Galvanor da Camelot (Lino Lavorgna)
Ho teso corde da campanile a campanile, ghirlande da finestra a finestra, catene d'oro da stella a stella, e danzo. www.lavorgna.it

Americani e armi: le fratture della mente.

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Leggo un interessante articolo di Antonio Carlucci sul numero 33 de “L’Espresso”, in edicola dal 14 agosto: “America a mano armata”.
L’annoso problema delle “armi facili” negli USA viene definito una “subcultura profondamente radicata e fondata sulla lettura letterale, se non messianica, del secondo emendamento della costituzione americana, che stabilisce il diritto del singolo di possedere e portare armi”. Definizione azzeccata, che non basta, però, a inquadrare il problema nella sua ottica “sostanziale”: gli interessi dei fabbricanti che sfruttano tale “subcultura” per lucrare ingenti guadagni. Due distonie antropologiche si fondono, dando vita a un business di portata colossale, in grado di condizionare la politica (e quindi la società) sia in ambito locale sia in quello nazionale. Nessun candidato alla presidenza ha mai osato sfidare le lobby delle armi. Il solo Obama, dopo l’ennesima strage, ha tentato un timido approccio dialettico con il problema, senza, peraltro, prenderlo di petto, come sarebbe auspicabile. Le sue frasi, pesate con il bilancino del farmacista, sono destinate, purtroppo, a restare un mero esercizio retorico che non produrrà alcun effetto. Sarebbe opportuno, infatti, affermare a chiare lettere che va abolito il secondo emendamento, che va trasformata la “subcultura” della passione per le armi in “cultura” del rispetto della vita, per poi trasformare tali propositi in azioni concrete, protese a “educare” la stragrande maggioranza del popolo americano a modelli di “civiltà” più consoni a una moderna democrazia. Negli USA l’88% della popolazione possiede armi da fuoco (anche armi da guerra). In Giappone, per citare un estremo opposto da addurre a esempio, un giovane 27enne è stato arrestato perché si era costruito una pistola giocattolo di plastica con una stampante 3D. Tanto la passione smodata e irrazionale per le armi, quanto la cinica propensione a produrle, nonostante la certezza di un prezzo altissimo da pagare – le frequenti stragi dei folli – costituiscono una vera frattura della mente in un paese che ha tanti primati, tra i quali spiccano le mille contraddizioni. Fanno testo, a tale proposito, le dichiarazioni di due personaggi famosi, Angelina Jolie e Brad Pitt, impegnati in serie campagne umanitarie e sempre pronti a raccogliere fondi, integrandoli con lauti contributi diretti, per combattere la fame nel mondo e portare soccorso dove più l’umanità soffre. Due anime così “nobili” si perdono irrimediabilmente quando si entra nella dicotomia “armi sì armi no”. Brad Pitt afferma che l’America “è una nazione fondata sulle armi” e che non si sente sicuro “senza il possesso di un’arma”. Ancora più caustico e psicologicamente interessante il rapporto con le armi di Angelina Jolie, sempre pronta al loro utilizzo “in caso di necessità”. L’attrice ha addirittura comprato quelle utilizzate nel film “Tomb Rider”: pistole supertecnologiche, fucili a pompa, fucili automatici di alta precisione. Una “proiezione subliminale” della finzione nella realtà, possibile causa di risvolti tragici, che denota una profonda “frattura della mente” in soggetti apparentemente sani. Questo, è bene precisarlo, non è un caso limite, ma solo uno più noto di altri, grazie alla fama della protagonista. Basta leggere, del resto, le farneticanti risposte all’inchiesta promossa dal “Daily Beast” per rendersi conto di come sia diffusa ed articolata la “frattura mentale” in larghi strati della società.
Dal primo gennaio al 30 giugno 2014 sono stati ben 160 i morti classificati come “mass shooting”, ossia sparatorie con l’intento di uccidere che coinvolgono più di quattro persone. E’ impressionante, poi, l’elenco delle strage succedutesi dal 2000 in avanti, con centinaia di morti, ivi compresa la strage del 2012 in una scuola elementare: 20 bambini e 6 adulti massacrati da un ventenne, che in precedenza aveva assassinato la mamma. Stragi che dovrebbero scuotere le coscienze dei politici e dei fabbricanti per giungere a una drastica soluzione e che, invece, scorrono via con incomprensibile (per noi Europei) indifferenza, fatto salvo il rituale dello sdegno post strage, destinato ad affievolirsi nel giro di tre giorni. Fratture della mente difficilmente curabili.
(Lino Lavorgna)

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The Fight Against Gun Smuggling

Le 20 vittime della strage di NewTown. 14 dicembre 2012

Le 20 vittime della strage di NewTown. 14 dicembre 2012

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