Galvanor da Camelot (Lino Lavorgna)
Ho teso corde da campanile a campanile, ghirlande da finestra a finestra, catene d'oro da stella a stella, e danzo. www.lavorgna.it

Unioni civili: Le ragioni del NO.

1966:  la Famiglia Lavorgna festeggia l'arrivo di Annalisa.

1966: la Famiglia Lavorgna festeggia l’arrivo di Annalisa.


SECONDA PARTE – CONTINUA DAL POST IN BASSO


Le tesi sostenute in questo articolo prescindono da ogni condizionamento che possa scaturire da influssi religiosi e politici. L’approccio alla materia è di stampo laico e rappresenta il libero pensiero dell’autore, espresso nel pieno rispetto di tutti coloro che, con pari onestà intellettuale, espongono tesi opposte. Nessuna considerazione e nessun rispetto, invece, per coloro che speculano su una materia così delicata, per secondi fini, non ultimi quelli elettorali.


NO ALLA MATERNITA’ SURROGATA
In un bellissimo film di Jonathan Mostow, “Il mondo dei replicanti”, gli esseri umani sono sostituiti da androidi, veri e propri surrogati, che agiscono al loro posto. Lo scopo è quello di restituire mobilità ai disabili, curare malattie gravi, realizzare senza sforzi ogni desiderio e preservarsi dai rischi connessi alla vita quotidiana. Gli androidi, infatti, in caso di distruzione per incidenti o aggressioni, sarebbero facilmente sostituibili. Qualcosa, però, va storto. Dopo alterne e variegate vicende, pertanto, l’umanità torna a vivere in prima persona, accettando il bello e il brutto della vita. E’ normale, per qualsiasi coppia, desiderare un figlio e si può immaginare il dolore profondo che generi lo scoprire di non poterne avere. Questo, però non basta a giustificare l’utilizzo del corpo di un’altra donna. Indipendentemente dal concepimento, infatti, il feto interagisce con la “Mamma” (sostantivo, iniziale in maiuscolo e virgolette non sono un caso), restando “influenzato” dalle sue azioni, positive e negative. L’interazione lascia un’impronta sulla psiche del feto, condizionando per sempre il suo modo di essere e di reagire. Il bimbo che per nove mesi vive nella pancia della “Mamma”, appartiene a quest’ultima. Il distacco dopo la nascita, anche consenziente, si configura come una violenza alla natura. Tra le più gravi. Basterebbe questo a chiudere ogni discorso, ma vi è dell’altro, non meno grave.
La maternità surrogata è un business economico che vede contrapposte due entità sociali: coppie ricche da un lato, donne povere dall’altro. Le mete più gettonate sono Stati Uniti, Canada, Ucraina, Armenia, Georgia, Russia, India, Africa del Sud e Creta. I costi vanno dai 120 mila euro negli States, ai 30-40 mila in Ucraina. In India ne bastano 25mila. I fautori di tale pratica si affannano nello spiegare tutte le “cautele”, le “tutele”, le “rigide clausole”, “il supporto psicologico e medico” assicurati alla donna che “affitta l’utero”, affinché non abbia contraccolpi emotivi che ne possano minare l’equilibrio. Non mancano ben studiate interviste, ottimamente realizzate, a donne che dichiarano di sottoporsi all’esperienza perché, per loro, è motivo di grande “felicità” poter donare felicità. Tutte chiacchiere. E’ solo la condizione di “necessità” che induce una donna a portare in grembo il figlio di altri. Qualche eccezione, che vi può essere, perché non mancano mai, in nessun campo, non fa testo. E’ più o meno la stessa condizione che si registra nel campo della prostituzione: la stragrande maggioranza delle donne che la pratica, ne farebbe volentieri a meno. La vita è amara, a volte, e non si può sconfiggere l’amarezza con artifizi che si possano configurare come “delitto”. La strada da seguire è quella delle adozioni, che andrebbero regolamentate in modo diverso, rendendole più facilmente accessibili.
Nessuno venga a dire che non è la stessa cosa perché il “figlio” è nato da altri e non da uno spermatozoo che abbia fecondato in vitro un ovulo! L’Amore, quello vero, non si misura su nessuna scala e l’adozione non è altro che donare amore a un bimbo che cresce nel cuore della sua Mamma anziché nella sua pancia. E per chi vi crede, poi, Dio giudica gli alberi dai frutti e non dalle radici.


NO AL MATRIMONIO TRA PERSONE DELLO STESSO SESSO
“Matrimonium”, in latino, nasce dalla fusione di “mater” e “munus” (madre e compito). Il matrimonio indica, quindi, il “compito della madre” nel suggellare un legame che renda legittimi i figli nati dall’unione con il “pater familias”, assegnatario del “patrimonium”, ossia il compito di sostenere la “famiglia”, l’importante nucleo che funge da fondamento della società.
Parlare di “matrimonio” tra persone dello stesso sesso, pertanto, costituisce un ossimoro già nella definizione lessicale. Vogliamo sorvolare su questo dato? L’amore che lega due persone, indipendentemente dal sesso, vince su tutto e quindi anche sul lessico: dimostriamo che non stiamo a cercare il pelo nell’uovo e sorvoliamo.
La crisi della famiglia è sotto gli occhi di tutti e la parabola discendente, insorta verso la metà degli anni sessanta, ha oggi raggiunto livelli tali che lasciano presagire la prossimità di “un punto di non ritorno”, superato il quale la società sarà completamente scompaginata, avviandosi verso nuove e non meglio definite formule di convivenza. Ciò è auspicato da tanti come un bene e come un inevitabile sbocco per superare, dicono, “l’anacronistica e fallimentare famiglia tradizionale”. Ma è proprio così? La famiglia tradizionale ha davvero esaurito il suo ciclo vitale? La risposta è “NO” per entrambe le domande. Ho molti amici e amiche omosessuali e per qualche anno ho avuto una bellissima storia con una stupenda modella che si divideva, senza alcuna “confusione mentale” (come talvolta accade in simili circostanze) tra me e una sua collega, non meno bella. A un certo punto sentì che l’attrazione verso le donne aveva surclassato quella verso gli uomini e io dovetti fare un passo indietro, tramutando la storia d’amore in una bella amicizia. Parlando con i miei amici non percepisco quella “tensione” che traspare dai media, da ultima spiaggia rispetto alla necessità di “legittimare” il matrimonio. Ciascuno vive il suo stato più o meno serenamente, come qualsiasi altra persona, e vive le proprie storie, tra alti e bassi, come capita a chiunque altro. Senza alcuna volontà di generalizzare, pertanto, perché le generalizzazioni sono sempre pericolose, si può prendere in considerazione l’ipotesi che dietro la “caciara mediatica” dei matrimoni gay si nasconda ben altro. La crisi della famiglia tradizionale e una società sempre più aperta verso modalità comportamentali che abiurino sia i valori tradizionali sia quel rigore esistenziale che serve per percorrere i sentieri della vita “senza sbandare”, è molto utile a coloro che vogliono proprio “una società allo sbando”, per poterla meglio gestire. I criminali di tutto il mondo, i narcotrafficanti, i poteri forti, i politici in stile “House of cards” (la stragrande maggioranza), le multinazionali sempre più orientate verso la degenerazione del capitalismo (che fa già male anche quando non è degenerato) sono i primi beneficiari di questa continua deriva, che alimentano con grande abilità comunicativa, trasformando le persone in pupazzi, come quelli manovrati dai pupari nelle sagre paesane. La battaglia è davvero impari, ma va combattuta con grande determinazione, perché la posta in gioco è alta. Come scrivevo nella prima parte, però, non basta mettersi al servizio di una “giusta causa”. Occorrono anche persone adeguate e argomenti validi, altrimenti tutto diventa facilmente confutabile. E purtroppo ciò che manca, al fronte del NO, è proprio questo.


NO ALLE ADOZIONI PER COPPIE OMOSESSUALI
Ho affrontato più volte il tema della “questione terminologica” e dei rischi connessi a un cattivo uso delle parole. Si fa molta confusione, ad esempio, tra i termini “omosessuale” e “gay”, che vengono scambiati per sinonimi. Errore. La differenza esiste ed è abissale. L’omosessuale è colui che prende coscienza, a un certo punto della sua vita, del suo orientamento sessuale. Il gay, invece, dopo aver superato questo stadio esistenziale, trasforma la sua condizione in una cultura, un modo di vivere. Jean-Pier Delaume-Myard, omosessuale e scrittore di successo, asserisce che il gay “ha bisogno che il suo salumiere, il suo panettiere e il suo edicolante siano gay; vuole vivere insieme ad altri gay. Invece io come omosessuale, a Parigi o in provincia, ho sempre fatto la scelta di scegliere il mio alloggio senza preoccuparmi dell’orientamento sessuale dei miei vicini”. La stragrande maggioranza degli omosessuali, di fatto, sono persone responsabili, che rifiutano la logica delle lobby, sempre negativa e in questo caso “devastante”. E’ senz’altro opportuno leggere il suo libro: “Non nel mio nome. Un omosessuale contro il matrimonio per tutti”, (in Italia edito da “Rubbettino”), che affronta a largo spettro e in modo chiaro il problema. Lo stesso dicasi per Nathalie de Williencourt, lesbica e portavoce di “Homovox”, che in tante interviste e manifestazioni esprime il disappunto per norme ritenute liberticide e fuorvianti, nonché pericolose per la stabilità della società, ben spiegando il concetto di lobby e le strumentalizzazioni della LGBT. (I Francesi, come sempre, sono all’avanguardia in tutti i campi). Con molta umiltà e grande senso di responsabilità, in un’intervista a “Tempi” di qualche anno fa, la Williencourt affermò testualmente: “La coppia omosessuale è diversa da quella eterosessuale. Ed è diversa per un semplice dettaglio: non può dare origine alla vita, per cui ha bisogno di una forma di unione specifica che non sia il matrimonio […]La pace si costruisce dentro la famiglia e per avere pace nella famiglia bisogna donare ai bambini il quadro più naturale e che più infonde sicurezza per crescere e diventare grandi. Cioè la composizione classica uomo-donna”.
Parole chiare e sagge, che non necessitano di commenti.


NO ALLA STEPCHILD ADOPTION
Per quanto concerne la stepchild adoption, non solo valgono tutti gli argomenti sopra esposti, ma ne bisogna aggiungere un altro che viene artatamente sottaciuto e che, invece, rappresenta una mina vagante in un terreno già pregno di trappole. Come noto, in caso di coppia tradizionale, è possibile adottare il figlio del partner, mentre quelli successivi risultano figli naturali. Per le coppie omosessuali, invece, l’approvazione della legge “spalancherebbe un portone” verso la maternità surrogata. Il figlio nato all’estero da uno dei due partner sarebbe automaticamente “adottabile”. Un caos pazzesco.


CONCLUSIONI: LA FAMIGLIA TRADIZIONALE RESTA IL FULCRO DELLA SOCIETA’. SI RITROVI IL CORAGGIO DI RIBADIRLO CON FORZA, LA SI INCENTIVI, LA SI SOSTNEGA, SI EDUCHINO I GIOVANI AL RISPETTO DI QUESTO VALORE. SOPRATTUTTO TROVINO I GIOVANI, DA SOLI, LA FORZA PER COMPRENDERE CHE IL MIGLIORE VIATICO PER UN FUTURO MIGLIORE PASSA PER IL RECUPERO DELLA MIGLIORE TRADIZIONE.


A conclusione di questo articolo il messaggio più incisivo va rivolto principalmente ai giovani. Perché sono loro, nello stesso tempo, vittime e carnefici di una società fagocitante. Vittime per le colpe di adulti che non hanno saputo lasciare in eredità un mondo decente; carnefici nella misura in cui lo peggiorano, abbandonandosi a scelte solo apparentemente soggettive, invece di ribellarsi con tutte le forze, assumendo un ruolo “positivamente rivoluzionario” e “culturalmente evoluto”.
Le difficoltà le conosciamo; la rabbia è legittima e comprensibile; l’insicurezza per il futuro è un dato di fatto e tutto ciò va considerato. Ma piangersi addosso non serve a nulla, tanto meno assumere atteggiamenti attendisti o rinunciatari. Non è certo la prima volta che, nella storia dell’uomo, una generazione si trovi a pagare lo scotto degli errori di chi l’ha preceduta. Basti pensare, ad esempio, ai giovani che a venti anni si sono trovati a vivere la più terribile delle guerre. Per superare il disorientamento vi è un solo antidoto: la cultura, unita alla forza di volontà che deve spingere ciascuno a trasformarsi da comparsa in protagonista della propria vita. Prendetevi per mano, cari giovani, e sorridetevi l’un l’altro senza curarvi dei ciarlatani che cercano di abbindolarvi. Diventate realmente arbitri del vostro destino e cercate di inseguire i vostri sogni con la mente lucida, non annebbiata dai “falsi miti” propinati da una società in declino. Se poi, proseguendo il vostro cammino, con le vostre mani stringerete quelle di un pargolo che guarderete sorridendo, avrete fatto il più bel regalo non solo a voi stessi, ma al mondo intero. Un regalo che si chiama Famiglia, la cosa più bella che esista.

Lorenzo Lavorgna e Giuseppina Federico: i miei Genitori

Lorenzo Lavorgna e Giuseppina Federico: i miei Genitori


Una Mamma Italiana: La mia Mamma.

Una Mamma Italiana: La mia Mamma.


“ Non c'è dubbio che è intorno alla famiglia e alla casa che le più grandi virtù della società umana si creano e si rafforzano. (W. Churchill)


Non c’è dubbio che è intorno alla famiglia e alla casa che le più grandi virtù della società umana si creano e si rafforzano. (W. Churchill)


Giuseppina Federico - Lorenzo Lavorgna

Giuseppina Federico – Lorenzo Lavorgna


Cliccare sulle foto per vederle ingrandite

(Prima parte: Unioni Civili: la posizione di Europa Nazione)

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