IL BLA BLA BLA DEGLI SCIACALLI

A scanso di equivoci ribadisco, sia pure sinteticamente, concetti triti e ritriti in decine di articoli, di volta in volta arricchiti con fatti contingenti che li rendevano più sostanziosi e inconfutabili: il cosiddetto centro-destra, i cui esponenti ed elettori utilizzano impropriamente il termine “destra”, è un’armata brancaleone che costituisce quanto di peggio abbia espresso la politica italiana dalla caduta di Romolo Augustolo ai giorni nostri in qualsiasi contesto; i guasti sociali provocati dall’esistenza di un soggetto come Berlusconi, capace di condizionare in negativo il comportamento di milioni di persone (il che la dice lunga anche sulla natura dell’italiano medio, altro discoro anch’esso ampiamente trattato), richiederanno decenni prima di essere bonificati e non è detto che vi si riesca.

Ciò premesso, veniamo all’inchiesta di Fanpage sulla galassia neofascista nel nostro Paese, che si prefigge – sono parole del direttore della testata – di dimostrarne non tanto l’esistenza  e la consistenza, cosa sempre utile ed opportuna, quanto il tentativo di incunearsi proprio in quella succitata armata brancaleone, della quale la componente guidata da Giorgia Meloni costituirebbe il piatto più appetitoso: il condizionale è d’obbligo non essendo l’inchiesta ancora stata mostrata in toto. In pratica, a quei babbei che si vedono nei filmati, viene attribuita la capacità, oltre che l’intento, di effettuare operazioni dal vago sentore gramsciano, che richiedono capacità e dimensioni culturali di così alto spessore,  tanto nei promotori quanto negli esecutori, da rendere ridicolo il presupposto di base, evidenziandone la pretestuosità.

Diciamolo a chiare lettere per l’ennesima volta: nell’Italia delle tante incertezze l’unica cosa certa è che non vi è nemmeno la più remota possibilità che il nostalgismo nazifascista possa costituire un reale e grave pericolo sia sotto il profilo “quantitativo” sia sotto quello “qualitativo”. I soggetti che compongono la composita “galassia nera”,  siano essi le teste rasate dei gruppuscoli extraparlamentari o i buffi esponenti dei partiti, basta metterli davanti a un microfono (come spesso avvenuto) e porre loro tre domande per far emergere l’inconsistenza culturale, etica, morale e tutte le altre distonie esistenziali di cui sono depositari. Le scempiaggini profferite sconclusionatamente non fanno testo; per gli atti di razzismo, di antisemitismo, di violazione delle norme costituzionali e per qualsiasi altro crimine commesso, basta perseguirli “seriamente”, processandoli e condannandoli nel rispetto delle leggi vigenti.

Cerchiamo di essere seri, quindi. Siamo un Paese di oltre sessanta milioni di persone e non è proprio possibile prendere in seria considerazione tre o quattrocentomila giovinastri che, generalmente, di generazione in generazione, dopo aver giocato a fare i rivoluzionari dai quindici ai 25-30 anni, prendono altre strade, a volte più o meno normali, a volte nella malavita, ma comunque lontane mille miglia da quei furori giovanili, magari rimembrati esclusivamente in goliardiche serate enogastronomiche, tanto per dare un senso illusorio a un’esistenza quasi sempre grama. Parimenti non è possibile prendere in seria considerazione vecchietti oramai ultrasettantenni che, in virtù di evidenti limiti culturali, si rifugiano in un patetico nostalgismo, i cui prodromi risalgono per lo più a quando il fascismo era già nella fase finale o nei primi anni post bellici e in continuo assottigliamento numerico per ovvi motivi.

L’inchiesta di Fanpage, pertanto, con tanto di ribalta televisiva nel programma “Piazzapulita” e ampio risalto mediatico addirittura oltre i confini nazionali, perde di consistenza proprio in virtù dell’attenzione riservatale, spropositata e non di poco rispetto alla reale consistenza dei fatti narrati. Nella puntata di ieri sera, 7 ottobre, sia il conduttore Formigli sia gli ospiti sono stati ancora più penosi del solito, effettuando una vera e propria opera di “distrazione di massa” dell’opinione pubblica dai veri problemi, che scaturiscono da chi il potere effettivamente gestisce e non da coloro che lo bramano sognando trame impossibili.

Sallusti non è certo un giornalista di alta scuola,  ma è stato molto efficace quando, replicando alla dura ed esasperata gogna tributata a Giorgia Meloni, ha chiesto perché mai Bersani, primo ospite della serata, non fosse stato invitato a ripudiare pubblicamente il comunismo, ovviamente da considerare “male assoluto” quanto meno alla pari del nazismo e del fascismo! Apriti cielo! Per poco Formigli e i suoi ospiti sinistrorsi non lo linciavano! “Ma come si fa a chiedere a uno che viene da un partito che si chiama PCI di ripudiare il comunismo”, hanno esclamato in coro, come se l’osservazione fosse una baggianata! Una donna nata nel 1977, invece, che ha iniziato a fare politica addirittura quasi mezzo secolo dopo la fine del fascismo, deve essere triturata come se fosse la reale responsabile delle devianze mentali di un po’ di fuori di testa che, almeno in Italia, non fanno paura a nessuno: è appena il caso di ricordare, infatti, che in Germania la galassia nazifascista è sicuramente preoccupante e il principale partito di riferimento ha ottenuto quasi CINQUE milioni di voti alle recenti elezioni federali, conquistando ben 83 seggi! Il suo è senz’altro un partito “di cartone”, che attrae precipuamente un elettorato di bassa consistenza qualitativa e con una classe dirigente di infima qualità, che comprende anche un po’ di scemotti simili a quelli visti nei filmati di Fanpage, come giustamente ricordato anche dal grande storico Cardini. Da qui a considerarlo un pericolo per la democrazia, tuttavia, ce ne corre! L’unico rimprovero che si può fare a Giorgia Meloni, caso mai, è di appropriazione indebita del termine “destra”, che proprio non si addice né a lei né ai suoi adepti, tanto più perché alleata di Berlusconi, che di una destra moderna, europea, sociale, colta, raffinata, con le carte in regola per governare, rappresenta l’esatta antitesi.

IL VERO MALE

Non vi sono rischi di rigurgiti fascisti in Italia e, per fortuna, anche coloro che ancora si definiscono “comunisti” non fanno più paura a nessuno. Sono ben altre, infatti, le persone pericolose.

Sempre nella puntata di “Piazzapulita” andata in onda ieri sera, era presente lo spocchioso Carlo Calenda, la cui nervosa saccenteria è emersa più che in altre circostanze grazie all’elegante lezione di “buone maniere” impartitagli da Jasmine Cristallo, portavoce delle “Sardine”, che lo ha fatto letteralmente uscire dai gangheri, soprattutto quando lo ha invitato a scendere dalla “torre eburnea”. È stato davvero utile ascoltare le sue masturbazioni mentali che, sommate alle dichiarazioni rese negli ultimi giorni e alla storia personale di trasformista aduso ad accusare gli altri di “trasformismo”, ne caratterizzano in modo inequivocabile la struttura mentale. Il personaggio è l’emblema di una stratificazione sociale priva di connotazioni ideali o, per meglio dire, espressione di quel fecciume “liberale” assimilabile alle polveri sottili, che fanno danni immani ma risultano invisibili ad occhio nudo e possono essere esaminate solo dagli esperti.

Dei veri mali che angustiano la società ne parlo da sempre nei miei articoli e quindi non posso fare altro che rimandare chi mi onora della sua attenzione ad essi, almeno a quelli reperibili on line.

Sul fecciume liberale esiste una corposa saggistica e qui mi fa piacere ricordare sia quanto scritto nel numero 81 di CONFINI, uscito nel mese di dicembre 2019 (ll mio articolo è a pagina 8) sia la stupenda conferenza tenuta da Alain de Benoist a Pietrasanta nell’ottobre 2019.
Ai mistificatori, invece, è stato dedicato il numero 92 di CONFINI, uscito nel mese di febbraio 2021. Il mio articolo è a pagina 4.
Su come debba essere una “vera destra” scrivo da almeno cinquanta anni. Di seguito il link all’ultimo articolo, pubblicato nel numero 97 di CONFINI, uscito tre mesi fa, con il mio articolo a pagina 11.

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