Galvanor da Camelot (Lino Lavorgna)
Ho teso corde da campanile a campanile, ghirlande da finestra a finestra, catene d'oro da stella a stella, e danzo. www.lavorgna.it

19 marzo: San Giuseppe e Festa del Papà (NON del “genitore 1”)

MAMMA E PAPA'


Il termine “imbecillità” proviene dal latino e vuol dire “debolezza fisica o di mente”. In psichiatria indica la condizione di chi è sciocco o poco intelligente, a causa dell’arresto dello sviluppo intellettuale a un livello infantile. Un imbecille si riconosce subito dalle cose che dice. Di fatto è un malato e andrebbe curato. Nei loro confronti, però, si è passati da un eccesso all’altro: in un lontano passato venivano ingiustamente vessati con deprecabili azioni, privazioni, duro carcere con le accuse più strambe e spesso ammazzati senza tanti riguardi. Secolo dopo secolo, però, non solo si sono affrancati da questa sciagurata condizione, ma a causa delle gravi distonie che hanno caratterizzato, e continuano a caratterizzare, tutto il mondo scientifico-culturale-politico che si occupa delle patologie afferenti alla mente, hanno conquistato il diritto di essere considerati persone normali. Possono raggiungere, quindi, anche importanti posizioni di potere. In un bellissimo romanzo di Carl Aderhold, “La strage degli imbecilli”, si legge testualmente: “Ciò che colpisce nella storia non è tanto la quantità di imbecilli che ha ricoperto ruoli decisivi, ma il fatto che essi si siano calati subito nella parte e, forse sospinti dal vento del cataclisma che di lì a poco avrebbero scatenato, si siano sentiti in obbligo di pronunciare almeno una frase memorabile […] Prendete il misconosciuto ufficiale che, in occasione della battaglia di Fontenoy, dichiarò: “Signori inglesi, sparate per primi”. I suoi soldati in prima linea, subito prima di morire, devono aver stramaledetto i genitori di quel militare così ben educato”. (In realtà non si tratta di un misconosciuto ufficiale, ma del Conte d’Anteroches, comandante di reggimento. Ne parla Voltaire nel suo “Compendio del secolo di Luigi XV”. Gli inglesi non si fecero pregare e iniziarono subito le micidiali scariche di compagnia – una ottantina di soldati che si alternavano velocemente nel tiro a bersaglio – generando la morte di 50 ufficiali e 760 soldati francesi).
Il concetto magistralmente espresso da Aderhold, ovviamente, si addice a migliaia di casi. Oggi lo dedichiamo a Monica Cirinnà, senatrice del PD, già assurta alla ribalta imbecillesca per la legge pastrocchio sulle unioni civili. Non contenta, ha deciso di scalare vette ancora più esaltanti, insidiando i primati di imbecilli storici con provata esperienza e ben maggiore peso. In un incontro a Busto Arsizio, infatti, rispondendo alle domande di un ragazzo, l’ibrida figura, che con molta fatica dobbiamo definire umana, ha asserito che una mamma e un papà sono uno “stereotipo” e un “pregiudizio”. In sala l’hanno presa per matta e sono scoppiati tutti a ridere, pentendosi di essere lì a perdere tempo invece di concedersi una rilassante passeggiata nel bellissimo parco dedicato a Ugo Foscolo. (Clicca qui per vedere il video). La mamma degli imbecilli, però, è sempre incinta e così, come già accaduto in passato per presepi e crocifissi, in qualche asilo è stata bandita la Festa del Papà per non offendere i figli delle coppie gay.
Basta ridere, ora. E basta anche con gli imbecilli che, sia detto con estrema chiarezza, non sono colpevoli di ciò che dicono e fanno, proprio in virtù della loro condizione. I colpevoli siamo noi, che come ho ripetuto più volte fino alla nausea, non sappiamo trovare una via di mezzo tra gli eccessi di cui parlavo all’inizio. Non vanno mandati al rogo, certo; ma nemmeno al Parlamento o in qualsiasi altro posto dove possano fare guai: se ciò accade, è solo colpa nostra.
Oggi è la Festa del Papà, da sempre accompagnata alla festa onomastica dedicata a San Giuseppe.
Nella mia dimora è stato sempre uno dei giorni più importanti dell’anno, dal momento che il nome di Mamma è Giuseppina. Una doppia festa, quindi, per Mamma Giuseppina e Papà Lorenzo, che ora vivono in primis nel mio cuore e in quello di mia sorella e poi in quelli dei tanti che hanno imparato ad amarli per le loro straordinarie “qualità”, che li rendevano semplicemente “unici”.
In questo giorno speciale li abbraccio forte come ho sempre fatto, chiamandoli come li ho sempre chiamati: Mamma e Papà.
Ai tanti ragazzi, ai giovani, a tutti coloro che oggi, nelle loro case, abbiano la fortuna di potersi svegliare avvertendo il calore generato dalla presenza dei loro genitori, rivolgo un caldo invito: correte da loro, abbracciateli forte, e con un largo sorriso, magari gridando, esprimete la vostra gioia: “CIAO, MAMMA! TI VOGLIO BENE! CIAO, PAPA’! TANTI AUGURI, TI VOGLIO BENE”. Il vostro grido di gioia sarà raccolto dal vento e si unirà a quello di tutti gli altri che, lo stesso saluto, potranno pronunciarlo solo rivolgendo lo sguardo al Cielo.
A tutti i ragazzi, ai giovani che stanno lottando duramente per costruire il proprio futuro, tra le mille difficoltà generate da una società condizionata dalle azioni di troppi imbecilli, a nome dei tanti della mia generazione che, pur combattendo con il cuore puro e la mente sana, non sono stati in grado di lasciarvi in eredità un mondo migliore, porgo sincere scuse.


Un importante articolo di Claudio Risé: “Vi spiego perché la società vuole cancellare i Papà”.

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