VIOLENZA SULLE DONNE: CAMBIARE REGISTRO O VITTIME IN AUMENTO


A causa di un problema insorto in redazione non è stato possibile pubblicare su Ondazzurra.com l’articolo sulla giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne e pertanto provvedo a pubblicarlo nel blog.


Le celebrazioni non bastano
È una buona idea l’istituzione delle giornate contro i mali del mondo ma, nel contempo, cerchiamo di comprendere che non è con le celebrazioni che si risolvono i problemi. I dati, spaventosi, sono facilmente reperibili in centinaia di siti web: nel mondo si verificano mediamente 140 femminicidi al giorno, uno ogni dieci minuti. Solo quest’anno, in Italia, a tutt’oggi, sono sessanta le vittime della follia omicida maschile. Lo scorso anno si è chiuso con 73 femminicidi; 74 nel 2018; 68 nel 2017; 143 nei due anni precedenti. Migliaia i casi di violenza domestica, molti dei quali non denunciati. In questi giorni si possono leggere molti articoli, anche di pregevole fattura, incentrati sia sull’incapacità degli uomini a vivere un rapporto paritetico sia sul terribile gap culturale che li separa da un universo femminile non più disponibile ad accettare quell’anacronistica idea di possesso che, purtroppo, è ben radicata nel DNA maschile. Minore attenzione viene dedicata a un aspetto del problema che, invece, se opportunamente sviluppato, potrebbe contribuire sensibilmente al contenimento del triste fenomeno: l’approccio psicologico delle donne nei confronti dell’universo maschile, sia in senso lato (fiducia concessa con eccessiva facilità) sia quando si sviluppi la crisi (sindrome della crocerossina; riluttanza nel denunciare subito gli atti di violenza; propensione ad accettare “l’ultimo incontro” dopo la rottura di un rapporto, che spesso si conclude in modo tragico). Partiamo da un esempio molto eloquente, verificatosi qualche anno fa a Napoli. Una sedicenne riceve una telefonata da un’amica, alle 17 del pomeriggio, con invito a recarsi in un negozio del centro per degli acquisti. La ragazza, di buona famiglia, ben educata, brillante studentessa, sa che deve comunicare ogni cosa ai genitori e pertanto telefona al papà per dirgli che sta per uscire e sarebbe rincasata per cena. Il padre, bancario, le dice che sarà a casa entro le 18. La famiglia abita in un appartamento al quinto piano di un palazzo ubicato in un parco con guardiano che controlla gli ingressi e le uscite. Una sedicenne, vivaddio, impiegherà un po’ di minuti per prepararsi a una passeggiata pomeridiana e quindi l’ora che separa l’uscita dal rientro del papà si accorcia sicuramente di molto. Nondimeno rispetta le chiare istruzioni ricevute per “difendere i propri beni” e, con gesto istintivo e abituale, attiva l’antifurto e chiude la porta d’ingresso a doppia mandata, nonostante il rischio reale di effrazione in quel parco sia prossimo allo zero. La giovinetta, però, ben educata a tutelare i beni patrimoniali, non ha ricevuto pari formazione nel tutelare sé stessa, alla pari della sua amica. Passeggiando per Via Toledo, pertanto, le ragazze accettano senza indugio l’invito di due bellimbusti in moto a farsi un giro con loro. Il resto non serve scriverlo. Molti lettori sicuramente ricorderanno la ragazza di Roma che, all’Aquila, accettò l’invito di un soldato, in discoteca, e da costui fu brutalmente stuprata con oggetti contundenti e abbandonata nella neve. Lei aveva presupposto di fare amicizia e scambiare quattro chiacchiere. Purtroppo le cose non stanno in questo modo e pertanto si rende necessario cambiare registro, accettando il fatto che i processi mentali dei due sessi, eccezion fatta per i paesi del Nord Europa, sono molto diversi. Soprattutto in certi contesti è davvero sciocco e pericoloso confidare in un atteggiamento maschile confacente a sani presupposti di etica e maturità. La violenza degli uomini nei confronti delle donne non è qualcosa che si potrà sconfiggere in tempi brevi perché attiene a distonie esistenziali di stampo antropologico che sfuggono a ogni possibilità di cura. È un virus per il quale non è stato ancora scoperto l’antidoto e occorrerà molto tempo prima che sia debellato. Le cause che, in un dato momento, mandano in tilt il cervello di molti uomini, facendo perdere loro ogni possibilità di auto-controllo, sono molteplici e sinteticamente si possono rapportare alle tare ereditarie e ai condizionamento ambientali. Tali fattori agiscono quasi sempre in combinata, elevando alla massima potenza la capacità distruttiva. Un radicale e velocissimo cambiamento dei costumi, che ha visto la donna negli ultimi quaranta anni conquistare diritti e libertà negati per millenni, ha esasperato ancor più il problema, in quanto l’evoluzione del maschio non ha marciato con analogo passo. Il gap è destinato ad aumentare sensibilmente perché è ancora lontano il picco massimo, oltre il quale non sarà possibile salire.
È opportuno, pertanto, lavorare precipuamente sulle donne, per inculcare sani principi di autotutela, processo senz’altro più facilmente realizzabile dell’educazione maschile. Occorre imparare da un lato a non lasciarsi ingabbiare da quel meraviglioso sentimento che si chiama “Amore” che, purtroppo, a volte si trasforma in una volontaria prigione, e dall’altro a non rapportarsi con l’universo maschile utilizzando gli stessi parametri che caratterizzano il proprio agire: se si va in discoteca da sole o in compagnia di un’amica, pensando “solo” di fare amicizia, per quanto amaro sia, occorre accettare l’idea che nel 99% dei casi si incontreranno uomini che pensano ad altro e, se non l’ottengono, magari con la mente annebbiata da droghe e alcool, possono esplodere e compiere dei misfatti. La follia omicida di uomini disperati non si può fermare. Insegnare alle donne a difendersi in modo più oculato, invece, è possibile.


I doveri della politica
Chi si prendesse la briga di leggere le motivazioni delle sentenze emesse nei processi per stupro, femminicidio, violenze domestiche, si metterebbe le mani nei capelli. I giudici applicano la legge, ovviamente. Se le leggi sono sbilanciate a favore di chi delinqua, consentendo di individuare mille attenuanti alla follia, evidentemente vanno riviste alla luce della drammatica realtà. Condanne irrisorie, addirittura ridotte nel corso della detenzione, offendono le vittime e i loro parenti, come sistematicamente riportato dalla cronaca in tante circostanze. Bisogna smetterla con un buonismo becero, impropriamente ancorato a presupposti di civiltà. La civiltà impone il rispetto del regole e l’osservanza di precisi doveri. Chi trasgredisca deve essere punito adeguatamente e oggi così non è.


Potere malato e disinformazione.
Se si effettuasse un sondaggio per scoprire come mai la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne si celebri proprio il 25 novembre, scopriremmo una drammatica realtà: solo una irrisoria percentuale sarebbe in grado di rispondere. La ragione è molto semplice: nessuno parla delle sorelle Mirabal, assassinate su ordine del feroce dittatore Trujillo il 25 novembre 1960. Non se ne parla perché le verità scomode si tenta di obnubilarle. Senza arrivare magari ai livelli di ferocia che si registrarono nella Repubblica Dominicana, gli esempi di uomini di potere che non rispettano le donne non si contano, a qualsiasi latitudine. Oramai molto traspare dai media e si sa anche che quel “molto” rappresenta solo una piccola parte dei tanti misfatti. I tragici anni segnati dalla dittatura di Trujillo sono stati raccontati in un avvincente romanzo di Julia Alvarez: “Il tempo delle farfalle”, pubblicato nel 1994. Dal romanzo è stato tratto un avvincente film diretto da Mariano Barroso, con lo stesso titolo.
In Italia il libro è stato pubblicato dalla casa editrice Giunti: non ha avuto molto successo ed è sparito subito dalla circolazione. Solo lo scorso anno è stato ristampato ed ora è di nuovo disponibile, non si sa, però, per quanto tempo ancora: si suggerisce, pertanto, di acquistarlo prima che sparisca di nuovo. Il film, interpretato da una splendida Salma Hayek, in italiano non lo si trova nemmeno se lo si cerchi con la lanterna di Diogene. È disponibile nei principali web store nella versione inglese, con il titolo “In the time of butterfly”. Merita anch’esso di essere visto perché le radici che danno vita a un mostruoso albero con tanti rami sono solide e profonde: bisogna partire da esse se si vuole realmente abbattere l’albero.
Per ora, infatti, ci riduciamo solo all’inutile bla bla bla del 25 novembre, intriso di una ancora più inutile ritualità scenografica. Dal giorno dopo, poi, siamo pronti per ricominciare a contare le vittime.

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