STORIA DA RISCRIVERE: BADOGLIO E ROATTA

Italiani di cui NON essere fieri

Sta andando in onda in questi giorni, su RAI STORIA, il documentario “La resa dei conti”, nell’ambito del programma “La Grande Storia”, dedicato all’epurazione dei fascisti dalle cariche pubbliche, a cominciare dal 1943 e quindi dopo la proclamazione dell’armistizio, e al continuismo, inteso come volontà di ridurre al minimo indispensabile il processo di epurazione.
Il documentario, ancorché estremamente sintetico, nel rispetto di conclamati canoni televisivi (che non condivido: soprattutto per quanto concerne i documentari storici non mi stancherei mai di vedere immagini e commenti che consentano di penetrare nel “mood” di un’epoca e non delle sintesi che si limitino alla mera esposizione dei fatti salienti) è equilibrato e ben strutturato. Gli autori forniscono un’immagine veritiera degli eventi oggetto dell’inchiesta, senza omettere gli orrori che caratterizzarono i presupposti di vendetta, definiti da Ferruccio Parri “macelleria messicana”.
Alcuni errori nella narrazione, pertanto, non possono essere ascritti alla diffusa propensione mistificatoria degli eventi storici ma solo a un mancato approfondimento, in parte giustificato anche dalla difficoltà oggettiva nel reperire notizie vere e certificate, obnubilate proprio dalla succitata volontà mistificatoria, che raggiunge picchi elevati quando si affrontino le tematiche legate alle due guerre mondiali.
Il primo dato da correggere è quanto emerge dall’intervista ad Andreotti, il quale, riferendosi a Badoglio, riferisce che è difficile considerarlo un “antifascista” in virtù degli alti incarichi ricoperti durante il ventennio. Ciò è palesemente falso (e non si scambi tale asserzione per un complimento) come facilmente evincibile da una biografia che lascia pochi dubbi sulla reale essenza dell’uomo, caratterizzata da un cinico opportunismo che lo accompagna sin dagli anni giovanili. La pubblicistica che lo riguarda, oramai, è infinita e ben chiara. Qui basti ricordare che, alla vigilia della marcia su Roma, fu consultato dal Re per avere consigli su come gestire la pericolosa situazione. Il generale (era stato fino all’anno precedente capo di stato maggiore dell’Esercito) disse che i dimostranti non costituivano alcuna minaccia, che erano un branco di esaltati e che sarebbero stati dispersi in pochissimo tempo. Si offrì, poi, di assumere il comando della operazioni di polizia per sedare i tumulti. Non li ottenne ed è facile supporre che, in caso contrario, potendo contare anche sul massiccio apporto delle alte sfere dell’Esercito, Mussolini e suoi seguaci non sarebbero mai giunti a Roma. Ciò prova sia l’incapacità nel valutare le dinamiche sociali sia la considerazione del fascismo e del suo fondatore, suggellate dalla successiva decisione di andarsene in Brasile come ambasciatore, per evitare contaminazioni troppo marcate con il regime, nella malcelata speranza che esso cadesse in tempi brevi. Quando si rese conto di essersi fatto male i conti, fece valere il suo rapporto privilegiato con la monarchia per farsi nominare capo di stato maggiore generale della difesa e riottenere anche il ruolo di capo di stato maggiore dell’Esercito. Incominciò a leccare il sedere di Mussolini e ben presto gli si spalancarono le porte di un potere sempre più marcato: maresciallo d’Italia, governatore unico della Tripolitania e Cirenaica, comandante del corpo di spedizione in Etiopia, viceré d’Etiopia, presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Dopo la caduta del regime ordinò cinicamente l’assassinio di Ettore Muti, che conosceva troppi segreti “scomodi” e per quanto concerne la sua condotta dal 25 luglio 1943 in poi, il termine “badogliano”, coniato per definire una persona squallida, infame e propensa a tradire cinicamente, riassume da solo il tanto che sì può leggere in molte pregevoli opere.
Più complessa è la vicenda del generale Mario Roatta, che nel documentario viene liquidata con il solo riferimento alla sua fuga, spiegata con “l’impunibilità dei grossi papaveri, che creava forte indignazione”, senza alcun cenno agli intrecci che la favorirono. I due argomenti succitati saranno compiutamente trattati nel prossimo numero di CONFINI (settembre 2019).

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.