IL “GRANDE CAOS” CHE SCUOTE L’EUROPA

Mariupol

Incipit nr. 1
“Per quanto mi riguarda Putin se la può mangiare l’Ucraina; non sono affari miei… morissero tutti, non me ne frega niente, ma io sputerò in faccia a chiunque mi dica che devo rinunciare anche a un solo grado di riscaldamento o di aria condizionata”.
(Frase pronunciata da un professionista in un ristorante, durante una cena con amici di pari livello, mogli e figli adolescenti. I commensali adulti commentavano esprimendo convinto assenso. Concetti del genere, espressi anche in modo più volgare, si trovano a iosa nei vari social).

Incipit nr. 2
“Questo è il nostro appello al mondo. Questo potrebbe essere il nostro ultimo appello. Siamo, forse, di fronte ai nostri ultimi giorni, se non ore. Il nemico ci supera in numero di 10 a 1. Hanno un vantaggio in aria, nell’artiglieria, nelle loro forze a terra, nell’equipaggiamento e nei carri armati. Noi stiamo difendendo l’impianto Azovstal, dove, oltre al personale militare, ci sono anche i civili che sono caduti vittime di questa guerra. Facciamo appello e supplichiamo tutti i leader mondiali di aiutarci. Chiediamo loro di utilizzare la procedura di “estrazione” (i corridoi umanitari, N.d.R.) e di portarci sul territorio di un altro Stato. Tutti noi, il battaglione di soldati di Mariupol, più di 500 combattenti feriti e centinaia di civili, tra cui donne e bambini, chiediamo di portarci in salvo sul territorio di uno Stato terzo. Grazie”. (20 aprile: appello di Sergey Volyn, comandante della 36^ Brigata asserragliata all’interno delle Acciaierie Azovstal di Mariupol).

Daspo mediatico ai putiniani.

“Daspo” è un termine che riguarda precipuamente il mondo dello sport e indica il divieto imposto ad alcune persone di assistere a determinati eventi per pregressi comportamenti malsani. In questo caso, quindi, viene utilizzato come figura retorica, per suggerire di bloccare la massiccia presenza, nei talk show televisivi, di soggetti di varia natura e talvolta di bassissimo profilo etico e culturale, che sciorinano fiumi di argomenti tesi a giustificare, per le più svariate ragioni, l’aggressione russa al popolo ucraino.

Vi sarà tempo per “mettere a posto” qualche docente universitario che assomiglia a uno Stanlio che non fa ridere, a fior di intellettuali e accademici che formano “comitati di dubbio e precauzione”  e fanno insorgere conati di vomito ogni volta che aprono la bocca e al corposo esercito dei “Sì, però”, i più insopportabili: “Sì, è vero che Putin ha attaccato uno Stato sovrano, ma anche Cesare fece lo stesso con la Gallia. Napoleone non invase la Russia?  Hitler è stato forse da meno? Stalin ha fatto di peggio! Ti sei dimenticato di Pol Pot?  Gli USA hanno attaccato l’Iraq con la scusa delle armi di distruzione di massa nonostante fosse chiaro che non ce n’erano! Sì, è vero che Putin sta ammazzando una marea di civili, però, che vuoi, noi europei dovremmo tenercelo buono in chiave anti Cina e anti Usa; dopo tutto ci vende il gas a buon prezzo.  Putin criminale di guerra? E gli Usa in Vietnam? Ma guarda che c’è anche una guerra in Yemen – dice uno – e ce n’è anche un’altra in Kenya – risponde l’altro, ignorando, ovviamente, che di focolai bellici nel mondo ce ne sono centinaia e che la storia dell’uomo è costellata di guerre. Non se ne può più. Secondo certi soggetti per parlare di un argomento “di pregnante attualità” si dovrebbe prima anticipare una premessa che riassuma la storia dell’umanità. La cosa più triste, poi, è l’accusa rivolta a molti analisti, compreso chi scrive, “di non dare peso” ad eventi non meno importanti della guerra in Crimea, nonostante la facile verifica del contrario, grazie ai potenti mezzi offerti dai moderni sistemi mediatici. Si parla a vanvera e non va bene. In Italia vi è una nutrita comunità ucraina, ingigantita dal costante arrivo dei profughi che cercano di sfuggire alle atrocità dei russi, ben documentate grazie al coraggio di valenti reporter, che va rispettata e sorretta. Si può solo immaginare quanto dolore possa suscitare il dover ascoltare le masturbazioni mentali degli amici di Putin, consapevoli o inconsapevoli. Nei media, pertanto, si dia spazio solo a coloro capaci di “dare il giusto peso alle parole”. Non sono pochi gli analisti che non hanno mai mancato di denunciare le manchevolezze, in tutti i campi, del “sistema America”, giusto per citare l’esempio più di moda tra i “parlatori a vanvera”, adusi a guardare il dito mentre si indica la luna. La realtà è complessa e non è facile spiegare ogni volta che sì, è vero che gli USA hanno interessi da difendere antitetici a quelli degli europei, dei quali se ne sbattono, ma vivaddio dobbiamo essere noi europei a trovare la forza di “unirci bene”, per diventare “la prima potenza mondiale”. Se così fossimo, Putin se ne sarebbe stato buono a casa sua. Ora, però, prendiamo atto che in Ucraina stanno morendo per difendere anche “noi”, soprattutto grazie all’aiuto degli USA. Quante volte bisogna ripetere queste cose, sottraendo tempo ad argomenti più stringenti? Basta! Si taccino i parlatori a vanvera e si discuta solo tra persone serie.


La banalità del male

Rubiamo ancora concetti altrui, in questo caso della scrittrice Hannah Arendt, per ancorarli alle vicende attuali. La casa brucia e quindi occorre spegnere l’incendio: nella fattispecie, come sopra esposto, non perdiamo tempo a discutere con i putiniani perché l’unica cosa importante, ora, è trovare il mezzo per fermare il massacro del popolo ucraino: anche tra le persone sensate vi sono propositi contrapposti in merito, ma bisogna agire in fretta perché in Ucraina si muore.  Con pennellate rapide, tuttavia, è bene capire anche cosa “sostenga” tanto il pensiero di chi, con infinita spietatezza, ha ordinato quello che, di fatto, si sta perpetrando come un vero e proprio “genocidio”, quanto il pensiero dei “putiniani de noantri”.

Un grande psicologo e psicanalista italiano, Franco Fornari, in un importante saggio del 1966, “Psicoanalisi della guerra”, purtroppo oggi di difficile reperibilità, scrisse un concetto molto importante che si addice in modo impressionante ai fatti attuali: “Lo scoppio di una guerra di aggressione ha sempre a che fare con la mancata elaborazione di un lutto”. Per Putin è facile intuire che il dissolvimento della vecchia Unione Sovietica non sia mai stato digerito (elaborazione del lutto);  non a caso si è dato ampio risalto mediatico alle bandiere con falce e martello che sono tornate a sventolare nei territori ucraini occupati dai russi. Piuttosto che “accettare la realtà” Putin sta “disperatamente” tentando di spostare all’indietro le lancette dell’orologio. Il termine “disperatamente” non è utilizzato a caso: la disperazione può portare a gesti estremi e l’enfasi con la quale ha annunciato che è già pronto “per l’uso” il missile con gettata di 5000 chilometri, capace di trasportare ben quindici testate nucleari, lo dimostra ampiamente.

Zelensky e il suo popolo, diciamolo con estrema chiarezza, stanno stupendo il mondo. Nessuno si aspettava, soprattutto nell’Occidente in continua marcescenza grazie al progressivo abbandono dei valori più sacri a vantaggio di sub-culture degradanti, che nel terzo millennio vi fosse ancora qualcuno pronto a morire per un “concetto ideale”, invece di vendersi e sottomettersi subito, per evitare sofferenze. Si può immaginare il peso che grava su Zelensky nel vedere le scene strazianti dei bimbi uccisi, delle donne stuprate, delle città distrutte e sono da scolpire sulla pietra le parole del grande attore Sean Penn: “Mi ha colpito il fatto che ora stavo guardando un ragazzo che sapeva di dover raggiungere il livello più alto di coraggio e leadership umana. Penso che abbia scoperto di essere nato per farlo”. Non meno importanti anche le parole di autorevoli governanti occidentali, che non hanno mancato di esaltare il coraggio del popolo ucraino, la volontà di “resistere” e di combattere fino alla fine, assicurando il massimo sostegno. Un sostegno che, però, seppure consistente sul piano umanitario, risente dei veti incrociati per quanto concerne l’unico di cui abbia effettivamente bisogno l’Ucraina: armi. Questo coraggio, però, e questa capacità di “morire per un’idea di libertà”, perché si trova naturale combattere per difendere la propria patria da una invasione, infastidisce troppe persone, facendo emergere la loro vigliaccheria, cosa che disturba, come ben testimoniato dallo psicoanalista Massimo Recalcati nell’ultima puntata del programma televisivo “Atlantide”, trasmessa dall’emittente “La7”: «C’è chi non sopporta l’esistenza stessa di Zelensky. In una società individualista come la nostra è difficile pensare che si possa morire per difendere un’idea; che si possa morire per difendere la dignità di un popolo e il suo diritto ad essere libero. Zelensky dunque appare come un fattore di disturbo che turba i sogni tranquilli».  Da qui a sollecitare di arrendersi per farla finita perché l’estate incombe, il passo è breve. In quanto a fare sacrifici per “aiutare” il popolo ucraino, attuando subito un embargo totale delle forniture di gas, manco a parlarne: le masse ben definite nei famosi saggi di Ortega Y Gasset, Gustave le Bon, Sigmund Freud, Elias Canetti, solo per citare alcuni tra gli autori più importanti che abbiano scritto in merito, sono pronte a “sputare in faccia” a chiunque si azzardi a chiedere una cosa del genere.

Se Budapest piange Parigi non ride

Parafrasiamo ancora vecchi “motti” per ancorarli all’attualità. La Francia è un grande Paese e questo nessuno lo discute, essendo a tutti noto cosa abbia rappresentato (e rappresenti) per la storia d’Europa e del mondo. Domenica prossima, però, si trova a dover eleggere il presidente della Repubblica scegliendolo tra due personaggi emblematici di quel decadimento che, se non va corretto per tempo, porterà alla sicura disgregazione del continente europeo. Non si può mandare all’Eliseo un’antieuropeista convinta come la Le Pen, che ammicca a Putin e per giunta è debitrice nei confronti di una società russa controllata da putiniani convinti (forse ex agenti del KGB) di ben nove milioni di euro, a suo tempo prestati da una banca poi fallita. Già Orban in Ungheria crea non pochi problemi; con la Le Pen all’Eliseo vi sarebbe da tremare. Contestualmente non dovrebbe essere riconfermato un presidente che ha dato prova di essere una significativa espressione “del peggiore europeismo”, ossia quello legato alle classi che dominano in modo malsano. I media usano il termine “Élite”, a mio avviso impropriamente, a meno che il termine non sia accompagnato da una chiara esplicazione che ne sancisca l’accezione dispregiativa (élite corrotte o qualcosa del genere).

Tertium non datur, tuttavia, e pertanto occorre scegliere tra la padella o la brace. Scegliere il male minore non è mai una scelta felice, perché si tende a perpetuarla, senza sforzarsi di portare al potere “i migliori”. In più occasioni – va detto per amor di verità e a scanso di equivoci, essendo il tutto facilmente reperibile – ho scritto che quando si dovessero verificare situazioni del genere tanto vale auspicare il successo del “peggiore”, affinché si possa dare vita a quello scossone che serve per le prese di coscienza che portano (o per meglio dire “dovrebbero portare”) a una catartica palingenesi.

Cose scritte, tuttavia, quando non vi era una guerra che ha stravolto ogni cosa e costituisce una minaccia globale. Con tanta mestizia nel cuore, pertanto, e non senza rabbia, bisogna auspicare la vittoria di Macron, ossia del male minore. Salti nel buio ora non sono ammessi. C’è un grande caos che permea le coscienze degli europei, creando disagi e confusione. Aduso da sempre a mantenere la barca in rotta anche nei mari tempestosi, tuttavia, non smetterò mai di far nascere dal caos una stella danzante. Me lo ha insegnato Nietzsche e scusate se è poco.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.