GIUSEPPINA FEDERICO: LA MAESTRA

Giuseppina Federico - Lino Lavorgna
2 giugno 2007. Mamma con i suoi allievi dopo 58 anni. Foto tratta dall’archivio di famiglia


Michele Di Leone, ex allievo della mia Mamma, mi ha fatto omaggio di un libro dedicato al suo paese natio nel quale parla di tempi lontani, ma ben nitidi nella memoria. Nel 2007 si rese promotore di una riunione con i compagni di classe e la Maestra, ben rievocata nel libro.

Giuseppina Federico - Lino Lavorgna
Nella copertina si vede il vecchio ponte di Fabio Massimo, prima della rovinosa ristrutturazione. (Leggi mio post del 2009: https://galvanor.wordpress.com/2009/01/18/italici-scempi/)
Giuseppina Federico - Lino Lavorgna
Giuseppina Federico - Lino lavorgna
Giuseppina Federico - Lino Lavorgna
Giuseppina Federico - Lino Lavorgna
Giuseppina Federico - Lino Lavorgna
L’ articolo redatto da Mamma dedicato all’evento del 2007. Cliccarvi due volte sopra per leggerlo agevolmente
Giuseppina Federico - Lino lavorgna
La Maestra e l’allievo 58 anni dopo.
Michele Di Leone, autore del libro dedicato a Massa di Faicchio. Foto tratta dall’archivio di famiglia


Ringrazio Michele Di Leone per la testimonianza di affetto nei confronti della sua Maestra e mi complimento per il bel libro dedicato al paesello natio.
Nel 2007, quando fu organizzato l’evento, vivevo altrove, ma di esso ben mi giunse l’eco, perché non vi era giorno che non mi sentissi con l’adorata Mamma. Me ne parlò con entusiasmo e palese emozione, ben comprensibile del resto, considerato che aveva rivisto molti suoi allievi a distanza di 58 anni!!!
Mi riferì, però, anche un aneddoto che mi fece ridere molto. Come si sa il mondo è pieno di tipi strani ed è davvero difficile che della loro presenza resti immune un contesto caratterizzato da un numero cospicuo di persone. In occasione dell’evento organizzato da Michele Di Leone, il tipo strano di turno non trovò di meglio che avvicinare tutti i convenuti, riferendo che la maestra presente nella foto del 1949 non era mia Madre ma la sua. Il fatto generò viva apprensione perché accadde prima di pranzo e tutti si chiesero, pertanto, cosa sarebbe accaduto dopo qualche bicchiere di buon vino. Per fortuna non accadde nulla e il vino, caso mai, servì a placare le turbe psichiche del tipo strano, il cui tentativo di appropriazione indebita di Mamma altrui generò solo umana pietas.
Chi mi segue sa che un mio aforisma, concepito in chiave antirazzista, recita testualmente: “Nessuno ha colpe o meriti per dove nasce ma solo colpe o meriti per come vive”. Se fossi stato più cattivo lo avrei leggermente modificato per l’occasione e lo avrei inviato al tipo strano: “Nessuno ha colpe o meriti per i Genitori che si ritrova e può solo ritenersi fortunato se gliene capitano due straordinari e speciali come Lorenzo Lavorgna e Giuseppina Federico. Posso comprendere l’invidia e la tristezza di chi tale fortuna non abbia avuto, ma non per questo è possibile impossessarsene, sia pure a posteriori”. Anche io provai umana pietas, tuttavia, pensando alla madre vera del tipo strano, che forse non meritava quel gesto insulso da parte di un figlio ingrato. Contai fino a dieci, pertanto, e non gli scrissi nulla. Dopo tutto sono buono e misericordioso e la mia bontà ha sì gran braccia da prender tutto ciò che si rivolge a essa.
Detto questo, devo aggiungere altro.
Appartengo a una scuola di pensiero che rappresenta una sintesi tra la teoria innatista di Cartesio e quelle sviluppatesi in epoca recente, che privilegiano il condizionamento ambientale quale fattore primario del comportamento umano. A mio avviso, ferma restando la pregnante importanza dell’ambiente, il retaggio ancestrale – l’eredità di sangue – sia pure in forme diverse tra i vari soggetti, incide a sua volta sul comportamento, oltre a condizionare i tratti somatici e a trasmettere, talvolta, quelle che generalmente vengono definite “malattie ereditarie”.
Nella fattispecie si registra un fatto curioso. Il tipo strano di cui sopra è figlio di un soggetto non meno strano. A suo tempo tentò letteralmente di impossessarsi, con un sotterfugio, dell’abitazione avita, costruita dai miei nonni ed ereditata dal mio Papà. A seguito dell’acquisto di un terreno appartenente alla mia famiglia, infatti, non si sa come, nell’atto notarile, con definizioni sibilline furono inserite le particelle catastali della casa e del terreno circostante, nonostante fossero distanti circa due chilometri dal terreno venduto! L’imbroglio fu scoperto molti anni dopo, nel 1984, ma non fu possibile classificarlo come tale: si trattò – fu detto – di un “involontario” errore perpetrato dal notaio. “Nulla di grave – disse l’infame, con la voce tremula di chi viene colto con le mani nella marmellata – basta una semplice rettifica”. Gli ingenti costi per il nuovo rogito, però, – sette milioni delle vecchie lire – necessario per riappropriarsi di qualcosa che già si possedeva, furono tutti a carico dei miei Genitori! Anche il notaio (una donna) si comportò in modo subdolo e criminale, sfruttando una situazione che aveva sconcertato non poco i miei Genitori. Nell’atto di vendita è scritto che l’intero corpo immobiliare fu “riacquistato” per quattro milioni. Ovviamente si trattava di sanare quello che, “ufficialmente”, si configurava come un pregresso errore di un collega oramai non più in servizio. La parcella, pertanto, avrebbe dovuto essere stabilita in funzione dell’eccezionalità dell’evento o, al limite, della cifra registrata sull’atto!!! La malandrina, invece, pretese una somma quasi doppia di quella trascritta nel rogito, chissà, forse divisa con il tipastro che, zitto zitto e mogio mogio, lasciava passare gli anni tenendosi intestato impropriamente un bene di ingente valore! Questo fatto, insieme con tanti altri, è stato scoperto da me in epoca recente. In quel periodo vivevo una vita “iperdinamica” che mi teneva impegnato su più fronti. Nel 1984, tra l’altro, abitavo a Siena, dove dirigevo l’ufficio economato della locale Questura. Le vicende di famiglia venivano gestite esclusivamente dai miei genitori. Se solo fossi stato messo al corrente di quanto stava avvenendo, mi sarei letteralmente mangiato il “tipo strano appropriatore indebito di beni altrui” e il notaio disonesto, che avrei senz’altro fatto radiare dall’albo.


Cliccare fino a due volte sulle foto per vederle ingrandite


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