Galvanor da Camelot (Lino Lavorgna)
Ho teso corde da campanile a campanile, ghirlande da finestra a finestra, catene d'oro da stella a stella, e danzo. www.lavorgna.it

I sentieri di Galvanor: da Camelot al Rotary

Rotary Club Valle Telesina

Il Presidente Lucio Altieri


Sarà anche vero che le frasi lasciano il tempo che trovano, se non sono seguite da fatti concreti, ed è altrettanto vero che la storia dell’uomo è lastricata di frasi roboanti rilasciate da coloro sistematicamente adusi a violarne i contenuti, con cinica iprocrisia. Sono troppo vecchio e navigato, quindi, per lasciarmi incantare dalle apparenze e so bene che in ogni buona famiglia vi possono essere pecore zoppe. Tutto ciò premesso, devo dire che quando mi è stato rivelato il motto del Rotary – “Servire al di sopra di ogni interesse personale” – un sussulto, anche forte, l’ho avuto. Dopo tutto è il motto della mia vita, da sempre, onorato pagando un prezzo altissimo, senza rimpianti. Non mi è costata alcuna fatica, quindi, accettare l’invito dell’amico Lucio Altieri, Presidente del Rotary Club Valle Telesina, e mettere la mia esperienza a disposizione dell’Associazione Internazionale, che vanta 111 anni di storia. Sabato sera, 27 agosto, si è tenuta la conviviale all’interno delle Terme di Telese e mi è stato consegnato il famoso spillino, che caratterizza nei cinque continenti i membri del Club. Il mio compito è quello di sempre, espletato in tutti i contesti nei quali ho operato: suggerire idee per eventi importanti e organizzarli nel migliore dei modi possibili. Almeno si spera.
Ho ringraziato il Presidente e il suo Staff, dopo aver affidato alla giovanissima figlia della brillante Segretaria Monica fotocamera e videocamera, al fine di catturare i momenti salienti della serata.
Il diavolo vi ha messo lo zampino, però: l’audio ha fatto le bizze in molte fasi, rendendo anche impercettibile buona parte del mio intervento.
Lo trascrivo di seguito, solo perché anche la serata di sabato, come quella non meno importante del “Premio Internazionale Sublimitas”, l’ho dedicata ai miei Genitori e poterlo scrivere ovunque mi riempie il cuore di gioia.

*****


Buona sera a tutti. Grazie presidente, grazie a voi. Sono veramente felice e onorato di essere qui, questa sera, perché è come se una parabola avesse raggiunto un punto apicale dopo una vita vissuta da cavaliere errante. Il mio cognome è Lavorgna, l’anagramma di Lavorgna è Galvanor, che rimanda ai cavalieri della tavola rotonda e io ne ho approfittato per creare la metafora del cavaliere errante del tempo moderno, che tra l’altro è anche un personaggio di un mio romanzo. Galvanor da Camelot ha vissuto tanti anni fuori, come il ramingo del nord di tolkeniana memoria e adesso è ritornato nella sua terra natia. Sono nato a San Lorenzello, in una casa, e in quella casa attualmente vivo. Per me, quindi, poter continuare questa seconda fase della vita, quella che noi che abbiamo superato gli … anta, chiamiamo seconda giovinezza, con una partecipazione in una struttura così importante, è veramente un motivo di grande orgoglio e di grande onore, soprattutto per il privilegio di potermi confrontare con persone di altissimo profilo professionale, culturale e qualitativo. Ringrazio Monica per una sintesi che mi ha gratificato oltre i miei meriti, perché parto dal presupposto che l’uomo non solo sia la misura delle cose che ha fatto, ma anche di quelle che non ha fatto per scelte particolari. Senza scendere in dettagli che potrebbero apparire noiosi, cesello la mia vita come un tributo a un sentimento che si chiama: “Amore”. Tutta la mia vita è stata condizionata da scelte fatte per amore. Amore non soltanto nei confronti di persone, ma di idee, di realtà, di scelte e anche di rinunce. Per amore ho rinunciato a tante cose, ritenendo che le scelte che scaturivano da queste rinunce fossero più importanti delle attività, ancorché gratificanti, che avrei potuto fare, “rinunciando alla rinuncia”. E’ questa una cosa che mi porto dentro e mi consente una piccola fierezza, senza per altro che mi lasci appagato, perché da vecchio attore ricordo un motto del Faust: “Se mai dovessi cadere appagato sul letto del riposo, sia quello il tuo ultimo giorno”. Occorre combattere sempre, quindi, con tutte le forze, affinché si possa dare qualche cosa di più anche quando le forze dovessero venire meno. E’ veramente una grande gioia essere qui, questa sera, e mi sia consentito di citare anche un fatto di natura occasionale, che mi ha toccato il cuore e mi ha anche provocato un pizzico di emozione, perché, caro Lucio, devi sapere che con quel signore (Enrico Petrella) non ci vediamo da oltre venti anni. Ci siamo conosciuti nel lontano 1993, abbiamo condiviso delle importanti e significative esperienze e poi abbiamo intrapreso strade diverse; ma è tanta la stima. Ho avuto modo di conoscerlo nel suo ambito professionale, in una grande struttura di marketing avanzato che operava anche in altri contesti. Ma pensa te… sono trascorsi cinquanta anni… cinquanta anni Fiorina…vorrei che le faceste un applauso, mia compagna di scuola, brillante professoressa di matematica. Potete immaginare cosa significhi vedere una persona dopo cinquanta anni. Con Enrico è vero che non ci vediamo da tanto tempo, però, essendo lui anche un brillante politico, sui giornali qualche cosa si legge. Con Fiorina, invece, ho provato davvero una profonda emozione, perché non ci vediamo dal lontano 1966. E sarà un piacere adesso, attraverso questa esperienza, condividere del tempo, rievocando il periodo scolastico, pregno di ricordi toccanti.
[…] Devo dire una cosa che mi è sfuggita prima, tu hai come ospite la cara sorella Annalisa… (Interviene il Presidente)
Annalisa è la luce dei miei occhi; viviamo insieme e la mia vita sarebbe niente senza mia sorella. Riempie le mie giornate ed è un prezioso consigliere perché è una donna di grande valenza intellettuale, pervasa anche da quel pragmatismo che a me manca. Sono un vecchio sognatore, un cavaliere della tavola rotonda, come Enrico ben sa. Egli sotto il profilo del pragmatismo assomiglia a mia sorella, e mi ripeteva spesso questo aspetto del mio essere: “Guarda che in questa famiglia, nella quale stiamo insieme, le persone come te non sono le più adatte perché qui i sognatori non sono ben visti”. Mi ha dato questo consiglio, ne ho preso atto… e me ne sono andato, perché mi sono reso conto che aveva ragione lui…
Non posso ancora smettere di parlare perché lì c’è una bandiera; c’è la bandiera italiana; c’è la bandiera del Rotary, ma c’è anche un’altra bandiera, che io porto nel cuore da sempre, essendo il leader di un movimento europeista che si chiama Europa Nazione. Sostengo da sempre che la mia Patria si chiama Europa e quindi, pregando Federica di seguirmi con la videocamera, da vecchio simbolista, vado a baciare la bandiera europea, rendendo omaggio alla mia Patria che, in questa serata particolare, raggiunge un livello simbolico molto alto. E poi, a conclusione del mio intervento, mi sia consentito di rivolgere un pensiero a due persone straordinarie, che saluto e alle quali dedico questa serata: sono i miei Genitori, che prima mi hanno donato la vita e poi mi hanno insegnato a viverla nel rispetto dei Valori più nobili e sacri.

PHOTOGALLERY

Annalisa e Lino Lavorgna

Lino con Fiorina Ferri


Cliccare sulle foto per vederle ingrandite.

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Una Risposta to “I sentieri di Galvanor: da Camelot al Rotary”

  1. Ho creduto a ciò che mi era stato detto quando ho ricevuto l’invito a entrare nel Rotary e ho accettato. Mi sono reso subito conto che la realtà era divera e mi sono dimesso.

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