CIAO, SABATINO



INCIPIT
Stoccolma, novembre 1992, grande piazza di Stortorget.
“Grazie di cuore, amico mio, per le opportunità che mi stai offrendo. Questa città poi, è davvero fantastica. Ti sarò eternamente grato per tutto quello che stai facendo. Spero di riuscire a meritare la tua fiducia e non deluderti”.
“Oh, ma quante sciocchezze dici. Siamo tutti certi che sei all’altezza del ruolo… e in quanto a Stoccolma, sì, è carina, ma tu vieni sempre a Marzano! Non vorrai certo considerarla più bella di Marzano!”

SABATINO CALIENDO: UN UOMO STRAORDINARIO, VERO AMICO.
E’ sempre difficile trovare le parole giuste da eternizzare quando il cuore è lacerato e la vista offuscata dalle lacrime. L’impresa diventa ancora più ardua, poi, se esse sono dedicate a persone più uniche che rare. E di certo Sabatino era una persona unica, speciale, straordinaria. L’incipit rende una parte sostanziale della sua essenza, anche se non bastevole per comprendere le mille sfaccettature di una personalità composita, eclettica, con idee e progettualità così “avanti”, rispetto ai tempi, da risultare, talvolta, di non facile assimilazione nemmeno da chi faceva parte del suo composito cerchio magico. L’arguta ironia, sempre immediata e spontanea e talvolta sferzante, era qualcosa che trascendeva la capacità di stupire in ogni circostanza perché solo in parte poteva configurarsi come tale. Amava il mondo Sabatino, ma per la sua terra nutriva una vera venerazione e non scherzava, quindi, nella piazza di Stoccolma: nessuna stupenda città del pianeta poteva fargli battere il cuore più di quanto non glielo facesse battere la sua Marzano di Nola. Italiano, campano, avellinese, con solide radici, ma di certo non provinciale. Un cosmopolita atipico, che amava volare alto.
Ci conoscemmo nel 1990, in quell’hotel di Nola che ospitava l’emittente televisiva di cui ero direttore. Vi veniva spesso a cena con gli amici e talvolta scendeva nella grande discoteca che fungeva da studio per le riprese dei vari programmi. Mi vide condurre una puntata di “Orientamenti: fatti e misfatti del nostro tempo” e decise che dovevo far parte del suo universo. Ci volle davvero poco a convincermi quando mi parlò della Svezia, del ponte che avrebbe congiunto Copenaghen a Malmö, della mostra dedicata a Leonardo e di tante alte cose. Nel Vallo di Lauro è ben nota una stupenda struttura, l’Hotel Certosa di San Giacomo, che incanta i visitatori con i suoi fregi barocchi, il chiostro, i porticati, la chiesa dell’antico monastero, il giardino dei monaci, l’immenso parco, le colline ondeggianti cosparse di alberi di olivo e la magica atmosfera romantica tanto cara a chi lo predilige per suggellare l’amore. Pochi, però, sanno che quella stupenda struttura, ricavata da un’antica abbazia, è nata grazie alla genialità di Sabatino che, quando apprese dall’anziana proprietaria l’intendimento di vendere l’intera proprietà, la bloccò dicendole che l’avrebbe acquistata lui. Ci vennero i brividi, a noi amici stretti, nel sentirlo assumere un impegno così oneroso… e ci girò letteralmente la testa quando lo vedemmo capace, nel giro di pochissimi giorni, di ottemperare all’impegno, che ovviamente richiedeva un esborso miliardario, coinvolgendo altri imprenditori e un importante Ente che all’epoca valutava e finanziava i progetti per la valorizzazione del Sud.
E’ impossibile ripercorrere qui le tappe di un percorso lungo, meraviglioso, anche se non sempre facile, soprattutto quando cattiveria, invidia e gelosia si coalizzavano per erigere i soliti stupidi paletti che ogni genio ha dovuto abbattere nel suo cammino terreno, perdendo tempo prezioso. Non tutti, ovviamente, riescono a vincere le battaglie contro le miserie umane, ma Sabatino era un gigante al cui cospetto tutti i nanerottoli si sono dovuti sempre piegare. Si è solo dovuto arrendere alla caducità della vita e a quel Dio che, giocando a dadi, ha estratto anzitempo il suo numero, forse perché ansioso di averlo in Paradiso, popolato dalle solite vecchie facce e scarno di nuovi arrivi in virtù di un’umanità alla deriva, sempre più propensa a vendersi quotidianamente a tutti i diavoli tentatori incontrati per strada, quando non volontariamente cercati.
Riposa in pace, Amico mio. Ti porterò per sempre nel mio cuore e non mi stancherò mai di narrare le tue gesta. Le gesta di un uomo del futuro, capitato troppo presto su un pianeta non ancora pronto ad accoglierlo.

Uno dei tanti articoli dedicati a Sabatino Caliendo

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