Galvanor da Camelot (Lino Lavorgna)
Ho teso corde da campanile a campanile, ghirlande da finestra a finestra, catene d'oro da stella a stella, e danzo. www.lavorgna.it

EUROPA. BASTA CON LE BALLE DEI CIARLATANI.


I miei quattro lettori sanno bene che, sin dalla comparsa dell’euro, pur avendo ribadito con chiarezza quanto vado ripetendo da mezzo secolo, ossia l’errore commesso anteponendo l’unione economica dell’Europa a quella politica, e quanto sarebbe stata rischiosa, per alcuni paesi, una moneta unica che accorpa economie nazionali disallineate e non omogenee, non mi sono mai sognato – ma proprio mai – di esprimere concetti favorevoli al ripristino della lira o, addirittura, allo sganciamento dall’Unione Europea.
Non l’ho mai fatto in ossequio a un semplice proposito, che scaturisce dagli insegnamenti ricevuti dal mio primo Maestro di vita, Lorenzo Lavorgna, mio Padre: “Non combattere mai battaglie perse in partenza; non solo è inutile, ma ti farebbero perdere credibilità e ti indebolirebbero per quelle che puoi vincere”. In effetti, dal 2000 in poi, era tempo perso cercare di aprire la mente su certi argomenti, perché lo strapotere dei “mercanti” padroni del mondo avrebbe conferito a ogni tentativo di ribaltare il pensiero dominante una caratura tipicamente donchisciottesca. Ora, però, mi sono rotto davvero le scatole nel sentire, quotidianamente, i cialtroni prezzolati che sparano balle a profusione, in parte per ignoranza e in parte perché asserviti ai padroni che mettono loro le parole in bocca per disorientare l’opinione pubblica.
E allora, caro Papà, siccome i tempi sono cambiati e in tanti incominciano a domandarsi se non abbiano creduto alla befana per troppi anni, sperimentando sulla loro pelle le balle dei cialtroni, perdonami se mi discosto dal tuo monito. Non si tratta di tradire un tuo insegnamento, ma solo di prendere consapevolezza che è giunta l’ora di fare chiarezza: non è detto che la battaglia sia persa in partenza.


Sarebbe davvero un dramma per l’Italia ritornare alla lira?
Assolutamente no. Chi dice il contrario o mente sapendo di mentire o è uno che ripete a pappagallo concetti altrui, senza capire ciò di cui parla. I “mercati” (famigerati elementi di cui tuti parlano sbagliando la terminologia, perché si conferisce a un sostantivo che indica dei luoghi un dignità “umana”; i termini appropriati sarebbero “mercanti” e “speculatori” nella migliore delle ipotesi, ancorché sempre fissata su una scala negativa, o “criminali operatori della materia finanziaria”, che per quanto mi riguarda considero la definizione più pertinente) non hanno cuore e, in ogni circostanza, si autoregolano. Gli sbandamenti, come quelli registrati attualmente con lo spread ballerino, sono generati ad hoc per delegittimare governi “non allineati”. I “mercanti” proprio non possono sopportare un’Italia che alzi la testa e si permetta di essere guidata da uomini che pensino al bene comune e non al bene delle “cosche di potere”, di cui le banche costituiscono lo strumento primario per i loro giochi sporchi.


Sarebbe davvero un dramma per l’Italia uscire dall’Unione Europea?
Assolutamente no. Vivreste con una persona che vi tradisse continuamente, che vi rubasse i soldi per spenderli con altre persone? Questa Europa, in mano a burocrati e mercanti, si comporta alla stessa stregua: è una puttana cattivissima che non merita alcun rispetto. Andrebbe abolita e, nell’attesa, non sarebbe male prenderne le distanze. Per i ciarlatani che vi spaventano con previsioni catastrofiche vale quanto detto sopra: o sono mentitori o ignoranti.
Chi scrive si è votato sin da giovinetto alla causa europea e, come spesso ribadito un po’ dappertutto, ha avuto l’onore di scrivere il primo articolo da “europeista” a soli 22 anni, in una rivista caratterizzata da un corpo redazionale che faceva tremare i polsi per storia personale di ciascuno, titoli accademici, docenze in prestigiose università e, per i più anziani, pregressi ruoli di potere in ogni ambito politico, economico e sociale: la “Rivista di Studi Corporativi”. Il direttore era Gaetano Rasi, figura austera e carismatica, che mi accolse con amore e spirito paterno nell’Istituto, insegnandomi tante cose che mi sono servite, nel corso della vita, per discernere il grano dal loglio. Insegnamenti non meno importanti mi vennero anche dal co-fondatore dell’Istituto, Ernesto Massi, che all’inizio non mi vedeva di buon occhio: era molto più severo di Gaetano Rasi, si era temprato in guerra sul fronte russo, nel 1939 aveva fondato la rivista “Geopolitica” con il pieno sostegno del ministro Bottai, frequentava personaggi di elevata cultura avendo in grande disprezzo mediocri e faccendieri e si chiedeva chi fosse quel giovinetto imberbe che, tra tante teste coronate, la più giovane delle quali aveva più di 40 anni (lui era nato nel 1909 e quindi quando lo vidi per la prima volta ne aveva già 62), si permetteva di parlare di Stati Uniti d’Europa a uomini che portavano addosso le ferite di una feroce guerra combattuta tra europei, gli uni contro gli altri armati. Poi imparò a conoscermi e mi sorrise anche lui, pur considerandomi sempre un visionario che sognava una cosa impossibile.
Da visionario continuo a combattere la mia battaglia per una Europa veramente unita. Ma da ora in poi non farò più sconti a nessuno. E’ ora di finirla con le manipolazioni manichee dell’opinione pubblica. La strada verso gli Stati Uniti d’Europa, infatti, richiede necessariamente l’abbattimento di tutte le barriere costruite, decennio dopo decennio, dai mercanti, ossia dai “criminali operatori della materia finanziaria”, che hanno alterato anche il rapporto tra i fattori primari dell’Economia (Terra, Lavoro, Capitale) a vantaggio di un’economia fasulla e irreale, che gravita nell’ambito della speculazione finanziaria. Manovratori occulti (ma non tanto), capaci di gestire interi governi affinché si mantengano condizioni ideali di dominio sui popoli, che non devono mai alzare la testa o raggiungere livelli di libertà tali da consentire un reale affrancamento. Ecco perché l’attuale governo italiano fa paura ai poteri forti e viene combattuto con ogni mezzo possibile, a cominciare dal disorientamento dell’opinione pubblica. Una sana informazione, pertanto, costituisce il principale antidoto. Poi, una volta che i fatti renderanno ben evincibile l’inganno, sarà tutto più facile. Ma al “poi” occorre arrivarci e non è impresa facile.


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