LORENZO LAVORGNA – L’UOMO DELLA LUCE


Al termine della Seconda Guerra Mondiale, in molte zone dell’Italia, soprattutto nel SUD, non era ancora giunta l’energia elettrica.
Le case erano illuminate con le classiche candele di cera, con le lampade a olio o a petrolio. Nei mesi freddi il tepore domestico era assicurato dai camini, dalle stufe a petrolio e dai bracieri, nei quali venivano riversati tizzoni di fuoco ardente.
Anche a Cancello Massone e nelle altre zone rurali di San Lorenzello, piccolo paese del Sannio beneventano, mancava l’energia elettrica.
Nella casa avita abitavano i miei Genitori e i nonni paterni, Pasquale e Pasqualina Festa, che avevano costruito la casa nel 1920, sul terreno ereditato dalla nonna, un tempo appartenente ai Massone, stimata famiglia insignita del lignaggio baronale che vantava molti personaggi illustri: docenti universitari, militari di carriera nell’esercito borbonico, giuristi, diplomatici d’alto rango.
La casa sorge sulla provinciale che congiunge Telese Terme a San Lorenzello e Cerreto Sannita, in una posizione equidistante dai centri abitati. In mancanza di edifici scolastici, ospitò la scuola elementare dal 1933 al 1960. Mamma Giuseppina frequentò la casa come allieva nel 1933 e 1934. Dopo le dimissioni dal Ministero delle Corporazioni, nell’agosto del 1943, vi tornò come insegnante fino al 1945 e poi ancora dal 1957 al 1960, alternando il ruolo di “Beneamata Maestra” a quello di “Regina della casa”, avendone sposato il proprietario nel 1950. Nel 1957 si rese anche promotrice del “Centro di Lettura”, istituito per favorire l’alfabetizzazione degli adulti che non avevano frequentato le scuole primarie.
Nel 1950, dopo pochi mesi dal matrimonio, Papà Lorenzo decise che era giunto il momento di non tergiversare oltre nell’allinearsi con il progresso e così, con l’entusiastico fervore dei suoi trenta anni, fondò una Società Cooperativa per favorire l’elettrificazione delle zone rurali. Immancabilmente, come sempre accade alle persone che sono “avanti”, dovette faticare non poco per rimuovere gli ostacoli frapposti dai mestatori di turno, che mal sopportano gli spiriti liberi, orientati al Bene.
Lorenzo Lavorgna era soprattutto un benefattore e i benefattori sono invisi ai perfidi, adusi a sfogare con una condotta immorale le frustrazioni scaturite dai propri limiti e dalla vita miserabile. In ogni epoca storica, poi, non sono mai mancati i “lazzari”, per ignoranza incapaci di discernere il grano dal loglio, sempre in ritardo sui tempi e spaventati dal “nuovo che avanza”. Davvero una bella guerra, per il mio Papà! Un uomo che conosceva sin da ragazzino, tanto per citare solo uno dei tanti aneddoti che mi sono stati raccontati, non esitò a puntargli il fucile in faccia, minacciandolo di morte se avesse continuato a chiedergli l’autorizzazione per l’istallazione dei pali nel suo terreno. Era saggio, il mio Papà, temprato dagli anni di guerra, dalla dura campagna in Libia e soprattutto da un retaggio ancestrale che affonda le radici nella notte dei tempi. Non poteva certo temere un fucile mantenuto da mani tremanti e sudaticce. Sorrise al poveretto e lo “disarmò” con la sua voce pacata, facendogli comprendere che un giorno lo avrebbe ringraziato per l’utile opera che stava producendo, anche per lui! Il poveretto abbassò fucile e capo, rendendosi conto di essere un nano al cospetto di un Gigante.
Nondimeno quelli furono anni fastidiosi, soprattutto per la cara Mamma, che proprio non riusciva ad accettare lo spirito altruistico ed eccessivamente “romantico” del marito, che continuava l’opera entusiasticamente intrapresa nonostante fosse costantemente osteggiato da chi avrebbe dovuto portarlo in palmo di mano.
Nel 1954 la RAI iniziò i programmi televisivi, ma la televisione era ancora un miraggio perché i lavori di elettrificazione procedevano a rilento. Papà non esitò a intervenire con i suoi capitali per fronteggiare i mille ostacoli artatamente orditi dagli squallidi individui che volevano far fallire il progetto. Dopo sette anni di dure battaglie, finalmente, l’impresa poté ritenersi compiuta. Tutte le aree rurali furono “illuminate” grazie all’opera indefessa di un Uomo eccezionale. Aveva promesso che il secondo figlio sarebbe cresciuto senza candele e lampade a petrolio e mantenne la promessa. Non mancarono cattiverie e tiri mancini anche a lavori ultimati ma Papà non si curava dei meschini e guardava avanti.
Il 31 ottobre 1957, presso il Grand Hotel delle Terme di Telese, si tenne la cerimonia inaugurale. Il ruolo di “Madrina” fu affidato alla Donna che, nonostante la ripugnanza nei confronti di troppe persone che erano lì a gozzovigliare dopo aver boicottato per anni il progetto, non aveva mai mancato di supportare Papà, dandogli forza nei momenti di sconforto. Dietro ogni Grande Uomo, infatti, vi è sempre una Grande Donna: nella fattispecie, Giuseppina Federico, mia Madre.
Nel marzo del 2016, dopo cinquantanove anni, non senza un pizzico di emozione, di buon mattino mia sorella Annalisa e io vedemmo gli operai dell’ENEL che ammodernavano la rete realizzata grazie al mio Papà, sostituendo pali e cavi.
Oggi, 31 ottobre 2017, scrivo questo ricordo con il cuore in sussulto, come sempre quando parlo della mia Famiglia, e con tanto orgoglio. Sono trascorsi sessanta anni da quando mio Padre poté esclamare, con quel suo sorriso più unico che raro: “E LUCE FU”.
Avevo poco più di due anni, allora, e ovviamente non ricordo nulla. Ma è come se vedessi un film perché riesco a immaginare tutte le scene di quei momenti, che si assomigliano sempre: sono le scene nelle quali gli Uomini destinati a essere ricordati in eterno si ergono con la semplicità del loro essere, brillando di luce propria, mentre, tutt’intorno, i nanerottoli con le facce tese e il perenne mal di pancia mugugnano sottovoce, rosi e corrosi dall’invidia e dalla cattiveria. E’ la storia dell’umanità, del resto, che si ripete ciclicamente.
Oggi di Uomini come Lorenzo Lavorgna ne nascono sempre di meno, perché il male sta trionfando in ogni latitudine e l’odio acceca gli animi. Ancorché pochi, tuttavia, sono loro che consentiranno di tenere accesa la fiammella della speranza per un mondo migliore e alla fine vinceranno, perché il male può vincere qualche battaglia, ma non vincerà mai la guerra.
Ciao, Papà. Grazie di tutto.


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