Galvanor da Camelot (Lino Lavorgna)
Ho teso corde da campanile a campanile, ghirlande da finestra a finestra, catene d'oro da stella a stella, e danzo. www.lavorgna.it

La tentazione autoritaria: Nihil novi sub sole

(Foto reperita in rete: Matteo Renzi e la svolta autoritaria)

(Foto reperita in rete: Matteo Renzi e la svolta autoritaria)


Eugenio Scalfari, con la notoria chiarezza che lo contraddistingue, nell’ultimo numero de “L’Espresso” (nr. 29 – 24 luglio) ha affrontato il problema della svolta autoritaria in atto nel nostro Paese ancorandola alla diffusa e atavica propensione al populismo. “Quel vizio antico chiamato populismo” è il titolo dell’articolo, che ribadisce le vicende susseguitesi dal dopoguerra a oggi e concetti difficilmente confutabili. “Gli italiani non hanno mai amato lo Stato – afferma Scalfari – che hanno sempre considerato un elemento estraneo e spesso addirittura nemico, da ingannare, da frodare, privilegiando il “fai da te” che in certe condizioni può essere una forza dell’individuo consapevole, ma in altre una debolezza estrema dalla quale nascono clientele e addirittura mafie e camorre, Stati nello Stato, con propri codici di comportamento e finalità delinquenziali”. L’affondo arriva subito dopo: “L’Italia è sempre stata dominata dal populismo: un capo capace e deciso a conquistare il potere, mantenerlo, rafforzarlo, basando quella conquista sulle sue capacità di seduzione. Insomma un grande attore che considera il potere come obiettivo e non come strumento per la realizzazione del bene comune, anche se è questo che dice”. Per venti anni questi argomenti sono stati utilizzati riferendosi a Berlusconi e oggi si traslano con pari intensità su Renzi. Di populismo in populismo, si va avanti così da secoli. “Il populismo ha radici antiche”, precisa infatti Scalfari, “che precedono l’Unità d’Italia”.


Paradossalmente, quindi, (ma non tanto) è proprio la parte più “qualificata e colta” della Sinistra che avverte fremiti di “terrore” per la terribile macchina da guerra messa in moto dall’unico uomo di “sinistra” capace di conquistare in modo consistente ed entusiastico il consenso delle masse.
Fremiti di terrore eloquentemente sanciti già nel mese di marzo, quando il Gotha dell’intellettualismo di sinistra redasse un manifesto anti Renzi molto eloquente, intitolato: “Verso la svolta autoritaria”. Anche il “Fatto Quotidiano “ ha lanciato una petizione contro la svolta autoritaria, suffragata da oltre centomila firme. Più recentemente, poi, ha lanciato le “10 proposte contro i ladri di democrazia”, invitando i lettori a esprimere il proprio parere. Le proposte, per certi versi, sono assimilabili a quelle previste dal programma di “Europa Nazione”, redatto da chi scrive questa nota lo scorso anno.

(Cliccare sulle frasi evidenziate per accedere ai link esterni).

Dove casca l’asino? Ce lo ha spiegato bene Scalfari: è un vizio antico, dal quale non ci riprenderemo mai. Le etichette non contano: un capo capace e deciso a conquistare il potere prima o poi vi riesce, perché le masse amano questo tipo umano e lo votano, anche quando ciò significa tirarsi la zappa sui piedi. Il sonno della ragione non solo genera mostri, ma annebbia la vista.
La “sinistra” non riesce a darsi pace per queste “sinistre” fenomenologie, rivelandosi incapace anche di inquadrarle storicamente. Esse, di fatto, sanciscono prevalentemente il fallimento di tutti i “buoni propositi” che costituiscono il retaggio culturale di riferimento, marxista o neo-socialista che dir si voglia. Il mito della “classe governante”, già infranto in epoca post-rivoluzionaria dalla “degenerazione autoritaria” praticata da Stalin e dai suoi successori, s’infrange ancor più grazie a quel giovincello scaltro di Firenze che, con il sorriso sulle labbra, giorno dopo giorno lancia messaggi eloquenti che fanno ben capire che lui non scherza e che, sostanzialmente, o si fa quel che dice lui o sono guai. Gli spasmi e i mal di pancia nel popolo della sinistra sono forti e ciò, per certi versi, può anche essere divertente, ma resta il problema di un paese che perpetua in modo irrefrenabile i suoi vizi antichi. E non sembrano esservi vie di uscita. In mancanza di una vera Destra, infatti, quella (pseudo) posticcia e pasticciona presente in Parlamento è solo preoccupata di non affogare nella palude in cui stagna, elucubrando astruse formule di sopravvivenza che, ovviamente, servono solo a peggiorare le cose. Questa è l’Italia, che ci piaccia o no. E chi scrive questa nota, con il mesto disincanto di chi allungando lo sguardo vede solo orizzonti cupi, può solo rattristarsi, ma senza esagerare perché non ne vale la pena, nel constatare che l’alternativa esisteva e tutto sommato esiste ancora, colta solo da “pochi eletti” e in massima parte disconosciuta dai beneficiari di quel suffragio universale che, ahimè, da conquista civile si trasforma in pericoloso boomerang.
(Lino Lavorgna)

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