Galvanor da Camelot (Lino Lavorgna)
Ho teso corde da campanile a campanile, ghirlande da finestra a finestra, catene d'oro da stella a stella, e danzo. www.lavorgna.it

Avere coscienza di ciò che si dice: un problema politico.


“Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare”.
(Matteo 18,6)

Merkel e Meer


Cara Angela Merkel,
mi accingo a scriverti una lettera che forse non leggerai mai, ma non importa: essa, infatti, trae solo spunto dal tuo intervento a Rostock ed è indirizzata anche ad altri. Per l’episodio alla ribalta della cronaca, infatti, non servano molte parole, complesse analisi pedagogiche, filosofiche, politiche, sociologiche o di chissà quante altre discipline. Basta e avanza, infatti, una semplice frase coniata tempo fa da Angela Schwindt, una semplice donna dell’Oregon: “Mentre cerchiamo di insegnare ai nostri figli tutto sulla vita, i nostri figli ci insegnano che la vita è tutto”. Le lacrime di Reem sono state una delle più belle lezioni che un adolescente possa dare a un adulto, per fargli comprendere la sacralità della vita. Quella sacralità che hai violato con le tue parole, inopportune, anche se sostanzialmente corrette.
Questa mia lettera, pertanto, non vuole cesellare il problema dei flussi migratori dall’Africa e dal Medio Oriente, (argomento del quale ho già scritto e sul quale, ovviamente, tornerò in futuro) ma l’assoluta “inadeguatezza al ruolo” di coloro che, in virtù del potere detenuto, hanno in mano il destino del mondo e le vite di miliardi di persone.
Proprio qualche giorno fa ho replicato al commento di un carissimo amico, pubblicato sotto un post su Facebook, dedicato alla recente sortita del FMI sulla crisi Greca. Nel post facevo riferimento al “ritardo” con il quale il FMI è giunto a conclusioni che da mesi (da anni!) in tanti stiamo sostenendo: la rimodulazione dei debiti degli Stati (con revisione dei parametri di Maastricht, i quali, anche se non espressamente citati, ne sarebbero una logica conseguenza, alla pari della lotta all’evasione e alla corruzione, fonti primarie di ogni crisi economica). L’amico osservava che dal mio post traspariva che “questi personaggi abbiano buone intenzioni ma che siano incompetenti. Il punto è che hanno cattive intenzioni e sono competenti”.
Nella controreplica ho spiegato che è vero l’esatto contrario. Voi, uomini e donne di potere, non siete (almeno non tutti) dei criminali animati da cattive intenzioni; siete solo convinti della giustezza delle vostre azioni e che il mondo debba girare secondo il vostro pensiero. Non vi sfiora minimamente l’dea di non essere all’altezza della complessità dei tempi e di un mondo in profonda “trasformazione” (non “evoluzione”) grazie ai guasti provocati dalle azioni scellerate di una società in declino, in ogni campo. Una società che non riesce a incunearsi in uno sviluppo sostenibile, a fronteggiare le esigenze sociali planetarie, perpetuando comportamenti che, oltre ad essere colpevoli nella loro genesi, sono pericolosamente dilatori, in quanto contribuiscono a ingigantire i problemi.
Non è a caso che ho usato il termine “società in declino” al posto di “classe politica inetta”; i due concetti, infatti, sono speculari. E’ una società in declino che porta al potere una classe politica inetta.
Questo dato, pertanto, paradossalmente, “La assolve”. Assolve Lei e i tanti come Lei, perché non è lecito pretendere da niuno ciò che non è possibile in virtù dei propri limiti. “Ad impossibilia nemo tenetur”, recita un famoso brocardo latino, impropriamente attribuito a Giustiniano. E nessuno può pretendere da Lei, come da chiunque altro, di “superarsi”, di essere “migliore” di quanto non sia. Sarebbe come pretendere che un attaccante di una squadra di serie “C” avesse lo stesso tocco di palla di Messi. Nessuno è così stupido da ritenere che Lei possa provare un piacere sadico nel vedere una ragazza disperata in lacrime, quando la triste realtà, sviscerata in un attimo e in tutta la sua crudezza, la sprofonda nell’abisso della paura. Il suo gesto caritatevole immediatamente successivo, quel tentativo di “carezza”, ne è una prova tangibile: anche Lei ha un cuore. Il problema è che non ha una “testa” sufficientemente “preparata” a suggerirle le azioni giuste al momento giusto. Ma questa, ovviamente, non è colpa Sua: non ha minacciato nessuno con il mitra alla mano per conquistare il potere, come in passato, non solo nel Suo paese, altri hanno fatto.
La sentenza, pertanto, per il triste episodio di Rostock è di piena assoluzione. Non poteva prevedere le conseguenze delle Sue parole, pronunciate in perfetta buona fede e protese a “spiegare” un concetto del quale è intimamente e profondamente convinta.
I colpevoli vi sono, ma vanno cercati altrove. Colpevoli sono, infatti, tutti coloro che hanno consentito che ciò accadesse. Tutti coloro che hanno consentito che fosse Lei a guidare una grande potenza e non altri, magari, che avessero bene in mente l’insegnamento di Platone, che già 2400 anni fa aveva compreso la natura e i limiti della Democrazia, quando non sapientemente gestita e incautamente delegata a mani inesperte, capaci solo di minarla “privandola della sovranità delle leggi e trasformando la libertà in sfrenatezza”. Il che, ovviamente, non vale solo per la Germania.

Tucidide e Platone


(Cliccare sulle foto per vederle ingrandite)

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