A PROPOSITO DI AUTONOMIA: STATE BUONI, SE POTETE


Il fallimento dell’istituto regionale è sotto gli occhi di tutti. Occorre lavorare per un riassetto federale che migliori la qualità della vita e non per un’autonomia regionale che aggiungerebbe problemi a quelli già esistenti.


Cari Zaia e Fontana,
affettuosamente e senza alcun risentimento, anzi, addirittura con tantissimo rispetto e considerazione, v’invito a calmare i vostri bollori, a stare buoni, a pesare le parole, a non contribuire, involontariamente, a mettere in difficoltà il Governo. Il tono pacato con il quale vi scrivo nasce da una ben precisa considerazione: entrambi non potete essere ascritti nel novero dei mestatori che ciurlano nel manico sull’onda del “tanto peggio tanto meglio”; non avete nulla a che vedere con i banditi che hanno depredato il paese per decenni e tramano nell’ombra per ritornare a depredarlo. No, voi rappresentate quella consistente fetta della parte sana, buona e laboriosa, che crede ancora a valori in disuso quali onestà e rettitudine. La vostra buona fede nel sano egoismo che vi spinge a invocare l’agognata autonomia, pertanto, è fuori discussione. Il vostro pensiero nefasto, quindi, scaturisce da analisi effettuate con la mente sgombra da pregiudizi, ancorate a fatti reali sulla cui veridicità nessuno ha dubbi. Dove nasce il problema, pertanto? Pur veleggiando in mare aperto lì dove tanti altri connazionali non sono proprio in grado di arrivare per i propri limiti, siete comunque persone che si collocano solo di poco oltre la sufficienza. L’Italia, cari Zaia e Fontana, è un paese di mediocri con una minoranza esigua di eccellenze, presenti in ogni campo, eccezion fatta per la sfera politica. Parafrasando Monod possiamo dire che, un po’ per caso e un po’ per necessità (e senza ribadire le oramai conclamate fenomenologie sociali che hanno determinato la nascita dell’attuale Governo), oggi possiamo vantare il miglior capo di governo dal dopoguerra. Uno statista che sovrasta di una buona spanna tutti gli altri politici di mestiere, che riesce a meglio vedere dalla sua barca quella sulla quale veleggiano personaggi come Taillerand e Metternich, o per citare qualcuno più vicino nel tempo, De Gaulle, Monnet (che politico puro non era, ma dello statista aveva tutti i numeri), Paul-Henri Spaak, rispetto a quella che ospita voi, che pure è un po’ davanti a quelle degli altri politici e parlo solo di quelli salvabili dalla forca. (Non chiedetemi perché dalla lista abbia escluso Schuman: le ragioni sono più che valide, ma ora non è il caso di divagare). Dovreste essere molto più in gamba di quello che siete per comprendere i disastri che scaturirebbero dall’attuazione dei vostri propositi e questo nessuno può pretenderlo. Si può pretendere, però, che vi rendiate conto dei vostri limiti e vi regolaste di conseguenza. Siete dei veri miracolati e di questo dovreste essere più che contenti. L’Italia avrebbe bisogno di veri statisti, che magari vi sono e Conte ne è la prova, ma per ora spendono il proprio tempo e le proprie energie in altri contesti. Qualora dovessero essere proprio i migliori a rappresentare il paese nelle istituzioni, pertanto, è ben chiaro che, persone come voi, che ora suonano la grancassa, al massimo potrebbero fungere da portatori degli strumenti musicali. State buoni, quindi, e godetevi il tanto potere che miracolosamente siete riusciti a conquistare, senza affannarvi per produrre guai al paese. L’autonomia da voi reclamata, come ho scritto più volte, è una cavolata grande come la catena dell’Himalaya.

PROSPETTIVE PER UNA VERA RIFORMA DELLO STATO
Le regioni sono servite solo per far arricchire una marea di parassiti e lestofanti. Nel movimento da me creato, nel 2013, è presente una bozza di riforma istituzionale che prevede una repubblica presidenziale in grado di preservare l’unità nazionale con l’istituzione di cinque macro regioni:
A) NORD OVEST: VALLE D’AOSTA, PIEMONTE, LIGURIA; PROVINCE DI COMO, LECCO, VARESE, MILANO, LODI, PAVIA, PIACENZA, PARMA, MASSA CARRARA;
B) NORD-EST: PROVINCE SONDRIO, BERGAMO, CREMONA, BRESCIA, MANTOVA; VENETO, FRIULI VENEZIA GIULIA, TRENTINO ALTO ADIGE;
C) CENTRO-NORD: PROVINCE DI REGGIO EMILIA, MODENA, BOLOGNA, FERRARA, RAVENNA, FORLÌ CESENA, RIMINI, LUCCA, PISTOIA, FIRENZE, AREZZO, SIENA, LIVORNO, GROSSETO; UMBRIA, MARCHE, SARDEGNA; PROVINCE VITERBO, RIETI;
D) CENTRO-SUD: PROVINCE DI ROMA, FROSINONE, LATINA; CAMPANIA, ABRUZZO, MOLISE;
E) SUD: PUGLIA, BASILICATA, CALABRIA, SICILIA. (La bozza programmatica, comunque ancora mancante di importanti elementi, è evincibile nel sito EUROPA NAZIONE)
Bisogna assolutamente riportare la sanità a una gestione centralizzata e lo stesso dicasi per importanti servizi quali la fornitura dell’energia elettrica, le comunicazioni telefoniche, la gestione della rete stradale e autostradale. Il dissesto del paese è anche una conseguenza del ladrocinio praticato dagli enti inutili, in primis regioni e province.

IL SUD
L’ultimo numero di “CONFINI” è dedicato al Mezzogiorno d’Italia, i cui amministratori, risentendo della volontà autonomistica paventata nel Nord, vorrebbero seguire la stessa strada, aggiungendo acqua bollente sulla piaga. Di seguito il link al periodico (il mio articolo è a pagina 13): CONFINI – LUGLIO/AGOSTO 2019.

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