Galvanor da Camelot (Lino Lavorgna)
Ho teso corde da campanile a campanile, ghirlande da finestra a finestra, catene d'oro da stella a stella, e danzo. www.lavorgna.it

Nessuno vuole le guerre. Perché scoppiano?

Vladimir Putin, Francois Hollande, Angela Merkel


«Questo è il più grande rafforzamento e riposizionamento della difesa collettiva della Nato fin dai tempi della Guerra Fredda». Con questa frase, Jens Stoltenberg, segretario generale dell’Alleanza Atlantica, conquista il suo posto nella storia e induce il mondo a pensare a uno scenario apocalittico. Il dispiegamento delle truppe della NATO ai confini russi e il fallimento dell’incontro tra Merkel, Putin e Hollande, per trovare una soluzione ragionevole al conflitto in Ucraina, si riassumono in una sola parola, pronunciata con chiarezza da Hollande al termine dell’incontro: guerra. Una guerra su larga scala, nel continente europeo, dopo settanta anni. Non sono infondati, infatti, i timori della Merkel, che prevede una reazione aggressiva di Putin alla prova di forza (e alle sanzioni), magari attaccando una delle piccole repubbliche baltiche, membri dell’Unione Europea e della NATO. A quel punto la risposta potrebbe essere solo affidata alle armi.
Nessuno, a onor del vero, vuole la guerra, a cominciare proprio da Putin e Merkel, i cui due paesi sono legati da solide relazioni commerciali. Il 50% del gas consumato in Germania proviene dalla Siberia; l’interscambio è passato dai 34 miliardi del 2006 ai 56 del 2013 e il fatturato di molte aziende, in Germania, dipende in massima parte proprio dalle esportazioni in Russia. Molto solide le relazioni culturali e cospicuo il numero dei russi che vivono in Germania e viceversa. Insomma, condizioni ideali per preservare la pace. Eppure…
Eppure le guerre scoppiano.
Chi voleva la prima guerra mondiale? Nessuno! Non la voleva Guglielmo II, che con la pace vedeva prosperare la potenza economica della Germania (toh… corsi e ricorsi) a prescindere da altre ragioni, che qui risparmio per amor di sintesi, concernenti la sua pusillanimità e il terrore per le pesanti responsabilità che doveva assumersi. Non la voleva Poincaré, ben consapevole che la Francia, ancora scossa per la batosta di Sedan e per la perdita dell’Alsazia-Lorena, non era pronta per una nuova guerra contro la Germania, che tra l’altro l’aveva superata demograficamente, togliendole il primato di nazione più popolosa del continente. Non la voleva Nicola II, pacifista, mediocre, tranquillo, amante della caccia, della bella vita di corte e anch’egli ben consapevole che un esercito in grado di combattere una guerra non sarebbe stato pronto prima del 1917. Non era proprio il caso di correre rischi!
Eppure…
Gli attriti tra i vari stati, che coinvolgevano anche l’Inghilterra, cui premeva solo il mantenimento dell’impero coloniale, e le forti tensioni nazionalistiche, ebbero il sopravvento e la guerra scoppiò. Il nazionalismo come male assoluto, che tende a vedere gli altri come potenziali nemici, radicato nelle coscienze di tutti i popoli d’Europa, fu la scintilla da cui scaturì il grande incendio. Incendio alimentato dalla “volontà egemonica”, che in quell’epoca riteneva del tutto naturale “sottomettere” altri simili, anche e soprattutto in modo violento, per accrescere il proprio ruolo al cospetto del mondo, acquisire ricchezze e migliorare la qualità della vita, prescindendo da quella altrui. (Uno dei principali attriti riguardava proprio la “divisione” e lo sfruttamento delle colonie).
Sono passati cento anni. Cosa è cambiato? Poco a quanto pare. I nazionalismi prosperano e gli interessi commerciali fungono da deterrente solo nei consigli di amministrazione delle grandi aziende. I governanti, purtroppo, pur non essendo “guerrafondai” e nonostante siano costantemente sollecitati al buon senso dai poteri economici, non riescono ad attuare quelle politiche congiunte che “davvero” possano “assicurare” una pace duratura. Per mancanza di coraggio? Per viltà? Per inadeguatezza al ruolo? Certamente queste componenti sono importanti, ma di sicuro, al primo posto, vi è la paura di compromettere, con certe scelte, il proprio “potere”, che scaturisce dal consenso elettorale di europei confusi e delusi. E pazienza se il rischio è la guerra.
E ripetiamolo, allora, come un mantra che deve essere martellante! Non esiste alternativa agli Stati Uniti d’Europa! Non esiste alternativa all’Europa dei Popoli sotto un’unica bandiera, che rispetti le etnie! Non esiste alternativa a una ridefinizione dell’assetto geografico, che privilegi “le Regioni Europee”, finalmente riunite in uno Stato federato, nel quale ciascuno possa sentirsi legato agli altri, perché “finalmente” non si sente più sottomesso e dominato.
Fu facile profeta, George Sorel, quando scrisse, nel 1906: “L’Europa è per eccellenza la terra delle catastrofi belliche. In America si sono potuti federare popoli in tutto simili, abitanti in Stati in tutto simili. Bell’affare! Ma come fareste a federare degli slavi, religiosi o mistici rivoluzionari; degli scandinavi giudiziosi; dei tedeschi ambiziosi; degli inglesi avidi di supremazia; dei francesi avari; degli italiani afflitti da una crisi di crescenza; dei balcanici bracconieri; degli ungheresi guerrieri? Come ristabilireste la calma in un simile cesto di granchi, intento a mordersi fra di loro tutto il santo giorno? Povera Europa! Perché nasconderle quello che l’attende? Entro dieci anni essa sprofonderà nella guerra e nell’anarchia”. Porca miseria! Sono passati cento anni! Possibile che siamo punto e a capo? No! Non è possibile, anche se tutto dimostra il contrario.
Quest’articolo inizia con una brutta frase pronunciata da un europeo contemporaneo, nato nel 1959, che non ha conosciuto gli orrori della guerra ed è cresciuto in uno dei Paesi più pacifici del mondo, che ha guidato come primo ministro per nove anni, dopo una brillante carriera in Parlamento. E’ stato anche ministro delle finanze. E’ una brava persona e l’augurio più bello che gli si possa tributare, mentre guida la NATO, è che siano ben altre le frasi da pronunciare per conquistarsi in modo degno il suo posto nella storia.
Una frase, magari, capace di ribaltare il triste sfogo di un Grande Europeo, ferito nell’animo per il troppo sangue innocente versato: “Questi meschini europei hanno preferito logorarsi in lotte intestine, invece di assumere nel mondo il grande ruolo che i Romani seppero assumersi e mantenere per secoli”. Il suo nome è Paul Valery, Scrittore e Poeta.
Fossero solo loro a guidare il mondo…
(Lino Lavorgna)

UCRAINA: DA MAIDAN A OGGI, LA CRONOLOGIA DEL CONFLITTO
UKRAINE-EU-RUSSIA-POLITICS

Il presidente ucraino Petro Poroshenko mostra i passaporti di soldati russi per dimostrare "l'aggressione e la presenza di truppe russe" che combattono al fianco dei ribelli nell'est del Paese.

Il presidente ucraino Petro Poroshenko mostra i passaporti di soldati russi per dimostrare “l’aggressione e la presenza di truppe russe” che combattono al fianco dei ribelli nell’est del Paese.

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