CONFINI: FEBBRAIO 2021


Disponibile on line il nuovo numero di “CONFINI”, il cui tema del mese è dedicato ai “MISTIFICATORI”. (Cliccare su CONFINI per accedere al magazine).

Due i miei contributi:
“MISTIFICATORI” – Pag. 4 (Come sempre accade quando i miei articoli sono scelti come editoriali, il titolo ricalca l’argomento del mese. Il titolo originale è il seguente: “MISTIFICAZIONI: È STORIA ANTICA”).
“DIVAGAZIONI CALCISTICHE DI UNA VECCHIA SCHIAPPA” – Pag. 52.


Coloro che mi concedono l’onore di seguirmi, in questo e su altri magazine, non possono avere dubbi sulla mia weltanschauung e pertanto con loro mi sento in una botte di ferro. Nondimeno ritengo opportuno ribadire alcuni concetti, destinati precipuamente a chi, imbattendosi per la prima volta nel magazine, dovesse ritenere che tutti i collaboratori rispondano a un idem sentire, sulla falsariga di ciò che generalmente caratterizza il panorama mediatico. Niente di più sbagliato. CONFINI ospita gli scritti di studiosi, intellettuali, accademici, politici, che possono essere distanti anche mille miglia gli uni dagli altri, in ossequio a quella libertà di espressione che costituisce la base di ogni società civile.
A scanso di equivoci, pertanto, mi corre l’obbligo di prendere le distanze dagli articoli apologetici dedicati al nuovo corso politico, ritenendo l’attuale ammucchiata governativa una cosa semplicemente indecente, sulla quale, come ben traspare anche nel mio contributo, almeno “oggi”, non intendo dilungarmi più di tanto essendo il disgusto superiore alla voglia di spiegarne le cause.
I vincoli di amicizia e di stima nei confronti dell’adorato direttore sono più solidi di una roccia granitica e non me ne vorrà, pertanto, per una piccola cesellatura al suo fondo, nel quale traspare un sentimento ostile nei confronti di una persona a me cara e dell’ex presidente del Consiglio.
Personalmente ritengo Conte il migliore capo di governo della storia repubblicana e non mi stancherò mai di ripeterlo, ritenendo ignobile la pagliacciata orchestra da un bullo di periferia per sostituirlo con un “governo dei migliori” che incorpora quasi una dozzina di precedenti ministri (fino a pochi giorni fa evidentemente ritenuti una schifezza) ai quali si aggiungono Brunetta, Carfagna e Gelmini per fare in modo che la sceneggiata farsesca faccia piangere e ridere allo stesso tempo, soprattutto se si aggiunga il carico da dieci rappresentato dal MES (si fa cadere il governo perché contrario al MES e ora si scopre che nemmeno Draghi lo vuole) e dalla riforma della giustizia (si fa cadere il governo perché vi è un ministro della Giustizia che – ma tu guarda che tipo strano – vuole i delinquenti in galera e una giustizia certa, senza lungaggini e senza le trappole oscene rappresentate dalla prescrizione e si scopre che l’attuale ministro dichiari a chiare lettere che non vi è nessuna fretta di toccare la legge Bonafede, stoppando i tentativi di controriforma agognati dai delinquenti di ogni ordine e grado, degnamente rappresentati in Parlamento dai lacché del bullo toscano e del vegliardo di Arcore). Il tutto, naturalmente, condito dal farsesco voto sulla Piattaforma Rousseau, con il quesito volutamente “mistificatorio” (tanto per restare in tema con la traccia del mese) votato – absit iniuria verbis – da fruttivendoli, scaricatori di porto, commesse, barbieri, parrucchieri et similia che, pur rappresentando lo 0,071% della popolazione (44.177 iscritti), avendo avuto la meglio sullo 0,048% (30.360 iscritti) che ha dimostrato buon senso votando contro la fiducia, ha sancito la salvezza del nascente governo “cosiddetto” dei migliori, salvo poi pentirsene (non tutti, perché gli scemi scemi abbondano) quando hanno constatato che l’ambito Ministero della transizione ecologica era solo una bufala analoga a quelle che scherzosamente girano sui media il 1° aprile. Bisogna essere babbei al cubo, del resto, per ritenere possibile un ministero che sovrasti e inglobi le competenze di quelli economici in un governo presieduto da un uomo come Draghi. Ma tant’è. La serva Italia è capace di questo e anche di peggio.
In quanto a Casalino, non potendone più di sentire la storia della sua “breve” partecipazione a un programma televisivo un po’ trash ben 21 anni fa, voglio solo ricordare che parla correttamente quattro lingue, ha una laurea in ingegneria, un quoziente di intelligenza che tanti suoi detrattori si sognerebbero anche con un trapianto di cervello e una lucidità analitica tipica di chi all’intelligenza associ un solido bagaglio culturale. Di fatto, la maggioranza dei politici italiani, adusa a bisticciare quotidianamente con congiuntivi, consecutio temporum, storia, geografia, diritto e tematiche sulle quali è chiamata ad esprimersi senza avere alcuna capacità di comprenderle, al massimo potrebbe lustrargli le scarpe. Io lo conosco bene, so quello che dico e non sono per nulla sorpreso che abbia svolto un ruolo molto delicato al fianco di Conte. (Cliccare sui termini in grassetto e corsivo per accedere ad alcune simpatiche interviste).


In altro articolo si parla di Trump in contrapposizione a Biden, esaltando il primo e ricordando i tanti voti in più presi alle recenti elezioni presidenziali, rispetto a quelle precedenti, un po’ come fanno tutti i trumpiani o trumpisti o trumpettisti che dir si voglia, nei cinque continenti e dintorni.
“Ha preso ben 11.231.331 voti in più – gridano con enfasi quasi commossa – e questo vuol dire che ha governato bene e il popolo americano è con lui!”
Va da sé che solo chi scrive e pochi altri hanno fatto notare che Biden, per vincere, qualche voto in più deve averlo pur preso e nel tanto decantato sistema democratico, dopo tutto, ne basta uno solo per stabilire un vincitore e uno sconfitto. Biden, tanto per mettersi al riparo da ogni possibile disguido, ha pensato bene di prenderne ben settemilionicinquantaduemilasettecentosettantuno in più, diventando il presidente più votato della storia degli USA! Tanto per capire di che cifre stiamo parlando basti dire che ha preso ben 15.353.135 voti in più di quelli che servirono a Obama, nel 2012, per sconfiggere Mitt Romney. Scusate se è poco. Ora, quello che io penso (di negativo) di entrambi è noto ed è stato scritto più volte anche in questo magazine, ma equilibrio e buon senso impongono di dire a chiare lettere che anche il famoso cavallo di Caligola, insignito del ruolo senatoriale, sarebbe stato preferibile a un tipo come Trump.
Nel magazine è inoltre presente un articolo di un esponente della Lega, le cui arrampicature sugli specchi per spiegare le strategie del suo partito sono più faticose di una scalata di un ottomila. È appena il caso di ricordare, quindi, che la distanza che mi separa dagli amici di Berlusconi è superiore a quella che separa la Terra dal Sole.
Così parlò Galvanor da Camelot e altro non serve aggiungere.


Di seguito il link per la visione dei numeri arretrati: CONFINI: NUMERI ARRETRATI

VERSIONE PDF DEL MAGAZINE, SCARICABILE.

Si ricorda che per la visualizzazione ottimale è preferibile utilizzare i seguenti font: BROCHURE O FUJIAMA, scaricabili dalla home page, colonna destra (cliccare qui).

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