Galvanor da Camelot (Lino Lavorgna)
Ho teso corde da campanile a campanile, ghirlande da finestra a finestra, catene d'oro da stella a stella, e danzo. www.lavorgna.it

SCHENGEN: IL DITO E LA LUNA

SCHENGEN


Il proverbio lo conosciamo tutti: “Quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito”. Voglio iniziare quest’articolo con un concetto forte per far percepire soprattutto lo stato confusionale che, attualmente, vige intorno al trattato per la libera circolazione delle persone in 26 paesi Europei. “Absit iniuria verbis”, ovviamente, nei confronti dei vari soggetti, non solo politici, e il termine stolto s’intenda come “provocazione”, come violento schiaffo proteso a “scardinare” il torpore mentale che, nei momenti drammatici, come la storia insegna, condiziona le scelte dei potenti di turno.
Abito in una zona che ha un pessimo servizio di erogazione di energia elettrica e ADSL, a causa delle centrali zonali e dei cavi obsoleti che né l’Enel né la Telecom si decidono a sostituire. Se collocassimo delle costose pale eoliche nei nostri giardini, associate a costosi generatori elettrici; se per il collegamento a Intenet usassimo i router Wi-Fi dei nostri smartphone a costi insostenibili (che però all’interno delle abitazioni perdono l’80% della potenza) o costosi impianti satellitari, il problema, “forse”, si risolverebbe. E ancor meglio si risolverebbe se tornassimo all’antico: candele nelle case; lettere con francobolli al posto delle E-mail, tante ore in biblioteca per le ricerche. E pazienza per tutto il resto che offre Internet. Roba da ridere, vero? Beh, per Schengen è quasi la stessa cosa: invece di affrontare il problema “lì dove deve essere risolto”, si cerca di aggirarlo con soluzioni pasticciate, incuranti della sua crescita esponenziale.


I FATTI
All’interno dell’Area Schengen ci si può muovere liberamente, anche se si proviene da un paese che non ne faccia parte. Il trattato impone l’obbligo di proteggere l’Area con controlli alle frontiere “esterne” e cooperare efficacemente per mantenere un alto livello di sicurezza “all’interno”. Grecia e Italia, ad esempio, devono fare bene attenzione a chi proviene dal Medio Oriente, o da qualsiasi altro paese extra europeo, perché chi entra, poi, potrebbe agevolmente recarsi ovunque, indipendentemente dal suo “status”. Il problema del massiccio flusso migratorio ha indotto molti paesi, in particolare dell’Est Europeo, a chiederne la sospensione. Svezia, Danimarca, Austria, Norvegia, Germania e Francia hanno introdotto unilateralmente i controlli, tradendo non solo lo spirito del trattato, ma anche quello “comunitario”. La sospensione, infatti, può essere approvata solo dal Consiglio dell’Unione Europea e per un periodo massimo di due anni. Ciascun paese, però, può effettuare controlli “a campione”, per ragioni di sicurezza, senza preventiva autorizzazione. La norma è diventata un “escamotage” di cui si è abusato, con una distorsione estensiva che è sotto gli occhi di tutti. I sei paesi, di fatto, hanno detto a italiani e greci: “Sono cavoli vostri i migranti che accogliete, che ora restano bloccati da voi”. I provvedimenti complicano la vita anche ai cittadini europei e qui, mi si perdoni la digressione, voglio far riferimento a qualcosa che mi “tocca” molto da vicino. Tra i miei eventi più belli e interessanti vi è senz’altro la mostra internazionale “I Ponti di Leonardo”, realizzata quale supporto culturale al progetto ingegneristico che culminò con la realizzazione del Ponte di Øresund, che unisce le città di Malmö e Copenaghen. La mostra, risalente al 1992, per la parte scientifica affidata al più grande esperto di Leonardo al mondo, il Prof. Carlo Pedretti, ebbe grande successo in Svezia. Quel ponte che unisce due stati e simbolicamente inneggia alla “fratellanza tra i popoli”, è una realtà dal 2000. Ora, i pendolari che lo attraversano quotidianamente, sono di nuovo sottoposti ai controlli. Ricordo la mia prima volta in Svezia, giovanissimo, al porto di Malmö, dove ero giunto con il traghetto proveniente da Copenaghen: mentre a tutti i passeggeri furono controllati documenti e bagagli, io e gli altri italiani fummo introdotti in una stanza isolata e perquisiti accuratamente, quasi nudi. I pregiudizi nei confronti degli italiani, a quel tempo, erano ancora più marcati di quelli attuali. E’ amaro ammetterlo, ma occorre prendere atto che nei paesi in cui la qualità della vita è considerata “eccellente”, “eccellono” anche i rigurgiti di quel male terribile che si chiama nazionalismo, intriso delle ancor più terribili metastasi xenofobe e razziste.


I RISCHI DI UN RITORNO ALL’ANTICO
Tutti i media, nelle ultime settimane, hanno fatto a gara a snocciolare dati “economici” sui rischi connessi all’eventuale sospensione del trattato. Sessanta milioni di veicoli che annualmente attraversano una frontiera, perdendo mediamente trenta minuti per i controlli, butterebbero al vento circa due miliardi di euro. Danni ancora più rilevanti per le merci deperibili, per i camionisti costretti a pernottare, etc. Insomma, si è detto di tutto e di più sul fronte “economico”, perché è quello che oggi domina l’esistenza umana. Grosso errore, ovviamente, anteporre l’economia a tutto il resto, perché ciò fa perdere di vista “l’essenza politica” del trattato, intesa nella sua accezione più ampia e nobile. Una politica sana risolve tutti i problemi, a cominciare da quelli economici. La prevalenza dell’economia sulla politica ha creato il mondo nel quale viviamo. E non è un bel mondo.


L’UOVO DI COLOMBO
L’aneddoto lo conosciamo tutti: a volte con una soluzione semplice si possono risolvere problemi molto complessi. Lungi da me, ora, l’idea di paragonare gli scenari globali all’uovo che Colombo riuscì a mantenere diritto, ma il paradosso serve a fornire una diversa chiave di lettura di tutta la triste vicenda. E ritorniamo sempre alo stesso punto. Solo un’Europa “veramente unita”, sotto un’unica bandiera, con un unico governo, un unico parlamento, un unico esercito, un unico presidente federale, una sola capitale, può creare le premesse per “mettere ordine” lì “dove regna il disordine”. E per “lì” intendo ovunque: all’interno e “fuori”. Tutto il resto sono chiacchiere al vento e azioni dilatorie, destinate a spostare in avanti il problema che ci complica maledettamente la vita, senza risolverlo, con quali più gravi conseguenze per le future generazioni, è facilmente prevedibile.

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