Galvanor da Camelot (Lino Lavorgna)
Ho teso corde da campanile a campanile, ghirlande da finestra a finestra, catene d'oro da stella a stella, e danzo. www.lavorgna.it

CONFINI: GIUGNO 2018


Disponibile on line il nuovo numero di CONFINI, il cui tema del mese è dedicato alla “CONTEA”, termine utilizzato in forma omofonica per stimolare, anche se solo in fieri, un’associazione ideale tra l’universo di Arda, che dopo aspre battaglie vide il trionfo del Bene sul male, e quella che sembra essere l’inizio di una nuova era, per il nostro Paese, grazie all’affermazione di soggetti che hanno vinto dimostrando di anteporre il bene comune a quel “particulare” di guicciardiniana memoria che, decantato delle tante interpretazioni benevole e fagocitanti, rivela solo la più diffusa propensione del nostro popolo, in ogni epoca storica: la gretta ricerca di un tornaconto materiale e personale, non importa se a discapito degli altri. Propensione che, ovviamente, è per ora solo leggermente scalfita.

Due i miei contributi:
“LA CONTEA” (Pag. 5)
“IL PIAVE MORVORAVA” – PARTE SESTA: SI MUORE PER NULLA (Pag. 35)

Di seguito il link per la visione dei numeri arretrati: CONFINI: NUMERI ARRETRATI


Da non perdere l’editoriale del direttore Angelo Romano, “Nausea da buonismo” (pag. 2), toccante e spietato, secondo il conclamato stile di un uomo capace di penetrare nei meandri più nascosti della coscienza umana e lasciare affiorare sia le miserie dei tanti sia l’aura mistica dei pochi.


Per agevolare al meglio la lettura si può spostare il cursore in basso, sulla barra piccola, delimitata dai segni meno e più, in modo da ingrandire i caratteri come meglio si preferisce. Si ricorda sempre che i telefoni cellulari hanno la funzione primaria di mettere in contatto le persone e pertanto non possono e non devono sostituire il PC, che resta sempre lo strumento più idoneo per la lettura dei contenuti pubblicati nel web.


VERSIONE PDF DEL MAGAZINE, SCARICABILE.


A beneficio dei refrattari alle piattaforme multimediali trascrivo, di seguito, l’articolo relativo al tema del mese. (Corretti due refusi presenti nell’edizione on line).


PREMESSA
“Su, Ombromanto! Dobbiamo affrettarci. Il tempo è breve. Guarda! Gondor ha acceso i suoi fuochi e invoca aiuto. La guerra è scoppiata. Vedo fuoco su Amon Dîn e fiamme ad Eilenach; e lì ad occidente vedo Nardol, Erelas, Min Rimmon, Calenhad e l’Halifrien alle frontiere di Rohan”.
(Gandalf ne “il Signore degli Anelli” – Il ritorno del Re, capitolo I)


Non è paradossale né improprio lo incipit, in un articolo che si prefigge una serena disanima su un avvicendamento governativo; parimenti non è paradossale e improprio l’utilizzo del termine “CONTEA”, per definire il tema del mese, sempre rapportandolo all’attualità. Intendiamoci, a scanso di equivoci: il premier Conte non è Aragorn, Di Maio non è Frodo, Salvini non è Legolas, anche se le sue frecce colpiscono il bersaglio con pari precisione. Al massimo, con tanta buona volontà, si può assimilare Grillo, un comico mattacchione, a un novello Gandalf capace di orientare al bene, sia pure in fieri, milioni di persone che, per anni o addirittura decenni, erano state soggiogate dal male. Una vera magia. E siccome il Bene professato dai puri di cuore e dai sognatori, affinché si affermi, ha sempre bisogno di aiuto da parte di una mente raziocinante, possiamo incarnare nei Casaleggio padre e figlio l’enigmatico Tom Bombadil, l’unico capace di sfuggire al potere dell’anello, essendo completamente padrone di se stesso e così forte da incutere egli terrore agli orrendi Spettri dei Tumuli. Fatto sta che oggi esiste una nuova “Contea Hobbit”, inclusiva di un universo variegato e composito, in fermento e in attesa di sedimentarsi. Da questa Contea è partito un esercito di volenterosi con il chiaro intento di buttare nella lava del Monte Fato il gigantesco anello che racchiude tutto il male accumulatosi negli ultimi settanta anni, che hanno visto il paese prigioniero di Sauron (il male nella sua essenza originaria ed eterna), periodicamente servito dai Saruman di turno, schiavi fedeli e per questo lautamente prezzolati.
Nessuno è così stupido, ovviamente, da pensare che la svolta sia davvero radicale e definitiva. Per chi, però, abbia trascorso quaranta, cinquanta o anche più anni, sentendosi sempre in un deserto assolato pieno di serpenti velenosi, è bello potersi svegliare, il mattino, e sussurrare al vento, sia pure sottovoce: “La speranza divampa”. E pazienza se poi tra non molto tornerà tutto come prima. E pazienza se nel frattempo bisogna anche sopportare, nella compagine governativa, la presenza di qualcuno che si rese colpevole, a suo tempo, della mancata condanna di un tiranno che, sin dall’avvento della repubblica, tessé trame oscure e criminali.
Mi sia consentito, a conclusione di questa premessa su una tematica per certi versi toccante e pregna di elementi nostalgici, di rendere omaggio alla memoria di tempi lontani che hanno temprato i cuori e le menti di tante persone, segnando il loro cammino terreno. Non fanno testo, ovviamente, coloro che poi si sono persi per strada, perché evidentemente in quel contesto si trovarono per caso, senza esserne degni.
Il primo ricordo è dedicato ai “Campi Hobbit”, che consentirono ai giovani sani e puri di scrollarsi di dosso, dalla metà degli anni settanta, il peso di “un opaco destino vissuto di riflesso, sempre all’ombra di qualcosa e qualcuno”. Grazie alla magia di un libro riuscimmo a trovare una nostra identità solida e definita.
Il secondo ricordo è dedicato proprio alla “Contea”, intesa come cenacolo di menti eccelse e giovani speranzosi, che sorse in quel di Napoli e che mi vide ben presto tra i convinti aderenti. Fu lì che incontrai un uomo d’altri tempi, capace di cavalcare il futuro, dalla profonda umanità e dalla grande cultura. Ero dirigente provinciale del MSI a Caserta, in quel periodo, e non esitai nell’invitarlo e a presentarlo ufficialmente agli altri dirigenti e ai segretari di sezione, esortandoli a sostenerlo nella candidatura alla Camera dei Deputati. Erano quelli tempi di sciocca contrapposizione territoriale e dovetti faticare non poco, ma alla fine vinsi e ottenni unanime adesione alla mia esortazione. Correva l’anno 1979 e, proprio grazie al sostegno assicuratogli, risultò il primo eletto alle elezioni che si tennero nel mese di giugno, per poi essere sempre confermato nelle quattro successive legislature, restando in carica fino al 1996. Il suo nome è Antonio Parlato e mi fa piacere ricordarlo dalle colonne di questo magazine, al quale sicuramente avrebbe assicurato il suo prezioso contributo. Riposa in pace, Antonio. Ti ho voluto bene e tu ne hai voluto tanto a me.


HANNO VINTO LORO O HANNO PERSO GLI ALTRI?
Questa domanda aleggia sin dal mese di marzo, animando il bla bla bla dei dibattiti televisivi e le cronache dei media. Con argomentazioni stanche e becere, ciascuno tira l’acqua al proprio mulino, essendo capace, la stragrande maggioranza degli italiani, di discutere sulle cause che abbiano determinato un incendio anche quando l’incendio è in corso. A sinistra, gli artefici della disfatta elettorale, con il tipico cinismo di chi mente sapendo di mentire, si difendono accusando gli elettori d’ignoranza, di mancanza di lungimiranza, di scarso senso civico. Razzisti, fascisti e populisti sono i termini più utilizzati per dipingere i milioni di italiani che si sono riversati su M5S e Lega. Un poco più seriamente, le varie anime della sinistra che guarda con sincero disprezzo alla banda renziana, considerata usurpatrice di un patrimonio ideale che non rappresenta, riescono a produrre un’analisi apprezzabile e realistica, intrisa di sana autocritica. Anche loro, tuttavia, concordano sull’ignoranza abissale degli elettori pentastellati e leghisti e sulle accuse di fascismo, razzismo, qualunquismo, populismo e chi più ne abbia più ne metta. Pazienza se tra costoro siano davvero tanti gli ex sostenitori, fino a ieri, pertanto, considerati intelligenti, preparati, saggi, moderni e civili. In Forza Italia ci si lecca le ferite e, secondo le consolidate modalità comportamentali di soggetti adusi esclusivamente a tutelare i propri interessi, si studiano le strategie più opportune per assicurarsi la sopravvivenza. Nella Lega e nel M5S si festeggia il momento magico e si sogna, com’è giusto che sia. Nella Lega ancor più che nel M5S, nonostante il forte divario di voti, perché la compattezza e l’assoluta unità d’intenti non alimentano quelle controversie che, ancorché tenute sotto controllo, sono ben presenti nell’universo pentastellato.
Resta Fratelli d’Italia, piccolo partito che raccoglie una diaspora qualitativamente inconsistente di un’area da tempo dissoltasi come le famose lacrime nella pioggia. La fondatrice, alla quale non sfuggono certo le caratteristiche della sua armata Brancaleone e i limiti dello scenario in cui possa muoversi, non essendo una stupida, usa tutte le risorse possibili per restare a galla il più a lungo possibile, manovrando abilmente le sue pedine e tenendo ben lontani coloro che potrebbero conferire dignità a un’area di destra, facendo però ombra a lei.
Questi i partiti. La cosiddetta società civile, dal suo canto, registra una divisione netta che alimenta uno scontro aspro e feroce. Da una parte vi sono tutti i complici della vecchia malapolitica che a essa devono le proprie fortune o anche la semplice “sopravvivenza”: imprenditori e professionisti evasori; affaristi delinquenti di ogni ordine e grado; super-raccomandati che occupano dorate stanze del potere nella pubblica amministrazione, negli enti locali, nelle società partecipate, negli organismi governativi, etc. etc.; i tanti scalda sedie celebrati da un recente film di Checco Zalone, che grazie allo scambio elettorale voto-posto percepiscono, senza fare nulla o molto poco, un discreto stipendio; pennivendoli al servizio di editori a loro volta al servizio dei potenti, che eseguono con fedeltà e rigore gli ordini impartiti, fregandosene della deontologia professionale perché la pagnotta viene prima di tutto; criminali tenuti in grande considerazione dai vecchi potentati politici, che in cambio di voti hanno garantito loro leggi ad hoc, un codice penale blando e un sistema giudiziario concepito ad arte per favorirli. Sugli intellettuali stendiamo un velo pietoso, utilizzando la formula “non pervenuti”, in modo da chiudere subito il discorso senza perdere tempo a dissertare sulle masturbazioni mentali di coloro che, impropriamente, con tale ruolo sono caratterizzati.
Dall’altra parte vi è il popolo che soffre, quello senza santi in paradiso, che arranca ad arrivare a fine mese, che manda affettuosamente a quel paese (oddio, non tanto affettuosamente) coloro che parlano di fine della crisi e di ripresa. Il popolo che vive nelle periferie abbandonate, in preda alla perenne paura per la mancanza di sicurezza; il popolo semplice e buono, non certo razzista, che però ha paura dell’altro perché spesso l’altro fa paura.
E’ indubbio che questa consistente massa di italiani abbia contribuito al successo del M5S e della Lega, ma è altrettanto certo che tra i 17milioni di elettori che complessivamente hanno votato i due partiti non vi siano solo loro.
Rebus sic standibus la risposta alla domanda è semplice: non hanno “vinto” loro ma, attenzione, non hanno nemmeno “perso” gli altri. Se lasciassimo passare questa teoria, infatti, ne legittimeremmo un’altra non meno errata, ossia che in passato gli sconfitti abbiano fatto qualcosa di buono: le frasi “hanno perso perché hanno tradito le aspettative”, “hanno smarrito il contatto con la realtà”, “non hanno mantenuto il rapporto con il territorio” e altre più o meno simili, sono errate e fagocitanti. Per quanto riguarda il centro-destra a trazione berlusconiana, i periodi di massimo consenso sono scaturiti solo dall’abbaglio di milioni di elettori, non certo dalle peculiarità poste in essere nell’esercizio del potere, che sono state sempre le stesse: si governa per rubare a man bassa e tutelare i propri interessi. E’ inesatto, quindi, fissare uno spartiacque tra un presunto “buon agire”, che non è mai esistito, e il suo tradimento. Il calo di consensi è scaturito solo da una maggiore consapevolezza, che ha portato in tanti a rendersi conto della reale consistenza di coloro ai quali avevano delegato per anni la rappresentanza politica. A sinistra si può dire esattamente la stessa cosa per quanto concerne il venticello renziano; per gli altri, seppure sia giusto sancire la netta differenza, la musica non cambia. Vi sono state (e vi sono ancora) sicuramente persone serie e oneste nella “vecchia sinistra”, ma la loro inadeguatezza all’esercizio del potere per il bene di tutti è risultata sempre evidente, quando questo compito sono stati chiamati ad assolvere. Di fatto, quindi, i partiti che hanno perso le elezioni lo scorso mese di marzo, le hanno perse per una presa di coscienza del popolo italiano che, in mancanza di altro, si è riversato su un partito senza storia, nato sull’onda della rabbia sociale, e su un partito che, con una storia non certo esaltante, ha dimostrato di meglio interpretare sentimenti diffusi, in momenti particolari. Persone afferenti a diverse aree politiche, compreso chi scrive, che un partito addirittura l’ha fondato, senza avere avuto la possibilità di presentarlo ufficialmente alle elezioni per mancanza di adeguato sostegno economico, hanno pensato che non avrebbero mai potuto fare peggio dei predecessori e che talune iniziative, considerate prioritarie nell’attuazione, avrebbero dato un po’ di ossigeno agli “ultimi”, oramai sull’orlo del baratro. Abbiamo avuto ragione su tutta la linea.


COSA AVVERRA’ IN FUTURO
La previsione, apparentemente, sembra facile. I poteri forti, interni ed esterni, che vedono il neonato governo come il fumo negli occhi, riusciranno presto a individuare le giuste strategie per rendergli la vita difficile, disseminando sul cammino ostacoli di un certo peso. Pressioni terribili saranno esercitate su molti parlamentari affinché tradiscano il loro mandato e non è escluso che si mettano in pratica le azioni più subdole per indurre i cittadini a ricredersi circa la fiducia accordata a Di Maio e Salvini. La stampa asservita ha da subito avviato una massiccia campagna di disinformazione; nei salotti televisivi s’invitano sistematicamente vecchie cariatidi tipo Paolo Cirino Pomicino, pseudo intellettuali da quattro soldi, ciarlatani a pagamento e i più noti volti della sinistra radical-chic che, ovviamente, sputano fuoco e fiamme sui vincitori, offendendo senza ritegno i loro elettori. Essendo io tra questi ultimi, grazie a Saviano e compagni di merende ho scoperto di essere un becero ignorante intriso di razzismo, uno sporco fascista nemico dell’Europa (la qual cosa, per il presidente di un movimento politico che si chiama Europa Nazione e che alla causa europeista è votato da cinquanta anni, è quanto mai singolare), un imbecille che crede alla befana, un qualunquista, un populista. Vi è anche l’accusa di essere un “forcaiolo” che vuole cambiare il sistema giudiziario per accorciare i tempi della giustizia, riformare il codice penale inasprendo le pene e costruire più carceri in modo che i tanti delinquenti non siano messi in libertà per mancanza di strutture ricettive. Quest’ultima accusa è pronunciata con lo sdegno di chi si riempie la bocca con il termine “garantista”, che nella realtà dei fatti evidenzia solo la propensione a tutelare con ogni mezzo possibile i delinquenti. A differenza della altre, pertanto, è “un’accusa” che merito in pieno e della quale vado fiero. Vi è, poi, un altro aspetto che merita attenzione. Buona parte dell’elettorato pentastellato (e in minima parte anche una fetta consistente di quello che ha consentito alla Lega di superare abbondantemente le sue percentuali tradizionali, in particolare nel SUD) è un elettorato “non solidificato” e quindi estremamente fluido: basta poco per far nascere l’entusiasmo e acquisire consenso; basta pochissimo per fornire elementi di dispiacere ed essere abbandonati. La sfida più importante che Di Maio si trova a combattere, pertanto, è proprio quella con i propri elettori. Guai se dovessero avere la percezione, per esempio, che in tema di onestà si siano sbagliati: per il Movimento di Grillo sarebbe la fine. Gli “altri” sono ben consapevoli di questo tallone di Achille e faranno di tutto per sfruttarlo, come di fatto già sta avvenendo.
Anche nel Movimento, però, sono consapevoli di questo rischio e se saranno in gamba prenderanno le contromisure più adatte per sconfessare il pericolo. Salvini, dal suo canto, dorme sonni più tranquilli. Qualunque cosa accada il suo movimento è destinato a fagocitare gli alleati, a proporsi come soggetto incarnante le aspettative del popolo di centro-destra e a ottenere consensi tali che potrebbero consentirgli di governare da solo. Quanto ciò sia un bene per il paese, poi, è tutto da dimostrare. Chi vivrà vedrà. Per ora divampa la speranza di vedere rinascere il Paese, se non in toto almeno parzialmente, e non ci resta che goderci questo momento, auspicando che i fuochi di Amon Dîn restino accesi il più a lungo possibile. E soprattutto auspicando che nuove “compagnie dell’Anello” raccolgano l’invito a ricostruire il Paese, con soggetti capaci veramente di far tremare il mondo grazie alla loro statura etica, politica e culturale.

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