Galvanor da Camelot (Lino Lavorgna)
Ho teso corde da campanile a campanile, ghirlande da finestra a finestra, catene d'oro da stella a stella, e danzo. www.lavorgna.it

Mi dedico un articolo

Con Mamma e Papà


Delle elezioni americane parlerò più tardi, quando tutti i dati saranno completi, anche se mentre scrivo è già chiaro che Donald Trump sarà il prossimo presidente degli USA.
In questo articolo, pertanto, voglio parlare di me in rapporto a quanto ho avuto modo di ascoltare, divertendomi non poco, nel corso della maratona televisiva notturna e a quanto scritto in precedenti articoli dedicati alle elezioni.
Sono stato educato a osservare, in ogni circostanza, un sorta di “understatement” ancorato a un’etica relazionale che vede sconveniente l’autocelebrazione. E’ così forte tale propensione che anche i complimenti ricevuti, talvolta, m’imbarazzano. E l’imbarazzo cresce con l’incedere dell’età, perché sentirsi dare del “bravissimo” per attività che si svolgono da sempre, con lusinghieri risultati, stona. Questa vicenda delle elezioni presidenziali statunitensi, però, m’induce a concedermi una deroga da siffatta rigida modalità comportamentale, ancorché anch’essa espressa senza eccessiva enfasi, con moderazione e un tenue sorriso sulle labbra.
Voglio parlare, infatti, della “sorpresa dei babbei” e replicare “dolcemente” a coloro che, in diverse circostanze, quando ho rampognato a giusta causa soggetti che alle rampogne non erano abituati, con voce tremula cercavano di dissimulare i forti mal di pancia, asserendo che ero pervaso da un “complesso di superiorità”. No, cari miei, la verità era ed è sostanzialmente diversa e ora che ho i capelli bianchi lo dico ridendoci su: “Sono semplicemente superiore e senza alcun complesso”. Incassate e portate a casa. Ovviamente parlo di campi specifici. Nell’articolo evincibile sotto il presente, intitolato Il sonno della ragione genera mostri”, che a sua volta ne richiama altri precedenti, scrivo che, mentre tutto il mondo si sbrodolava inneggiando alla sicura vittoria della Clinton, avevo previsto quella di Trump già nel mese di luglio scorso e tutte le successive analisi non hanno mai incrinato tale convincimento. (Chi non lo avesse fatto è bene che lo legga, prima di continuare la lettura di questo, che di esso si configura quasi come una seconda parte).
Ancora ieri tutti i giornali davano vincente la Clinton e questa notte è stato davvero interessante (oltre che divertente) osservare il comportamento delle mezze cartucce di mezzo mondo che, nel giro di poche ore, hanno dovuto mutare espressioni e argomenti. Sarebbe bello realizzare un docufilm di un paio di ore montando gli spezzoni salienti delle varie maratone televisive. Il più divertente di tutti, come sempre, è stato Alain Friedman.
Cito a memoria: “L’America è un paese di ignoranti; io sono newyorchese e New York non è l’America: è più evoluta e ha un taglio che l’avvicina all’Europa; Sanders avrebbe senz’altro vinto ed è stato un errore candidare la Clinton; oramai è il momento di buttare a mare tutti i sondaggisti, che non ne azzeccano una (non solo loro, caro Alain… anche tu e tutti gli analisti planetari fate parte della categoria dei “babbei sorpresi”); tutti i giornalisti hanno sottovalutato Trump (errore caro Alain: non lo hanno proprio capito e hanno “sopravvalutato” la Clinton e l’apparato che la sosteneva); Trump ha compreso bene le istanze del popolo americano e ha parlato alla pancia di chi non vuole immigrati, non vuole i neri, non vuole giustizia sociale, non vuole controllo delle armi, non ha gradito le riforme di Obama, essendo privo di ogni presupposto di etica sociale (Bravo Alain! Ma queste cose le hai capite alle 4 di questa notte?)
L’inviata negli USA di Rainews24, con l’aria affranta di chi sia appena scampata a un naufragio, ma con espressione che ricordava Marina Confalone nella celebre scena della lavastoviglie, interloquendo proprio con Alain Friedman, cercava di convincere soprattutto se stessa che la Clinton proprio non “andava bene”: “Che diavolo voleva di più? Obama le ha lasciato una bassa disoccupazione, è sceso in campo per lei cinque volte al giorno, ha sconfitto lo stato islamico in tempo utile per mettere sulla bilancia della campagna elettorale l’importante evento… ma nonostante questo l’America non l’ha digerita”. Poi, riprendendo fiato, ha cercato di trovare altre giustificazioni (Quante “illuminazioni dell’ultimo minuto”, ho visto). Ha detto, infatti, che la Clinton non poteva parlare più di tanto degli scandali trumpiani essendo la moglie cornuta di un presidente bugiardo e fedifrago, amica e capo di una donna cornuta moglie di un uomo che si diletta a inviare foto osé a ragazze minorenni.
A Federico Rampini per poco non gli facevano una flebo tanto era giù di corda: ha farfugliato qualcosa, ma onestamente non ricordo le sue parole, pronunciate a casaccio.
Il tempo passa e appare davvero patetico l’incitamento di Kate Perry delle ore 4,16: la cantante ancora spera nella vittoria di Hillary o forse così le hanno detto di riferire pubblicamente. Da Mentana qualcuno dice che tutto il “denaro” era dalla parte di Clinton, che ha speso dieci volte più di quanto non abbia speso Trump, che però vince grazie al suo messaggio “dirompente”. Le borse asiatiche, intanto, precipitano a capofitto e Mario Sechi, con la solita espressione di istrione mefistofelico, senza nascondere la sua soddisfazione per la sicura vittoria di Trump, fa sfoggio di citazioni colte suggerendo il termine “distopia” a qualcuno che si arrampicava sugli specchi per spiegare i disastri mondiali che ci aspettano.
Un altro babbeo de “Il Foglio”, in collegamento dagli USA, ammette la colpa dei media e asserisce candidamente: “Non abbiamo capito nulla”. Egregio babbeo, affettuosamente, per voi de “Il Foglio” sotto questo punto di vista non vi era alcun bisogno di aspettare le elezioni in USA: lo sapevamo tutti da tempo.
Nella parte bassa dello schermo, intanto, iniziano a scorrere le dichiarazioni che spezzano il cuore anche ai più incalliti sostenitori della Clinton, che continuano a giocare sulla mappa digitalizzata, ipotizzando impossibili rimonte. “Obama: a prescindere risultato America nazione grande”. “Clinton ringrazia lo Staff. Comunque vada ha fatto un grande lavoro”. Messaggi da “de profundis”.
Il Direttore di Rainews24, Antonio Di Bella, si capisce che maledice i suoi collaboratori ogni volta che sente la frase: “E ora passiamo la parola al nostro direttore”. Quando ciò accade abbassa la testa senza sapere cosa dire. Poi, evidentemente, si scrive una frase e la memorizza. In un passaggio successivo, infatti, declama solennemente: “Quella che sembrava una follia sta diventando una realtà ora dopo ora”. Egregio babbeo Di Bella, di quale follia parli? Ti bastava leggere il mio articolo del 29 luglio e capivi tutto!!!
Anche i babbei del New York Times devono arrendersi all’evidenza. Fino alle 04,26 danno ancora vincente Hillary, ma alle 04:27 cambiano il titolo: “Trump dimostra una forza inaspettata”. Inaspettata da chi non abbia occhi per vedere e orecchie per sentire, ovviamente.
Oramai la mappa degli USA è una macchia rossa estesissima e quindi è arrivato il momento “camaleontico” che vede, questo bisogna ammetterlo, anche i babbei più babbei districarsi come maestri insuperabili. Ora tutti “spiegano” le cause recondite che hanno portato Trump alla vittoria! Antonio Di Bella si scrive una seconda frase e, alla prima occasione, la cita con enfasi escatologica: “E’ la serata più nera per i democratici. Trump ha sorpreso tutti: giornalisti, analisti e politici”.
Dall’inviata de “la7”, finalmente, si ode qualcosa di sensato: “Trump ha devastato i democratici, ma lui non è repubblicano e ha devastato anche i leader repubblicani, che non lo digerivano e ora devono andare da lui con il cappello in mano a chiedere perdono. Loro, non la base, che invece lo ha sostenuto”.
Nella sede di SKYTG24 qualcuno sembra seriamente preoccupato che Trump se ne vada in giro con la famosa valigetta dei bottoni che comandano le bombe atomiche. Alle 5,26 Bruno Vespa riferisce di un twitter scherzoso pubblicato in Canada: “Aperto l’ufficio emigrazione per gli americani che vogliono emigrare in Canada”.
Dopo aver ascoltato il Re dei babbei, spengo la TV e mi concedo un’oretta di sonno.
Di fatto, come scritto nel precedente articolo, nessuno aveva compreso quello che stava accadendo negli USA, eccezion fatta per chi scrive e per Michael Moore.
Cari babbei di tutto il mondo, vi saluto affettuosamente.
Come ho detto all’inizio, dedico questo articolo a me stesso, “superiore senza complessi”. Prima ancora, però, lo dedico ai miei Genitori. Non sarei ciò che sono, se non fossi stato loro figlio. Sono il migliore, ed è grazie a loro. Grazie Mamma, Grazie Papà, per tutto quello che mi avete donato come retaggio ancestrale e per tutto quello che mi avete insegnato. Vi voglio bene e siete sempre con me.

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