TERMINI ABUSATI: “FEMMINISMO”

(Fonte: “Il Fatto Quotidiano” – 23 settembre 2019)


ARTICOLO SU “IL FATTO QUOTIDIANO”

Caro e bravissimo Luca Argentero, non hai certo bisogno di avvocati difensori, ma voglio lo stesso solidarizzare con te, aggiungendo un carico da dieci alle tue dichiarazioni.
1) E’ cosa buona e giusta pagare il conto al ristorante quando si sia in compagnia di una donna. Io non ho mai permesso che una donna cacciasse un centesimo, nemmeno nel tempo in cui occorrevano dieci lire per prendere l’ascensore.
2) E’ buona norma aprire sempre lo sportello dell’auto alla donna con cui si vada a cena o in qualsiasi altro luogo.
3) E’ buona norma regalare fiori e scrivere versi per la donna che ci onori delle sue attenzioni. Solo se non si sia in grado di scrivere bei versi si possono utilizzare quelli dei poeti graditi, ovviamente citandone i nomi.
4) E’ buona norma utilizzare un lessico più appropriato, se in compagnia di una donna, di quello che, talvolta, si utilizza in pizzeria con amici maschi. (Personalmente aborro le parolacce in ogni circostanza: i miei amici lo sanno e nessuno si permette di pronunciarle in mia presenza, anche in assenza di donne).
5) L’emancipazione femminile è una cosa bellissima, perché ha contribuito a ridurre sensibilmente lo schiavistico assoggettamento delle donne nei confronti degli uomini e, in molte zone del pianeta, addirittura a eliminarlo completamente. Molta strada – è pacifico – deve essere ancora fatta, ma il percorso intrapreso è irreversibile. Il femminismo, qui indicato nella sua accezione più ampia, è una grande cavolata che va riconsiderato proprio per dare maggiore impulso alla vera emancipazione femminile. Pretendere che le donne non siano penalizzate nella retribuzione lavorativa è sacrosanto; pretendere che facciano alcuni lavori tipicamente maschili è un’idiozia. In alcuni settori occorre far ricorso alla “forza fisica” per spostare pacchi o sacchi di un certo peso e consentire che a siffatti compiti siano destinate sistematicamente delle donne, talvolta anche nei primi mesi di gravidanza (ahimè – l’ho notato personalmente in diverse strutture tipo supermercati, uffici postali, etc.), si può definire solo un atto criminale. Non ho nulla contro l’impiego delle donne nell’esercito e nelle forze dell’ordine, ma destinarle, anche se perfettamente addestrate, alla vigilanza di obiettivi sensibili, passibili di atti terroristici, è semplicemente pazzesco: i terroristi, in massima parte, non sono ladri di polli che si spaventano al solo vedere una pistola puntata.

Una volta, tanti anni fa, una brillante, bellissima e importante manager mi fece chiaramente intendere il suo interessamento nei miei confronti. Avendo constatato che il suo canto di serena non produceva l’effetto sperato, con la franchezza tipica delle persone sicure di sé e determinate, affrontò l’argomento e mi chiese conto del mio comportamento. Glielo spiegai con altrettanta chiarezza.
“Ricordi – le dissi – quando eravamo nella villa di Marco, al party per il suo compleanno?” (Accadde poche settimane dopo che fummo presentati l’un l’altra). “Certo!” – rispose.
“Ebbene, in quella circostanza ebbi modo di sentirti dire, mentre dialogavamo amorevolmente con gli altri amici, che tu non ami i fiori, ti fanno ridere gli uomini che ti dedicano poesie, pretendono di aprirti lo sportello dell’auto e pagare il conto al ristorante, invece di dividerlo. Non ti nascondo che il tuo sex appeal mi colpì sin dal primo momento che ti vidi, ma, dialogando con te, e soprattutto dopo quella chiara declamazione caratteriale, mi resi conto che non avremmo mai potuto legare, nemmeno per una banalissima avventura. Sei troppo “femminista” (come vedi, caro Luca, ho utilizzato lo stesso termine, perché non ne esiste un atro più caratterizzante) per i miei gusti e il femminismo, a mio avviso, distrugge la femminilità, che invece apprezzo molto. Molto meglio, quindi, se restiamo amici, rispettandoci reciprocamente”.
Restò senza parole, forse perché in quel momento le si aprì un mondo nuovo nella mente. Nuovo e sconvolgente. Fatto sta che nei mesi successivi ebbe un cambiamento radicale, in positivo, che la vide trasformarsi “in un vera donna”.
Dulcis in fundo, quindi: finiamola con l’ipocrisia di un modernismo che non ha nulla di “moderno”, e soprattutto di “civile”, perché manifesta solo l’ignoranza – la profonda ignoranza – di uomini e donne senza qualità.

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