Galvanor da Camelot (Lino Lavorgna)
Ho teso corde da campanile a campanile, ghirlande da finestra a finestra, catene d'oro da stella a stella, e danzo. www.lavorgna.it

5 MAGGIO 1981: LA MORTE DI UN EROE

Bobby Sands


In occasione del trentaseiesimo anniversario della morte di Bobby Sands ripropongo l’articolo dedicato all’Eroe nel numero 52 di CONFINI


PROLOGO
Era bella come il sole, Caitlin. La tipica bellezza che a venti anni esplode verso il massimo splendore, in lei sublimata dalla marcata personalità e dalla militanza nell’Irish Republican Army, che la facevano apparire più adulta, sia pure senza intaccarne la fisicità. Pioveva a dirotto, a Belfast, quel 30 ottobre del 1978. Cenavamo in un ristorantino non lontano dal muro nei pressi di Falls Road, che separa la zona cattolica da quella protestante. (Li chiamano “peace lines”, i muri di Belfast, ma muri restano). Era la mia prima volta nella capitale nordirlandese e mi batteva forte il cuore per essere insieme con una giovane donna, combattente per la libertà del suo popolo, appartenente alla più importante Brigata dell’IRA, quella nella quale militava Bobby Sands. L’avevo conosciuta nell’estate dello stesso anno, a Roma, e ci eravamo scritti e telefonati spesso, dopo il suo rientro. Ben volentieri, ovviamente, accettai l’invito a trascorrere qualche giorno da lei, in occasione della Festività del Samhain. Lei era rimasta affascinata dalla mia passione per il mondo celtico e per il sostegno ideale alla causa indipendentista, elementi che senz’altro contribuirono a facilitare un approccio che sfociò subito in qualcosa di più intimo. Nei giorni trascorsi insieme mi fu possibile decantare in modo più che esaustivo concetti e pensieri appassionatamente studiati su libri e riviste (è appena il caso di ricordare che, in quel periodo, non esisteva Internet). Abitava in un piccolo appartamento non lontano dall’orto botanico e dalla Queen’s University, dove frequentava la facoltà di Biologia. La sua famiglia viveva a Feeny, un piccolo centro distante una novantina di chilometri a Nord-Ovest, nei pressi della mitica “Derry”, altra città simbolo nel sanguinoso periodo dei troubles. Mi disse quanto sarebbe stato bello, quella sera, recarsi sulla collina di Tara – nell’Irlanda indipendente, non lontano da Dublino – dove si celebra il più rinomato festival dedicato all’antico rito celtico. Dalla finestra si scorgeva un bel tratto del Lagan, che offriva una visione suggestiva grazie all’effetto cross-screen generato dalla pioggia battente sulle luci dei lampioni. Mentre lo ammiravamo estasiati, teneramente abbracciati, fummo distratti dalla vista di qualcuno che era entrato nella stradina praticamente deserta, dal lato nord. La vidi incupirsi, ma senza scomporsi. “Chi sono?”, chiesi, avendo intuito dalla divisa che non dovevano essere proprio delle persone a lei simpatiche. “Sono i bastardi della Royal Ulster Constabulary – replicò con voce ferma – sono spietati e provano un gusto sadico nel massacrarci. E sono Irlandesi. Come me”. Vi sono frasi che valgono interi libri e in quella breve frase si racchiudeva tutto il dramma di un popolo che da secoli viveva in una sorta di infinita guerra civile. Poliziotti irlandesi al servizio del governo di Sua Maestà, che reprimevano con ferocia inaudita altri irlandesi che combattevano all’insegna di un antico sogno: “A nation once again”. Istintivamente e all’unisono volgemmo lo sguardo verso il mobile collocato sul lato opposto della stanza, non lontano dalla porta. Lo guardammo per qualche attimo e poi, sempre all’unisono, in una sorta di sincronismo telepatico, tornammo a fissarci intensamente, accennando un mesto sorriso che trasmetteva lo stesso pensiero: non quella sera e non contro irlandesi. Tenendoci per mano ci dirigemmo verso il divano, restando a lungo in silenzio. Da un vecchio registratore a nastro le voci calde e profonde dei Dubliners, dei Chieftains e dei Wolfe Tones ci accarezzavano l’anima, placando i tormenti.


IN MEMORIA DI UN EROE
Scrivo questo articolo nel tardo pomeriggio del 9 marzo 2017, dopo essermi concesso qualche ora di ideale viaggio nel tempo, sfogliando vecchi album e inseguendo i ricordi, sempre accompagnato dalle note sublimi di cantori unici al mondo. Fisso estasiato le foto di un giovane uomo, che oggi avrebbe la mia età – ci separano solo dieci mesi dal giorno di nascita – percependo ben nitida la distanza abissale che separa un uomo normale, che pure ha combattuto mille battaglie, da un eroe, che per le sue ha sacrificato la vita.
Roibeard Gearóid Ó Seachnasaigh, alias Robert Gerard Sands, detto “Bobby”, nacque a Belfast il 9 marzo 1954, in un quartiere popolato prevalentemente da protestanti perché i suoi avi avevano abbracciato tale confessione. I genitori, John (morto nel 2014) e Rosaleen, invece, erano cattolici e ben presto furono costretti a trasferirsi in una nuova dimora, amorevolmente messa a disposizione dai genitori di Rosaleen nella zona Sud di Belfast, per sfuggire alle continue intimidazioni dei lealisti. Bobby era il maggiore di quattro figli: Marcella, nata nel 1955; Bernadette, nata nel 1958, importante membro della causa indipendentista, fondatrice del County Sovereignty Movement e moglie di Michael McKevitt, a sua volta importante membro dell’IRA; John, nato nel 1962, docente universitario.
L’infanzia di Bobby è stata segnata dalla continua visione delle violenze perpetrate dai protestanti filoinglesi nei confronti dei cattolici. Una sua vicina offendeva sistematicamente la madre, mentre il papà era al lavoro. Rosaleen subiva in silenzio, per evitare guai peggiori alla famiglia. Anche dopo il primo trasferimento, però, nonostante il nuovo quartiere fosse a maggioranza cattolica, i problemi non si risolsero del tutto e la casa fu quasi distrutta dai lealisti. La famiglia, pertanto, fu costretta a trasferirsi di nuovo in un altro quartiere, più protetto, nella zona Ovest della città.
Bobby, nel 1970, iniziò un apprendistato come carrozziere, ma le continue vessazioni subite lo costrinsero ad abbandonare il percorso formativo. La goccia che fece traboccare il vaso si ebbe nel 1971, quando i colleghi lo affrontarono armi in pugno, dicendogli che la zona dove sorgeva l’istituto era interdetta ai “sporchi feniani” e che se si fosse fatto rivedere lo avrebbero ucciso. Nel 1972, a diciotto anni, entrò nell’IRA, divenendo membro del 1° Battaglione della Brigata Belfast. Nello stesso anno sposò Geraldine Noade e nel 1973 nacque il loro unico figlio, Gerard.
Arrestato più volte, il 1° marzo 1981 iniziò uno sciopero della fame che lo portò alla morte il 5 maggio dello stesso anno. Altri nove compagni di sventura seguirono il suo esempio, immolando la propria vita tra maggio e agosto 1981. A nulla servirono le proteste che si levarono da tutto il mondo per impedire lo scempio. La Thachter, all’epoca primo ministro, fu irremovibile e non volle accogliere le richieste dei detenuti, che richiedevano condizioni di detenzione umane. La vita eroica di Bobby Sands durante la sua militanza nell’IRA non è dissimile da quella di tanti altri eroi che emersero per coraggio e naturale carisma. E’ impossibile tratteggiarla compiutamente in un articolo, perché si correrebbe il rischio di significative omissioni e di non trasmettere le emozioni e le suggestioni che solo un accurato approfondimento possono offrire. Conoscere bene quelle vicende, invece, è molto importante perché ci aiuta a meglio comprendere anche problematiche attualissime, legate alle sorti dell’Europa. L’Irlanda del Nord è parte integrante della Gran Bretagna e quindi ora non più nell’Unione Europea, nonostante ciò non sia gradito dalla maggioranza dei suoi abitanti, alla pari degli Scozzesi, che già stanno organizzando un referendum per abbandonare la Gran Bretagna e rientrare in Europa.
Il primo libro da leggere, pertanto, è quello scritto proprio da Bobby Sands durante la sua prigionia: “Un giorno della mia vita”, edito da Feltrinelli. Altri testi significativi: “Qui Belfast. Storia contemporanea della guerra in Irlanda del Nord”, Silvia Calamati, Red Star Press, 2013; “Storia del conflitto anglo-irlandese”, Riccardo Michelucci, Odoya, 2009. Questi sono solo tre esempi di una corposa messe di opere che ciascuno potrà facilmente reperire, se ne ha voglia. Anche in rete non mancano importanti siti che affrontano in modo serio ed equilibrato l’argomento. Da non perdere, poi, il capolavoro cinematografico di Steve McQueen (da non confondere con l’omonimo attore), “Hunger”, del 2008, nel quale un superlativo Michael Fassbender interpreta il ruolo di Bobby Sands.

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