2 – secondo i libri sapienziali della Bibbia il cuore ha la stessa valenza che per noi contemporanei ha la mente).
Si sorrida pure di queste definizioni e dopo aver sorriso, per favore, si incominci a riconsiderare il proprio approccio con la “realtà che ci circonda”. Abbiamo svilito per lunghi anni la parte ideale, romantica, autenticamente “politica” del nostro essere, sacrificandola sull’altare di uno squallido pragmatismo, sovvertitore di “tutti i valori”, soprattutto in campo etico. E’ ora di cambiare rotta con una sorta di “rivalutazione dei valori perduti” che porti l’essere umano a esaltare la sua natura anziché i falsi miti creati tanto dal fallimento della società illuminista quanto da quello della società capitalista e post-capitalista.
Essere di Destra non vuol dire “occupare uno spazio politico”, ma essere portatore sano di valori autentici, che traspaiono senza eccessiva fatica, con estrema naturalezza. Un uomo “autenticamente” di Destra non ha mai bisogno di alzare la voce e la sua “autorevolezza” gli viene naturalmente riconosciuta. Un uomo “autenticamente” di Destra non ha complessi di inferiorità, ma soprattutto non ha “complessi di superiorità”: è “superiore senza alcun complesso” e, in ogni circostanza, rappresenta “l’esempio da imitare”. Ha la vista lunga, ha la capacità di capire gli scricchiolii della storia e quelli del proprio tempo, è raffinato, colto, intelligente. Un uomo autenticamente di Destra non è razzista, perché riconosce una sola razza: quella umana; ha una grande apertura mentale e sa ben coniugare la migliore Tradizione con il mondo in perenne evoluzione, senza mai lasciarsi travolgere e surclassare dagli eventi, che domina con il piglio e la fierezza di chi sappia andar per mare domando le onde. Il suo approccio con la scienza non è mai fuorviante e scioccamente ideologico, ma accorto e saggio. Può anche credere in qualche Dio, certo, ma non si sogna di mettere in discussione le scoperte scientifiche per mero opportunismo fideistico.


3. DESTRA E POLITICA. IL GRANDE DILEMMA DELLA RAPPRESENTANZA


E’ il “punctum dolens” e lo è stato sempre. Parliamone con calma e senza riserve mentali. Un consorzio umano che si riconosca con giusta causa nei valori della “Destra” sarà inevitabilmente caratterizzato da soggetti che possono avere un idem sentire, con differenti sensibilità e peculiarità, dipanate su una scala di valori disomogenea. Per la sinistra (almeno fino all’avvento di Renzi: ora anche lì le cose stanno cambiando in fretta) il problema della “rappresentanza” non si pone o si pone in misura molto ridotta: stabilita una classe dirigente è la rappresentanza fine a se stessa che assume valore primario e quindi essa può essere delegata a chiunque dimostri di meritarla, per qualsivoglia ragione, anche senza essere in possesso di “numeri” particolari. A Destra non è così. E’ la “qualità” dei soggetti agenti che conta. Gran bella cosa, di fatto, che però si trasforma in un boomerang per un “vizio” antico e non ancora debellato: a Destra ciascuno si sente pervaso da grandi “qualità” ed è molto labile la capacità di riconoscere quelle altrui. I risultati di questa elevata e impropria autostima sono sotto gli occhi di tutti. A prescindere dalla “frammentazione” politica, basta leggere i commenti su Facebook, nelle pagine e nei gruppi di area, per rendersi conto di un humus non certo esaltante. La carenza di contenuti appare ancora più marcata per la ridottissima presenza di interventi di un certo peso: le persone “di qualità”, infatti, che ovviamente vi sono e in numero non certo esiguo, preferiscono non figurare in contesti sciocchini, banali o semplicemente assurdi. Disertano i social e disertano le urne, in attesa di tempi migliori e di soggetti “credibili”. Se davvero vogliamo giocarci una partita seria, pertanto, è importante “raffreddare” una volta per tutte le smanie di protagonismo, fare in modo che il grano sia ben distinto dal loglio e soprattutto “selezionare” risorse che, avendo numeri eccelsi, possano rappresentare concreti punti di riferimento, “imponendosi” per carisma, autorevolezza, cultura, intelligenza. Facendo percepire senza ombra di dubbio, in sintesi, di essere “realmente” superiori. In mancanza, le conventiones ad excludendum aumenteranno a dismisura e i mal di pancia dei più condizioneranno negativamente il prosieguo del cammino, fino a interromperlo.
L’autorevolezza di un nucleo centrale di partenza serve, innanzitutto, a risolvere il primo e più grosso problema che abbiamo in materia di rappresentanza. Chiunque si stia approcciando in modo serio e “razionale” al progetto concepito da Fini, avendone decantate tutte le “sfumature” e analizzate tutte le variabili, è giunto a una semplice conclusione: Gianfranco Fini, che per sua stessa ammissione ha commesso tanti errori, ha raggiunto una statura politica e una capacità analitica che, sommate alle conclamate doti intellettive riconosciutegli sin da giovinetto, lo rendono “il” punto di riferimento principale per il compimento di un’opera che, inevitabilmente, per fatti meramente anagrafici, dovrà essere presto affidata a nuove leve. Deve essere chiaro, però, che per ora non si può prescindere da Fini e quindi vanno “stoppati” subito quei rigurgiti di “criticismo idiota”, denotanti solo l’incapacità di analizzare compiutamente fenomenologie sociologiche e politiche delle quali, in qualche modo, si vuole essere partecipi. Non si può pretendere che tutti leggano i libri, le interviste; che tutti si preoccupino di “capire” cosa realmente Fini stia tentando di fare, la qual cosa, tra l’altro, è chiarissima a tanti. Si “deve” pretendere, però, che ciascuno impari a “misurarsi la palla” e a contare fino a dieci prima di aprire bocca o consumare le lettere della tastiera. Davvero non si possono leggere certe baggianate, che servono solo a farci deridere dai nostri avversari.


4. FORMAZIONE: ARRICCHIMENTO CULTURALE E ANTIDOTO CONTRO I PREGIUDIZI. LA TV DI AREA.


Sappiamo tutti che il caos regna sovrano. Sappiamo anche che tante persone si definiscono di “Destra” senza sapere di cosa parlino, comportandosi in modo diametralmente opposto ai principi di cui si dicono portatori. Vogliamo presentarci al Paese con le carte in regola per chiedere fiducia? Dobbiamo essere all’altezza di una richiesta così importante e quindi risolvere tutti i problemi che oggi ci fanno apparire come un grande campo intriso di sterpaglia, nel quale, solo a sprazzi, si notano delle aree verdi, in perenne rischio di contaminazione.
Il discorso di Fini, il 28 giugno, è stato di una chiarezza esemplare. Ora, però, è necessario che i propositi si trasformino in “azione” concreta, soprattutto per quanto concerne la “formazione”, che deve, se non proprio precedere, quanto meno “affiancare” l’organizzazione. Tutti devono capire cosa sia una “Destra moderna ed Europea”. Tutti devono imparare a “rivedere” le proprie posizioni, accettando il fatto che forse hanno trascorso interi decenni in un grande equivoco. Occorre “scuotere le coscienze” con un vero terremoto “intellettuale”, con risorse in grado di fungere da “Maestri” e di imporsi realmente come tali, perché, come sappiamo, la propensione al ruolo di allievo è molto scarsa dalle nostre parti. Certo, non sarà facile trasformare dei nazionalisti incalliti in convinti europeisti e non sarà facile “insegnare” a guardare avanti senza essere prigionieri “sciocchi” di un passato anacronistico e irripetibile. Non sarà facile parlare di scienza a coloro che, magari con una bella laurea in mostra dietro la scrivania, si sentono depositari di verità assolute, che propinano con saccente sicumera, secondo quelle deprecabili modalità in uso in larghi strati del nostro ambiente, che pure vanno corrette. Saranno costoro gli allievi più ostici, ma se non riusciremo a trasmettere il concetto che le verità assolute non esistono e che il loro bel faccino, un tempo, assomigliava a quello di un babbuino, la partita sarà irrimediabilmente persa. Internet è una grande risorsa e il suo utilizzo “intelligente” è fondamentale per qualsivoglia attività. La sola rete, però, almeno per “noi”, non basta. Il lavoro da compiere è duro e variegato, anche perché occorre intervenire su più fronti. L’auspicio, quindi, è che presto si possa disporre di un canale televisivo satellitare, che funga da volano per diffondere e propugnare le nostre tematiche. Una sana formazione è fondamentale e la televisione, ancor più che la rete, è lo strumento ideale. Far capire bene cosa sia la Destra; far innamorare dell’Europa, spiegandola e facendola conoscere; sopperire alle lacune culturali con una programmazione che funga da orientamento, vuol dire fornire al progetto un valido ausilio. Poi, come sempre, se son rose fioriranno.
(Lino Lavorgna)

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