Galvanor da Camelot (Lino Lavorgna)
Ho teso corde da campanile a campanile, ghirlande da finestra a finestra, catene d'oro da stella a stella, e danzo. www.lavorgna.it

19 AGOSTO 2014: L’INIZIO DELLA FINE


Oggi, 19 AGOSTO 2014, si esauriscono le energie rinnovabili. Da domani sopravviveremo rubando aria, acqua e terra fertile alle generazioni future. Esiste un argine alla nostra follia autodistruttiva?

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Una storia evolutiva di tre miliardi di anni bruciata in meno di un secolo.

E’ questo, in sintesi, il processo di disgregazione ecologica che oggi chiude il suo ciclo, esponendoci ad una ben triste sorte: la distruzione totale del Pianeta. La responsabilità maggiore di questa “follia”, è bene dirlo a chiare lettere e senza tanti giri di parole, ricade sui Paesi del mondo “cosiddetto” Occidentale, anche se gli altri, eccezion fatta per quelli che vivono in assoluta povertà, stanno recuperando in fretta analoghi livelli di consumi, pareggiando in negativo il triste conto con la natura. Follia allo stato puro che non tiene conto della realtà contingente e soprattuto non si preoccupa del nefasto lascito alle generazioni future. Gli Stati Uniti d’America sono i peggiori in assoluto, sprecando inutilmente tantissima energia. Si pensi, ad esempio, alla sciagurata propensione di tenere le abitazioni perennemente con l’aria condizionata accesa per almeno 5/6 mesi l’anno (o per 12, in alcuni stati del Sud). Lo stesso riscaldamento, che pure è necessario nei mesi freddi, con un sano utilizzo potrebbe essere ridotto di oltre il 60%!!!
Lo spreco di energia elettrica, soprattutto nelle grandi città, è semplicemente “pazzesco” e sotto questo profilo anche in Europa non si scherza.
La degenerazione del consumismo, già di per sé deleterio, chiude il cerchio.
Manca la volontà di recuperare stili di vita compatibili con la natura perché così è imposto dai potenti dell’economia, corrosi da un delirio di onnipotenza che annichilisce ogni “sensibilià”, lasciandoli preda della bramosia di danaro.


Anche l’ignoranza e la mancata informazione, però, costituiscono gravi gap che favoriscono non poco questo terrible processo disgregativo. Manca la “spinta dal basso”; una spinta che, data la gravità della situazione, dovrebbe essere necessariamente “rivoluzionaria”. E’ vero che è difficile per chiunque rinunciare agli agi della vita moderna, ma è altrettanto vero che se fossero ben chiari a tutti i rischi connessi al perseverare di certe condotte, il numero di coloro che si “ribellerebbero” sarebbe senz’altro sufficiente a determinare un sensibile cambiamento di rotta. Ciò che serve, pertanto, è una capillare aziona “formativa” e “informativa”. Ciascuno faccia la propria parte, formando prima e stesso e poi diffondendo in modo massiccio e virale le nozioni acquisite. Bisogna “imparare” e poi “insegnare” tante cose. Abituiamoci a fare a meno dell’aria condizionata, privilegiando un abbigliamento adeguato alle varie temperature. Riduciamo sensibilmente il riscaldamento invernale al minimo indispensabile. Gli spry vanno aboliti. I consumi vanno ridotti all’essenziale e occorre privilegiare i prodotti venduti senza confezioni, facendo in modo che aumentino sempre più i punti vendita che adottano tale procedura commerciale. Cambiare un telefonino ogni 6 mesi serve solo a far arricchire i produttori e lo stesso vale per qualsiasi altro prodotto tecnologico. Impariamo a valorizzare la terra e l’agricoltura e spingiamo i governi ad adottare provvedimenti ad hoc. Oggi, ad esempio, un contadino che produca dell’uva come attività primaria e abbia spazio sufficiente per allevare un numero non eccessivo di polli, conigli, maiali, pecore, rischia pesanti multe se vende tali animali e i prodotti da essi scaturiti a un semplice “turista” che si trovi nella sua zona per fare incetta di cibi genuini. Niente di più sbagliato: al di sotto di una certa soglia occorre liberalizzare il mercato, in modo da ridurre drasticamente gli acquisti al supermercato, che sono fonte primaria di “inquinamento”, a prescindere dalla bassa qualità. (Avete idea di come vengano allevati polli e conigli su scala industriale?). Non è certo il mancato introito dell’IVA e delle tasse su questi piccoli commerci che penalizzerebbero le entrate fiscali, ma, come tutti ben sappiamo, quello derivante dalle grosse evasioni dei professionsiti, dei commercianti e degli industriali.La natura ci ha detto che è esausta. Ora tocca a noi decidere cosa vogliamo fare.
(Lino Lavorgna)

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