Galvanor da Camelot (Lino Lavorgna)
Ho teso corde da campanile a campanile, ghirlande da finestra a finestra, catene d'oro da stella a stella, e danzo. www.lavorgna.it

Le rotte sbagliate


Ucraina e Gaza: le vite spezzate per giochi sporchi

I BAMBINI 1


Scrivo questa nota quando ancora non è ben chiaro chi abbia lanciato il missile che ha abbattuto l’aereo malese nell’Est dell’Ucraina, causando la morte di 298 persone, anche se la bilancia, a mano a mano che passano le ore, protende sempre più verso i separatisti russi. Vi sarebbero anche registrazioni audio. Quali che siano i responsabili dell’abbattimento, tuttavia, un solo dato è certo: quell’aereo non doveva essere lì. La responsabilità primaria di tutti quei morti, pertanto, con leggeri gradienti di differenza, è degli organi di controllo dei voli internazionali, che non hanno emesso gli avvisi di pericolo nonostante “gli eloquenti segnali” e le vicende delle ultime settimane; degli enti di controllo dell’Ucraina e della Russia, che avrebbero dovuto emettere il “Notam” (divieto di sorvolo) e, last but not least, della compagnia aerea, che per risparmiare una manciata di euro ha preferito privilegiare una rotta non sicura.
Le vite di 298 persone vendute per meno di 1000,00 euro, (avete letto bene: mille, non diecimila o centomila) quindi, ossia la differenza che la compagnia sarebbe stata tenuta a pagare ai paesi sorvolati con una rotta più a Sud.
Con crescente leggerezza si gioca con la vita umana e una riflessione s’impone.


Siccome non mi piace la demagogia, soprattutto quella cieca e partigiana, non pubblico un graphic-video che sta diventando virale in queste ore e che mette “chiaramente” in evidenza la sproporzione tra la capacità offensiva dei guerriglieri di Hamas e la capacità reattiva dell’esercito israeliano, supportato massicciamente dall’alleato statunitense. Non che la sproporzione non esista, ma in questo modo non si arriva da nessuna parte e ciascuno andrà avanti all’infinito ribadendo “le proprie ragioni”, senza curarsi di quelle degli altri. Intanto le vittime civili aumentano a dismisura. La morte dei bambini trucidati sulla spiaggia e mentre davano da magiare ai colombi pesa enormemente sulle coscienze di tutti, richiamandoci a una condotta che privilegi, innanzitutto, il senso della vita e ci induca ad analizzare ciò che accade con la mente sgombra da pregiudizi.
Non ho alcuna difficoltà a sostenere che Hamas sbaglia perché non si può prevedere, per statuto, la “cancellazione” di uno Stato, ma “evitare” di comprendere “psicologicamente”, “antropologicamente” e “sociologicamente”, prima ancora che politicamente, lo stato d’animo dei palestinesi, può essere definito solo un atto “volutamente fuorviante” che legittima, di fatto, i crudi e terribili videomessaggi filo palestinesi che popolano i social.
Bisognerebbe davvero visitarla, quella striscia lunga 40 kilometri e larga meno di 10, per cambiare tutte le proprie prospettive sulla questione mediorientale che, sia detto senza tanti giri di parole, è soprattutto una questione “palestinese”.
Hamas non si sconfiggerà mai con la forza, a meno che non si decida di trucidarli tutti, i palestinesi. Solo con la “comprensione” e con un radicale “cambio di rotta”, effettuato “esclusivamente” da Israele e dai suoi alleati, si potranno creare i presupposti per una pacifica convivenza.
Basta con le rotte sbagliate, pertanto, e con i giochi sporchi, in ogni contesto. La vita umana esige rotte giuste e giochi puliti, soprattutto per i bambini, che devono essere liberi di correre sulle spiagge senza doversi preoccupare delle bombe che cadono dal cielo.
(Lino Lavorgna)

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