Galvanor da Camelot (Lino Lavorgna)
Ho teso corde da campanile a campanile, ghirlande da finestra a finestra, catene d'oro da stella a stella, e danzo. www.lavorgna.it

ANNO NUOVO… VITA VECCHIA

SALERNO


Se ciascuno di noi vedesse realizzato anche il 20% dei tanti auguri di Buon Anno ricevuti, con ogni mezzo messo a disposizione dalla moderna tecnologia, avrebbe ben donde di fare gioiosi salti in alto, degni di un campione olimpionico. L’effluvio augurale di un mondo senza guerre, vita prospera e felice, buona salute, successi in amore e lavoro, è stato tale da commuovere anche i più incalliti pessimisti, almeno fino a quando lo smartphone non è andato in tilt per i troppi video melensi ricevuti. L’uomo anela al bene e lo augura soprattutto a se stesso. Tra Natale e Capodanno poi, perpetuando un rito antico, intriso di quell’ipocrisia relazionale conseguenza del fallimento dell’illusione illuminista, lo augura a tutti, ivi compresi coloro che si detestano amorevolmente. Il passaggio dal vecchio al nuovo anno non è dissimile da qualsiasi altro arco temporale che separi il crepuscolo dall’alba; proprio in quei giorni, caso mai, si rendono più tangibili le peculiarità degli esseri umani, nel bene e nel male.
Ho trascorso tre giorni a Salerno, con mia sorella, e ho avuto modo di cogliere interessanti aspetti “sociologici”, che brevemente riassumo in questo primo articolo del 2016. La città delle mille luci e del giardino incantato (ora è così che si è consacrata, relegando nell’oblio tutto il restante e antico “bello” di cui è pervasa) era invasa da decine di migliaia di turisti. Già a fine novembre avevo tentato “il giro telefonico” di tutti gli alberghi, con esito negativo: tutto pieno. Qualche residua disponibilità era offerta in pacchetti pazzeschi, con costi ben superiori a quelli che avrebbero consentito il soggiorno in città come Parigi, Praga, Dublino, volo compreso. Solo il provvidenziale intervento di un amico salernitano mi ha consentito di reperire un B&B con annessa cucina: il risparmio è stato notevole e soprattutto abbiamo evitato lo stress dei ristoranti stracolmi e del cibo “insicuro”.
Non avevo ancora avuto modo di visitare il Museo dello Sbarco Alleato a Salerno, inaugurato tre anni fa, e il pomeriggio del giorno trenta ho voluto colmare la grave lacuna, predisponendomi psicologicamente alla sicura lunga fila all’ingresso. Per arrivare alla stazione della metropolitana bisogna attraversare il Corso principale, nell’area pedonale, impreziosito dalle belle luminarie che tanti turisti richiamano da novembre a fine gennaio. Negozi e bar stracolmi; migliaia di persone in strada. Davvero uno spettacolo impressionante. E’ il caso, forse, di rimandare ad altra occasione la visita al Museo? Non è certo gradevole ammirare cimeli storici tra spintoni e vociare convulso. Pazienza. Oramai ci siamo e andiamo… e poi si può sempre ritornare in tempi di maggiore calma. Giunti alla stazione, ho un primo sobbalzo di meraviglia: il treno in direzione di Arbostella è quasi vuoto e gli occupanti dei vagoni hanno più l’aria dei residenti che dei turisti. All’uscita nel vasto piazzale, ricevo, in pochi minuti, i classici “schiaffi” che ti fanno prendere coscienza della realtà. Chiedo al primo tizio che incontro dove fosse il museo e mi vedo guardare con la tipica espressione di chi si trovi al cospetto di un tipo strano. “Ma che museo cerca?” “Il museo dello sbarco!” – replico con aria ostentatamente sorpresa: oramai avevo capito tutto. “Non so che dirle. Abito da dieci anni qui, ma non ho mai sentito parlare di questo museo”. Per farla breve: ho chiesto l’informazione a una decina di persone che gravitavano nel piazzale periferico, ma nessuno mi ha saputo rispondere! Vergognandomi un po’, quindi, ho impostato l’indirizzo su Google Maps e così vi siamo giunti nel giro di dieci minuti, percorrendo a piedi circa seicento metri del lungo viale. Inutile dirvi che le paure della mostruosa calca di visitatori in coda alla biglietteria e all’interno sono svanite già alla fermata della metro. All’ingresso, per fortuna, abbiamo incontrato quattro turisti piemontesi, che ci hanno tolto dall’imbarazzo di visitarlo in solitudine. Nello stesso momento, almeno centomila giovani depredavano i bar di ogni ben di Dio, avendo come unico scopo lo stordimento assoluto.
A quattro passi dal B&B vi è il Museo Diocesano, una vera “chicca” che ospita preziose opere di grandi artisti e manufatti che vanno dall’epopea greco-romana a quella longobarda e normanna, arrivando, con il medagliere pontificio, fino ai giorni nostri. Lo abbiamo visitato la mattina del 31 e il custode si è sentito quasi in imbarazzo nel chiederci i soldi del biglietto. Chissà da quanti giorni non vedeva un visitatore e posso solo immaginare la sua tristezza nel costatare che in città vi erano almeno duecentomila turisti. A prescindere dalla “scarsa voglia di chi abbia ben altro per la testa”, so bene che il museo non gode di “adeguata promozione pubblicitaria” e gli ho chiesto il perché. Ha replicato con “valide e convincenti” spiegazioni che non ritengo di rendere pubbliche. Almeno per ora. Provvedo io, sia pure con le mie modeste possibilità mediatiche, a fargli un po’ di pubblicità: andate a visitarlo. Ne vale davvero la pena. (Idem per il Museo dello Sbarco e Salerno Capitale)
A mano a mano che ci si avvicinava alla mezzanotte, le stradine del centro storico si trasformavano in lunghi e difficilmente praticabili serpentoni umani. In piazza Amendola si andavano raggruppando gli oltre settantamila fan di quei tre strimpellatori che le lobby della musica hanno trasformato in cantanti di fama. Intendiamoci: sono ben felice che tre giovani di oggi si cimentino con i classici della musica d’autore e con i più bei canti dell’Opera, invece di amplificare il già vasto campo della demenza musicale contemporanea, che miete vittime a frotte tra i giovani privi di punti di riferimento e costretti a concepire il mondo (non solo quello musicale) alla stregua dei prigionieri della caverna di Platone. Da qui, però, a conferire loro 250mila euro per una cinquantina di minuti su un palco (a quanto mi si riferisce concedendo addirittura uno “sconto” di ben 50mila euro, essendo il loro cachet di 300mila euro) ce ne corre! “O tempora o mores”, verrebbe da dire. Così deve aver pensato anche il titolare di un bar non lontano dalla piazza, dal quale era possibile ascoltare l’eco degli strimpellatori alle prese con le arie rese celebri da ben altri artisti. Un po’ stanchi per la lunga passeggiata nel centro e in procinto di trasferirci sul lungomare per assistere allo spettacolo pirotecnico, mia sorella ed io ci siamo accomodati a un tavolo esterno per un pizzico di riposo e una gradevole consumazione post-cena. Una gentilissima cameriera si avvicina e ci chiede cosa desiderassimo: “Un tè caldo, un caffè lungo, una sfogliata riccia e una frolla”, replico senza indugio. Replica anche lei, senza scomporsi e con un largo sorriso, già presaga della nostra crassa ignoranza su usi e costumi del locale: “ottanta euro”. Al mio sbigottimento ci fornisce l’esaustiva spiegazione: “Durante il concerto ogni consumazione costa venti euro: quattro miseri caffè o quattro bicchieri del miglior spumante sono la stessa cosa: 80 euro. Al termine del concerto si torna ai prezzi normali”. Ci scusiamo e fuggiamo via, con il capo cosparso di cenere. In un vicoletto poco distante troviamo un altro bar e consumiamo quanto desiderato, con poco più di cinque euro.
Mi fermo qui. Altro davvero non serve aggiungere. Passo agli auguri, pertanto, che formulo con cuor sincero a tutti coloro che operano al servizio del bene e che a me vogliono bene. Tanti auguri anche a coloro che, pur senza amarmi, per il forte mal di pancia che provoca la mia vista, hanno l’umiltà di restare muti e con il capo chino, consapevoli che altro non possono fare. Lungi da me, quindi, augurare il classico “buon anno a tutti”. Sarebbe un augurio non solo ipocrita, ma addirittura censurabile. Come si fa ad augurare ogni bene a chi opera al servizio del male? Il male, però, non si augura a nessuno, nemmeno al peggiore dei nemici. Sempre con cuor sincero, quindi, ai nostri governanti, ai politici di ogni ordine e grado collusi con le organizzazioni criminali, a chi gestisce il proprio potere per l’arricchimento personale, a coloro che hanno truffato i poveri cristi depredandoli di tutti i loro averi e a tutti coloro che tali malandrini tutelano con cinica protervia, auguro una sola semplice cosa: giustizia sia fatta e possiate voi redimervi nei luoghi che più si addicono alla vostra condotta di esseri inutili e dannosi, ossia le patrie galere.
SALERNO
SALERNO

Gesù scaccia i mercanti dal Tempio - Luca Giornado - Museo Diocesano - Salerno

Gesù scaccia i mercanti dal Tempio – Luca Giornado – Museo Diocesano – Salerno


Museo dello Sbarco e Salerno Capitale

Museo dello Sbarco e Salerno Capitale

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Capodanno a Salerno tra sacro e profano – Video.

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