Galvanor da Camelot (Lino Lavorgna)
Ho teso corde da campanile a campanile, ghirlande da finestra a finestra, catene d'oro da stella a stella, e danzo. www.lavorgna.it

CIAO, PAPA’.

LORENZO LAVORGNA


Caro Papà,
mi accingo a scriverti questa lettera dopo aver sorseggiato il primo caffè di una giornata uggiosa, ovviamente non solo a causa delle nubi che si addensano minacciose, pronte a scaricare pioggia. Il camino è insolitamente acceso, considerato il periodo, e mentre sorseggiavo il caffè ho girovagato un po’ tra i canali televisivi, soffermandomi su RAI 3. Che coincidenza! Stanno trasmettendo un vecchio film che ha per protagonista il Tuo cantante preferito, che tanto ti ricorda anche nei tratti somatici e che proprio alcuni giorni fa, Annalisa e io, siamo andati ad omaggiare nella sua terra natia. Mi concedo un sorriso, lasciando che la mente si abbandoni ai ricordi.
Come sai, dormo quel tanto che basta per ritemprare il mio corpo e la sera, quando avverto che la lucidità si affievolisce, condizionando la concentrazione, mi accomiato dal mio studio e mi distendo sul divano, con la speranza di trovare qualcosa di interessante in TV. Accade sempre più di rado, oramai, e quindi di sovente sono costretto a scegliere un film nella sterminata raccolta privata. A onor del vero potrei approfittare delle nuove risorse tecnologiche, che consentono di godersi, anche dal televisore, il tanto offerto dalla rete. Ciò è del tutto normale in molte zone d’Italia. Qui da noi, però, siamo ancora in regime da “terzo mondo” e la debole connessione, rendendo oltremodo sgradevole la fruizione del servizio, m’induce a rinunciarvi senza snervanti e inutili indugi. Occorrerebbe qualcuno che s’ergesse d’imperio al cospetto dei padroni del vapore e li richiamasse alle loro responsabilità, al fine di colmare un ritardo sui tempi che offende e mortifica. Qualcuno come Te, ad esempio, che nel 1957, quando il nostro territorio, che al calar delle tenebre nelle tenebre restava per la mancanza di elettricità, fu “illuminato” dalla Tua pervicace volontà d’azione, consentendo a tante famiglie di allinearsi con il progresso. Ma di Uomini come Te, oramai, si è perso lo stampo e quindi è inutile farsi illusioni.
Tante cose sono cambiate in fretta, Padre mio. E Tu, che sei sempre stato lungimirante, avevi già colto i segnali del tempo, manifestandoli con quei moniti che assomigliano ai frammenti di verità scolpiti sulle pietre. In un film di soli tre anni fa, tratto da un romanzo di successo, il mondo viene rappresentato in preda a un virus che trasforma le persone in zombi, con quali conseguenze è facilmente immaginabile. Beh, la realtà non è tanto dissimile, perché si può essere zombi anche senza l’infezione di un virus e a tratti sembra davvero che l’umanità abbia intrapreso una strada senza ritorno.
Tu mi hai benevolmente “contagiato”, sin da bambino, quel “mal d’Africa” che ti sei portato dentro per una vita intera. Quante volte ho pensato di andare a solcare quei sentieri sui quali hai lasciato la Tua impronta o hai percorso pilotando alla massima velocità la potente “Gilera”, sfidando la sorte che avrebbe potuto metterti sulla rotta tanto un “Hurricane” in picchiata quanto i terribili e invisibili fili a mezz’aria, che staccavano di netto le teste, collocati dai collaborazionisti libici filo-inglesi. Ho fatto tardi, purtroppo; ora non è possibile e chissà quando lo sarà di nuovo.
Ho un notizia per Te, che di sicuro ti farà piacere. Liliana mi ha autorizzato a ripubblicare il diario della Signora Ricciardi, la Tua adorata Maestra, nel quale si parla tanto di Te e di Mamma. La prima edizione, stampata in poche copie, è praticamente irreperibile. Non vedo l’ora di mettermi al lavoro, ma prima devo ultimare il nuovo libro.
Mi manchi, Papà. Ci manchi. Sì lo so, per uomini come me dovrebbe essere facile accettare la caducità della vita, ma così non è. Perché quando si è avuta la fortuna di essere figlio di un Padre come te, è del tutto normale perdersi nell’Infinito e sognare l’Eternità, per sublimare ogni attimo dell’esistenza con la gioia scaturita dalla Tua presenza. E’ davvero triste, quindi, aprire gli occhi e scoprire il vuoto.
Ciao, Papà. Verrò più tardi da te, a portarti un fiore. Un fiore di Primavera, di quella Primavera che albergava sempre nel Tuo cuore.

LORENZO LAVORGNA

"La morte e la vita" - Diario di guerra di Air Rubano - "Nuova Impronta Ediotre"  - 2002.

“La morte e la vita” – Diario di guerra di Air Rubano – “Nuova Impronta Ediotre” – 2002.


Lorenzo Lavorgna


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Una Risposta to “CIAO, PAPA’.”

  1. Ho navigato più di 3 ore su internet, ma non avevo
    ancora trovato un articolo così interessante.
    Se tutti i siti avessero contenuti fatti così bene, internet sarebbe molto
    più interessante da leggere. Un sincero saluto.

    Mi piace


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